presentazione
Max Aub (Messico, 1956) Poco conosciuto in
Italia, Max Aub fu uno dei più creativi e straordinari personaggi del mondo letterario
spagnolo del 900. In realtà non era spagnolo e la sua attività si svolse soprattutto in
esilio, nel Messico: ma deliberatamente egli scelse di essere scrittore iberico, adottando
il castigliano come lingua di creazione. Nato a Parigi nel 1903 da padre tedesco e da
madre francese, nel 1914 si trasferisce con la famiglia a Valencia, dove, terminati gli
studi, partecipa alla vita letteraria ed artistica della città, dirigendo il Teatro
Universitario e il giornale socialista Verdad. Nel 1937 è nominato addetto culturale
presso l'Ambasciata spagnola a Parigi: qui, nel 1939, viene arrestato con l'accusa di
comunismo e rinchiuso in un campo di concentramento. Dopo tre anni di prigionia, nel 1942
riesce fortunosamente ad evadere e si rifugia in Messico, ove dà inizio ad una intensa
attività teatrale, letteraria e cinematografica. Dopo due viaggi nostalgici in Spagna e
in Israele, muore a Città del Messico il 23 luglio 1972. La produzione letteraria di Aub
fu vastissima e importante: poesia, giornalismo, critica, teatro, cinema, narrativa.
Notissimi soprattutto sono i suoi romanzi imperniati sulla guerra civile spagnola, riuniti
sotto il titolo Labirinto magico e quelli sulla vita di costume madrileno Le buone
intenzioni e La strada di Valverde. Ma accanto alla prosa seria e impegnata, Aub coltivò
sempre il genere satirico, umoristico; creò un suo piccolo ed eccentrico mondo di
serissima mistificazione, di beffe che poi non lo erano affatto. Non c'è, in questi
scritti, nessun moralismo, nessuna chiamata di responsabilità: solo un desiderio puro
d'ironia, di divertimento, e una personale, irresistibile forma d'anarchia verso qualsiasi
tipo di società. La verità è che Max Aub fu sempre un grande esiliato senza patria,
senza nazionalità, anche se spiritualmente volle sentirsi spagnolo. Ma la Spagna
ufficiale non poteva certo compiacersi di uno scrittore che, in pieno regime franchista,
scriveva un racconto intitolato La vera storia della morte del generale Franco. In un
altro libro, Jusep Torres Campalans, egli inventò di sana pianta un geniale pittore
cubista spagnolo mai realmente esistito, scrivendone la biografia, l'epistolario con gente
famosa, organizzando addirittura una bellissima mostra, tutta falsa, di dipinti e disegni
postumi dell'artista. Per due anni la critica ufficiale fu mobilitata, finchè lo stesso
autore decise di interrompere, molto malvolentieri, il suo bel gioco e svelare la verità.
Nel 1963 simulò addirittura una Antologia di poeti e scrittori stranieri da lui stesso
commentati e tradotti in spagnolo. Per suo uso e divertimento personale, Aub fondò,
diresse e scrisse un giornale che inviava agli amici per le feste: Il Corriere di Euclide
(Euclide era il nome della via dove viveva in Messico), nel quale pubblicava articoli di
grande qualità letteraria e finezza tipografica. Tra questi rimase famoso il testo del
suo apocrifo discorso d'ingresso alla Real Academia Espanola de la Lengua, con l'aggiunta
di una altrettanto apocrifa risposta di Juan Chabàs. Questi scritti sono veri e propri
capolavori di ingegno letterario, di profonda e stravagante maestria. Aub fu un autentico,
raffinato scrittore d'avanguardia, un serissimo mistificatore che confuse la critica, ma
non ingannò mai, divertendoli, i suoi lettori; in Torres Campalans egli stesso si
confessa: A me non preme la critica, preme di più la gente, il prossimo. Delitti
esemplari che pubblichiamo fanno parte di questo piccolo mondo straordinario di Max Aub. I
suoi immaginari assassini rei-confessi hanno in sé una verità visionaria, provocatoria.
A negarne l'esistenza o la possibilità ci sono, sempre pronti, il moralismo e la logica;
ma un grande scrittore e filosofo spagnolo, Miguel de Unamuno, scrivendo del celebre
personaggio di Cervantes, ci avverte: Don Chisciotte... personaggio immaginario, aveva
posseduto tutte le verità del mondo.... Un libretto pregevole, che sembra uno scherzo un
po' dissennato, ma proprio uno scherzo non è; oggi più che mai ce ne rendiamo conto. Max
Aub, a furia di scherzare, qui ha impugnato la frusta, e giù colpi dove capitava; qualche
scudisciata ce la sentiamo sulla pelle. Ed è giusto: altrimenti divertirsi e basta,
sarebbe troppo comodo, no?
da "Delitti esemplari" ed.Sellerio, nota di Lucrezia Panunzio Cipriani |