diario di bordo/generale
lo spettacolo
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Facoltà di Lettere e Filosofia
Cagliari

HP

Corso di Letteratura Greca
a.a. 2003 - 2004
Professoressa Patrizia Mureddu
PROCESSO AD ANTIGONE

laboratorio teatrale diretto da Gaetano Marino
diario di bordo

bibliografia

Denise  - Marianna Tesi del processo
accusa: Riccardo
accusa: Denise
difesa:   Raffaela
difesa:   Carlo
note di regia
Gaetano


Denise

Diario di bordo "Processo ad Antigone"
Denise


FEBBRAIO - MAGGIO 2004
"Il teatro è il luogo della memoria e della menzogna".
Quando Gaetano ha cominciato a dirci che questo sarebbe stato un lavoro che ci avrebbe portato all'introspezione e alla rivalutazione di ciò che ci circonda non capivo. Un po' come quando al primo giorno di prove ci parlava di "pulizia del giardino", "semina"…pensavo fosse un linguaggio tecnico-metaforico …io che in quell'aula ero capitata quasi per caso.
È appunto questo l'inizio della mia storia…sono capitata per caso in una realtà di memoria e menzogna quale è il teatro…che mi ha cambiata e mi ha fatta uscire dalla routine di studentessa di lettere moderne. Conoscere nuove persone, condividere con loro le gioie e i dolori della realizzazione di uno spettacolo, mi ha permesso di rivalutare molte cose (vita, amore, morte, politica, sentimenti, famiglia…), mi ha costretto ad affrontare difficoltà in qualche modo costruttive… Mi sono chiesta un sacco di volte "chi me l'ha fatto fare?"…leggere saggi su saggi, distribuire fotocopie, scrivere, correggere e riscrivere la tesi per il processo…affrontare il pubblico…non sapevo se sentirmi più coraggiosa o incosciente!
Ma è stata una "dolce" sofferenza…se è vero che da una parte ho sopportato (e superato) dubbi, stress, stanchezza, futili discussioni, noiose lezioni (Gaetano non me ne voglia!), inestricabile burocrazia e chissà che altro…sono stata comunque ripagata dalla complicità dei miei colleghi, dal nostro affiatamento (alle prove e in scena come nei pranzi sull'erba, nei pomeriggi in biblioteca o nelle passeggiate la sera), dall'aver appreso nozioni della cultura greca (che mi mancavano, non avendo fatto studi classici…), dall'aver superato timidezza e impaccio nei rapporti col prossimo (chi mi conosce oggi stenta a crederlo, lo so…). E poi vogliamo mettere la soddisfazione di aver costruito qualcosa con sudore e fatica propri?
Questa è la visione in generale di quei quattro/cinque mesi…Ad entrare nello specifico dovrei parlare di quando abbiamo iniziato a provare in gruppi diversi (scena e processo) a giorni alterni e alla pausa merenda ci beccavamo a vicenda dietro la porta ad origliare…dovrei dire delle palline di carta che volavano in biblioteca quando ci trovavamo lì a studiare, oppure delle parodie della tragedia (dalla disperazione ironizzavamo su tutto!) o i fumetti con protagonista Gaetano e la fotocopiatrice perennemente inceppata! Oppure della gita a Nuoro…Per noi è stato un investimento anche a livello umano, oltre che culturale …Ma così scriverei pagine su pagine…vi basti sapere che Antigone, amata e odiata allo stesso tempo, ci ha fatto pensare, discutere, forse anche piangere, ma soprattutto ci ha fatto crescere e ci ha fatto emozionare.
Sono sicura che rimarrà tra i miei migliori ricordi.

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Marianna

Diario di bordo "Processo ad Antigone" Febbraio - Maggio 2004
Marianna

Parlare di "Processo ad Antigone" significa per me parlare di un mistero che in circa 5 mesi ha portato me e i miei colleghi a realizzare "una cosa" che forse non avremo mai pensato di fare… Un mistero su cui potrebbe indagare anche Carlo Lucarelli: "Questa è una brutta storia… Cagliari, Febbraio 2004. Un gruppo di ragazzi guidati da un pazzo detto Professor Alzheimer decide di mettere in scena un processo ad un'eroina del mito. Ma lasciamoli li… Siamo davanti alla reggia di Tebe, è l'alba. Davanti alla reggia una ragazza, Antigone la figlia di Edipo, aspetta sua sorella Ismene detta "Non ha alcun senso fare cose troppo grandi!", per gli amici "Non ha alcun senso fare cose"! etc., etc.". Lasciamo perdere le stupidaggini e cerchiamo di essere seri… Un'ardua impresa…
Non riesco a parlare di Antigone senza parlare di tutto il contorno, di tutto quello che questo laboratorio mi ha portato: gloria, fama, denaro… No! Stanchezza, Gastrite, Esaurimento Nervoso… Si! Vabbè… A parte gli scherzi… Mi ha portato amici nuovi, responsabilità nuove e nuovi pensieri!
Il fatto è che da questo laboratorio sono nate tante altre cose che non c'entrano niente col teatro ma che, in un certo senso, sono state più importanti. Mi riferisco al giornalino "Giordano Bruno 24 ore" o "Giordano Bruno Notizie" che dir si voglia, o al mitico "Torta day" del lunedì! Cose che da sola non avrei mai pensato di fare, ma che con un gruppo come quello di quest'anno sono riuscita a tirare fuori! Quante giornate passate con Denise, l'altra assistente, a scrivere del laboratorio sul giornalino, o a fare le vignette su "Le Allucinanti Avventure del Professor Alzheimer", quanti ricordi…
Procediamo con ordine…
La prima immagine mentale che ho avuto quando mi è stato detto che quest'anno avremo tentato di mettere in scena "Antigone" è stata quella di Ismene con la mia faccia, l'ultima che mi viene in mente è quella di me che recito il monologo finale, di Ismene ovviamente, con Mattia-Emone che mi ride in faccia. Inutile dire che mi sentivo in un certo modo predestinata a fare la parte della sfigata colossale e passiva… Non che Antigone sia più fortunata di Ismene, è solo che Antigone sceglie che fine vuole fare, Ismene aspetta che le cose accadano senza opporsi! Non ha nemmeno un briciolo di protagonismo quando gli occhi sono tutti puntati su di lei, non tenta di fare un po' di pietà, potrebbe dire "Oddio, che disgrazia! Sono sola al mondo, non ho nessuno, sono tutti morti, dove andrò, cosa farò ecc., ecc.,…" E invece cosa fa? Parla di sua sorella… E cosa dice? "E' stato scritto che Antigone debba morire, quindi Antigone deve morire! E' giusto così. Noi non possiamo opporci al destino!". Non piange, non urla, lei accetta con la pazienza di un monaco zen…
E la sorella nel frattempo che fa? Antigone è un po' malata di protagonismo… L'unica volta che Ismene si sveglia e decide di fare un'azione eroica (cioè morire inutilmente visto che non ha fatto nulla di male, anzi non ha proprio fatto nulla…) lei sostanzialmente le dice di girare al largo perché quella è la sua tragedia. Non gliene frega niente del fatto che ha un fidanzato che, poveretto, tenta di difenderla fino ad uccidersi ai suoi piedi: la morte di Emone le serve per distruggere maggiormente lo zio che l'ha "ingiustamente" condannata! E tutto questo per convincere lo zio che sono più importanti i legami familiari delle leggi dello Stato…
Questa è l'idea mia di Antigone: Antigone non è un'eroina, è una psicopatica che, come diceva Riccardo, "a causa dei troppi lutti subiti si è ammalata"! È un personaggio così al limite che se ne può fare anche la parodia! Cosa che è stata in parte già fatta… Da me e Denise, con l'aiuto di Lisa…
È bastato notare come alcune canzoni italiane sembrassero scritte apposta per questo spettacolo per tirare fuori una parodia! Per esempio immaginatevi Antigone nel bel mezzo del processo che canta: "Nessuno mi può giudicare nemmeno tu, lo so che ho sbagliato una volta e non sbaglio più… Ognuno ha il diritto di vivere come può, per questo una cosa mi piace quell'altra no"; Creonte che invece di declamare il suo editto dice "Dormi sepolto in un campo di grano, non è la rosa non è il tulipano che ti fan veglia dall'ombra dei fossi, ma sono mille papaveri rossi!". Immaginate Ismene che canta "Sono una donna non sono una santa, non tentarmi non sono una santa, non portarmi nel bosco di sera, ho paura nel bosco di sera" alla sorella che tenta di convincerla a seppellire Polinice, o lo stesso Polinice che canta alla sorella "Se io muoio da partigiano, o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao, se io muoio da partigiano tu mi devi seppellir…", immaginate un ipotetico dialogo tra Creonte e Tiresia così strutturato:

Creonte: Caramelle non ne voglio più, le rose e i violini questa sera raccontale a un'altra. Violini e rose li posso sentire quando la cosa mi va, se mi va, quando è il momento, e dopo si vedrà! Parole, parole, parole…
Tiresia: Ti prego..
Creonte: Parole, parole, parole…
Tiresia: Ascoltami…
Creonte: Parole, parole, parole…
Tiresia: Io ti giuro…
Creonte: Parole, parole, parole, parole, parole soltanto parole, parole tra noi…

In sostanza, Sofocle ha scritto un musical e noi non ce ne siamo mai accorti…
E si potrebbe andare avanti per ore, ma non lo faccio perché rischierei di rovinare la sorpresa a chi, nel caso in cui Denise ed io decidessimo di dare retta a Gaetano, dovesse venire a vedere "ANTIGONE - IL MUSICAL"…
Ma tornando al laboratorio effettivo, che cosa posso dire?!?
È stato innegabilmente un grossissimo impegno, a volte un impegno insopportabile! Quest'anno ero anche assistente del regista e, come tutte le assistenti, dovevo fare davvero di tutto: lavare per terra, pulire i bagni, fare il pranzo (Stefano docet…), poi c'erano le prove da seguire, le fotocopie da fare e distribuire, i rapporti con l'ERSU, il comitato e, se avanzava un po' di tempo, portare avanti lo studio e il resto della mia vita senza collassare dopo una settimana!!! Bello, eh? Non voglio scoraggiare nessuno che volesse iscriversi al laboratorio di quest'anno, ma è veramente così… L'ultimo periodo, poi, è stato allucinante! Prove tutti giorni, Gaetano isterico, la tensione che si tagliava col coltello, i movimenti di scena che non venivano, la memoria che non c'era…
Ma poi come in tutte le favole c'è il lieto fine: il Rettore che ci fa i complimenti e che dice che ha votato in favore della condanna a morte di Antigone, Gaetano con gli occhi lucidi che ringrazia la grande famiglia del Dipartimento di filologia greca per averci supportato e sopportato, il prof. Cerri che propone di pubblicare il copione, un grande sospiro di sollievo da parte, credo, di tutti noi per esserci liberati del nostro amato-odiato personaggio e, con i violini in sottofondo, cala il sipario su questo laboratorio…

E invece no! A Novembre portiamo lo spettacolo nelle scuole! Tutto da rifare, prove da ricominciare, Gaetano isterico, la tensione che si taglia col coltello, i movimenti di scena che non vengono, la memoria che non c'è… Solo al pensiero mi vengono gli incubi, mi sveglio nel cuore della notte urlando "Antigoneeeeeeee, sorella miaaaaaaaa!", poi si sveglia mia sorella (Valentina, non Antigone!) che mi spiega che è solo un brutto sogno e chiama la neuro…
Qualcuno mi ha chiesto chi me lo fa fare… Non lo so neanche io se c'è qualcosa o qualcuno che me lo fa fare, ma ogni volta che finisce un laboratorio mi resta un vuoto dentro e una grande nostalgia! Ho pianto, ho urlato, mi è venuta la gastrite nervosa (Per la serie: "Il teatro fa male… ma anche no!"), ho detto basta un sacco di volte, ma al primo giorno senza prove mi sono sentita triste e ho scoperto che altri avevano la stessa mia sensazione!
Gaetano a volte (beh, diciamo anche MOLTO SPESSO…) dice che i greci gli hanno cambiato la vita, a me è il teatro che ha cambiato la vita! Chiariamo… Non è che faccio soldi a palate e vivo nel lusso più sfrenato… Non posso permettermelo perché non ho talento! Il teatro è anche conoscenza di se stessi, una terapia più utile dello psicologo, perché ci aiuta a tirare fuori le nostre debolezze e ad abbassare le nostre difese! Da gennaio 2003 a oggi sono cambiata molto, e se sono migliorata, ma anche se sono peggiorata, lo devo a Gaetano e non posso che ringraziarlo!!!

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accusa: Riccardo

PROCESSO AD ANTIGONE
maggio 2004
tesi processuale accusa
Riccardo

Signori giudici, analizziamo il comportamento di Antigone. La qui presente Antigone ha scelto di onorare il fratello Polinice con il rito della sepoltura e di difendere le leggi non scritte violate da Creonte. A me non sembra proprio che Creonte abbia violato alcuna legge. Quando ha emanato il bando non pensava che qualcuno sarebbe stato tanto stolto da infrangerlo. Poi quando le guardie gli consegnano Antigone rimane incredulo. Questo perché non vorebbe condannare Antigone, ma deve attenersi alle sue precedenti direttive. Per ognuno di noi in quella circostanza sarebbe stato difficilissimo mandare a morte la propria nipote. Ma chi governa uno stato deve mettere da parte i propri interessi e agire in favore della collettività.
In ogni caso posso capire che ad Antigone stesse a cuore la sepoltura dell'amato fratello ma poteva raggiungere il proprio obiettivo anche senza violare le leggi. Così come fa Odisseo il quale servendosi dell'astuzia e della parola riesce a convincere Agamennone a concedere sepoltura ad Aiace, anch'egli considerato un traditore. Ma Antigone non si dimostra né furba né astuta perché non lotta per cambiare le leggi, preferisce violarle. Si lascia travolgere unicamente dai suoi sentimenti. Ma il sentimento senza l'ausilio della ragione è rovinoso e conduce all' autodistruzione. Qualcuno potrebbe obiettare che Antigone non agisce saggiamente perché giovane ed inesperta. Ma questo non la giustifica perchè anche Ismene è molto giovane, eppure si è dimostrata molto più saggia di Antigone. Anche Socrate diede prova della propria saggezza quando rifiutando la propria fuga di prigione osserva che non è bene rispondere con un'ingiustizia ad un'ingiustia.
Veniamo ora alle leggi non scritte a cui si appella Antigone. Se provassimo a chiedere ad Antigone da chi ha appreso tali leggi, lei non saprebbe rispondere se non chiamando in causa gli Dei. Risposta molto vaga a mio avviso. Antigone non può provare che le leggi non scritte esistano davvero. Tutta la città invece può testimoniare che l'editto di Creonte esiste. Promulgare leggi è un suo dovere in quanto egli è il nuovo re e deve ristabilire l'ordine in una città provata dalla guerra, quell'ordine che Polinice e Antigone hanno stravolto.
Comunque prima di dare un giudizio definitivo sul comportamento di Antigone è doveroso da parte mia provare a capire le sue ragioni. Quindi a questo punto mi chiedo: perché Antigone ha davvero violato le leggi? Per seppellire il fratello-e quindi tutelare i diritti del genos-? No, perché poteva dargli sepoltura in altra terra lontano dalla patria. Per difendere le leggi non scritte? No, perché non sa nemmeno lei cosa siano. Ma allora perché? Lei sapeva che chi avesse infranto il decreto sarebbe stato punito con la morte. Lo sapeva benissimo! Ecco, questo è il punto centrale. Lei desiderava morire! E' chiaro. A causa delle disgrazie subite si è ammalata. E' affetta da una grave forma di psicosi depressiva. Non dimentichiamo che è orfana di padre di madre e ha perso anche i fratelli perciò desidera morire al più presto. Se ci pensiamo fa di tutto per essere scoperta. Anche Ismene ha patito tanti mali eppure desidera vivere perché per cambiare la storia bisogna essere vivi, esserci. E faccio notare che se Antigone dovesse restare impunita, noi non saremmo più in grado di stabilire a quali leggi sia giusto attenersi e a quali no.

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accusa: Denise

PROCESSO AD ANTIGONE
maggio 2004
tesi processuale accusa
Denise

Signori giudici, abbiamo appena visto la storia di Antigone. Tutti abbiamo potuto constatare come si sono svolti i fatti. Sembrerebbe quasi inutile ormai spiegare perché Antigone debba essere da voi condannata, eppure c'è ancora chi osa difenderla e cambiarne la storia nonostante il crimine di cui s'è macchiata: Antigone ha tradito! Ha tradito lo stato! Quello stesso stato che l'ha cresciuta e protetta. Antigone ha disobbedito e si nasconde dietro il timor degli dei. Si nasconde per giustificare le sue azioni. Questo la rende ancora più colpevole. Antigone sostiene di aver agito solo per amore verso il fratello e per rispetto delle "leggi non scritte". Ma sembra improbabile che questi siano i veri motivi che l'hanno spinta ad agire. Antigone sfrutta il nome delle divinità per coprire i suoi intenti, è una sacrilega!…come possiamo perdonarla in nome di quelle divinità che l'imputata stessa dissacra?
Antigone agisce per difendere il ghenos.
E che cos'è il ghenos se non una grande famiglia, un clan, in cui vengono riconosciuti come membri solo moglie, figli e congiunti?
Ora qualcuno grida alla tirannia, all'oppressore…ma è forse preferibile l'anarchia quando è in gioco la salvaguardia dello stato? Un buon governatore deve rendere sicuro lo stato sia dagli attacchi esterni che dai disordini interni, e da questo punto di vista… il provvedimento di Creonte… è ineccepibile.
Polinice conduce una guerra maledetta dagli dei e da suo padre. Sua sorella Antigone è maledetta dalla nascita.
Avesse seguito l'esempio di sua sorella Ismene!
Lei, Ismene, è l'unica accorta! Ha finalmente capito che non ci si deve opporre allo stato. Ma Antigone si comporta come se disprezzasse le leggi dello stato.
Viene meno ai suoi obblighi di cittadina e crede di poter sfuggire alla legge, crede di poter seminare l'anarchia tra il popolo, e tutto ciò per un ideale. E che cos'è un ideale? Dal vocabolario alla voce "ideale" corrisponde la seguente definizione: "IDEALE - che concerne l'idea, che non ha esistenza se non nella fantasia o nell'immaginazione. Ciò che esiste solo nel pensiero". Ma la polis necessita di ordine, ha bisogno di uomini dal temperamento di Creonte, non dell'anarchia e della sovversione o di ideali.

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difesa: Raffaela

PROCESSO AD ANTIGONE
maggio 2004
tesi processuale difesa
Raffaela

Signori giudici,oggi siete chiamati a giudicare un crimine orribile. Una giovane
ragazza e' accusata di empieta' e tradimento.Voi dunque Signori Giudici, avete un
grande potere, di cui son sicura farete buon uso.Voi avete il potere di fare
Giustizia. E' un potere assai importante, perche' porta con se' il dovere di rendere
giusizia."Dunque Antigone e' colpevole"! "Ma colpevole di che?" "Polinice non c'e' piu'". Lei e' giovane, e' una bambina. "Cerchiamo di capire il suo gesto eroico, non affidiamoci soltanto all'analisi delle norme. "Quello di Creonte e' la prepotenza di un tiranno che si irrigidisce con ostilita', verso le leggi del sentimento e della saggezza". "Quello di Creonte e' solo un agire politico" "Non e' forse Creonte stesso il male della disperazione, quel sudiciume morale e sociale, che opprime la societa' tutta?"
"Non e' forse Creonte un tiranno?" "Tu Creonte! Abbi pieta', almeno una volta! "Guarda Antigone: un cencio ormai logoro, che non ha piu' tempo! Uno strazio umano alla deriva."C'e' qualcuno?" "Chi riesce a capire il dolore di questa povera donna, cosi' giovane,cosi' audace, che segue il suo istinto naturale." "Oppure siamo anche noi come Antigone, desiderosi di purificarci". "Lo stato di Creonte e' quindi un'utopia, uno stato che non tiene in considerazione, la dignita' di ognuno dei suoi cittadini".
"Ma Antigone e' Amore! Ed e' Antigone che segue la legge degli Dei".
"E nel dolore dell'esistenza che Antigone "vive intensamente", l'esigenza di giustizia,
la sua vita , non stanno nelle mani di Creonte, ma e' la sua coscienza, che decide quale sara' il suo destino". "Vorrei ribattere a coloroi che sostengono che per cambiare la storia bisogna esserci, Essere Vivi, che Antigone va' contro Creonte, il tiranno, perche' rappresenta la vittima che cambia la storia. E non credo manchino esempi simili nella storia dell'umanita'". "Antigone e' un simbolo del valore dello spirito, che non puo' sottostare a una legge che lo annulla". "Giustizia!Chiedo Giustizia!" "Antigone e' l'esempio delle coscienze oneste, lei non vuole far parte dell'immoralita' di Creonte e della sua effimera democrazia, "crede nella sua dignita'". Quella che nessuno gli puo' strappare". "Noi dovremmo tenere la coscienza sempre vigile, desta! Ancor piu' in un mondo come il nostro fatto di finti valori, dove ritrovarsi e' privilegio di pochi, e il bene, la pace, rappresentano la meta a cui ognuno di noi aspira nella propria esistenza". "La consapevolezza di ognuno di noi di essere qualcosa di piu' importante, dove nellaq vita tutto puo' accadere, e che soltanto il nostro coraggio, puo' aiutarci a non perderci, nella disperazione, nel dolore dell'esistenza. Quel dolore che Antigone provava nella sua vita". "Quel dolore che Antigone provava nella sua vita" "Antigone rappresenta la coscienza individuale, al cospetto della coscienza collettiva". "Sta' alla nostra coscienza "Saper Sciegliere", per noi stessi, e per i nostri figli". "Giustizia! Chiedo giustizia". "Noi dovremmo smussare, ridimensionare la presunzione umana".

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difesa: Carlo

PROCESSO AD ANTIGONE
maggio 2004
tesi processuale difesa
Carlo


Signori giudici.
La colpa di Antigone è solo un pretesto per nascondere un'empietà più
grande, che Creonte ha commesso.
Ricordate il cadavere di Ettore, nemico della patria? Forse Achille non ebbe pietà di lui quando Priamo glielo chiese? Achille, allora, mise da parte l'orgoglio, lasciò che il morto fosse onorato. Lo fece per commozione.
Perché allora Creonte non si commuove? Forse lui non ha più dei che lo consiglino. Creonte ha voluto essere ateo. Dunque Creonte ha peccato, non Antigone.
Ma non è Creonte che mi preoccupa, cittadini: un tiranno, ahimè, può
capitare a chiunque. Ciò che mi fa paura è la vostra apatia. Mi fa paura il fatto che solo Antigone, in mezzo a tutti noi, sia sveglia. Antigone è l'unica qui ad avere coraggio.
Antigone non può essere accusata perché rappresenta l'impulso che c'è in
ognuno di noi, la parte più genuina e lontana alla razionalità, quella che
non fa i conti con ciò che conviene ma solo con ciò che sente più giusto: a
un ideale, dico UN IDEALE, l'uomo ha bisogno di credere in un ideale,
perché deve sperare, e la speranza è l'alibi della nostra sopravvivenza.
Certo, Creonte può cambiare la legge, ma non può cambiare la nostra vita.
Non c'è legge, non c'è spada che possano frenare le lacrime, o bandire un
lutto.
Se oggi mi proibiscono di piangere, domani non potrò ridere.
Cittadini, Antigone, combattendo per sé, dà un messaggio anche a noi.
È l'unica qui che guarda in faccia Creonte quando gli parla.
E questo non per semplice ribellione, come molti affermano, ma per spirito
di libertà.
Questa libertà noi forse non sappiamo neanche com'è fatta. Ci culliamo tra
le braccia rassicuranti della dittatura, fino a quando diverranno una
terribile morsa che ci toglierà il respiro.
Antigone avrà violato la legge, ma non ha creato dolore.
Ma se stare con Creonte vi fa sentire più al sicuro, condannatela pure,
io non potrò fermarvi. Non piangerò per la sua morte, ma per la
nostra.
NOI siamo i veri condannati a morte, NOI siamo mortali in tutto e per tutto,
Antigone invece vivrà per sempre, e se sarà così grande, lo sarà anche
grazie alla nostra indifferenza.
E tengo precisare che io non voglio dipingere Antigone come un'eroina o
una martire.
Non è eroina perché non vuole imparare a sanguinare e agisce non sulla
base di un ideale, ma secondo coscienza.
Non è martire perché non sopporta con rassegnazione il dolore e
l'ingiustizia.
Antigone tuttavia merita di vivere perché ha la forza di rompere il
meccanismo di monotonia e staticità fondato sul principio
dell' obbedienza.
Obbedienza significa trasformare l'uomo in COSA, ossia strumento inerte,
capace d'intendere quel tanto che basta per eseguire un ordine.
Ma quando l'obbedienza diventa qualcosa troppo pesante da sostenere,
allora arriva il coraggio di fare ciò che altri, per paura, non osano.
Antigone è la forza che spezza il silenzio, e affinché la parola prenda voce
oggi Antigone deve vivere.

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Note di regia
Gaetano


Antigone, ovvero, l'arte della disobbedienza.

Ismene    Sorella mia, è un altro il nostro destino.
Antigone    Tu pensi?
Ismene    Non abbiamo altra scelta, dobbiamo obbedire.
Antigone    Perché?
Ismene    Perché non ha più alcun senso fare cose troppo grandi.

Quando un anno fa la docente di Letteratura Greca Patrizia Mureddu mi propose di pensare a un programma laboratoriale di teatro sull' Antigone di Sofocle destinato agli studenti dell'Università degli Studi di Cagliari, la prima idea che proposi fu quella di affrontare non una tradizionale messa in scena della tragedia sofoclea, bensì quella di realizzare un processo in forma teatrale. Due principali motivi mi spinsero a formulare la proposta, il primo derivava da una mia naturale predisposizione nel mio lavoro all'anarchia del regista, la seconda perché sono ben 25 secoli che ci si dibatte sulla questione aperta dal moderato Sofocle. Un dilemma infinito che contempla parecchi quesiti: lo stato, la pòlis, la famiglia, la legge degli uomini, quella degli dei e altro ancora.
Nel programmare il processo ho individuato nel testo dello scrittore ateniese l'arma del delitto e ho voluto focalizzare il capo d'accusa col seguente dilemma: la giovane Antigone, seppellendo il fratello Polinice, ha fatto bene o no a trasgredire l'editto del tiranno Creonte, la figlia di Edipo è colpevole o innocente, è giusto o no che debba morire? In poche parole volevo mettere a giudizio Antigone, l'eroina di Tebe, e affidare allo spettatore il suo nuovo destino.
Ma processare un atto sacrificale come quello di Antigone si può e si deve fare solo dopo aver conosciuto l'intera storia, o meglio, per usare un termine propriamente tecnico, dopo averne studiato gli atti processuali. Dopotutto le mie frequentazioni della tragedia greca erano piuttosto labili. Il primo passo quindi è stato quello di indagare. Indagare e colmare, nei limiti del tempo concessomi ovviamente, le lacune del mio sapere. In particolare avevo bisogno di scoprire quel glorioso e irripetibile miracolo culturale e sociale dell'età di Pericle e quali potevano essere i motivi che avevano spinto Sofocle a mettere in guardia i propri concittadini dai pericoli del progresso, e siamo, si badi bene nel V secolo a.C. E così è stato.
Nelle aule della Facoltà ho seguito giorno dopo giorno le lezioni di Patrizia Mureddu; ho viaggiato tra saggi critici, filosofici e storici; ho letto e riletto le opere di Sofocle e degli altri due tragici Eschilo ed Euripide, insieme alle grandi opere di Platone, Aristotele e dei loro contemporanei; infine, non ricordo più quante appassionate discussioni coi grecisti e non. La mia speranza era quella di scovare tra le pagine dei libri indizi, intuizioni e contraddizioni. Insomma, prima di affrontare il dibattito processuale e la sua impostazione scenica ho cercato insieme agli studenti partecipanti al programma di costruire un piano di lavoro il più esaustivo possibile. Ho perciò composto due gruppi di studio e ricerca: uno destinato alla messa in scena del testo sofocleo (gli attori), che si sviluppa sino all'ultima apparizione di Antigone sulla scena; l'altro per la composizione e l'esecuzione della fase processuale ( i processanti), con tanto di cancelliere e avvocati dell'accusa e della difesa. La condizione imposta ai due gruppi è stata quella di totale autonomia e isolamento reciproco per evitare contaminazioni e influenze nel proprio lavoro. Inoltre, per la dinamica dello sviluppo drammaturgico dell'allestimento scenico ho fatto riferimento a due autori contemporanei: Diego Fabbri, Processo a Gesù e Luigi Pirandello, Questa sera si recita a soggetto. Nella drammaturgia del testo rappresentato, oltre alla nuova trasposizione dell'opera di Sofocle, ho voluto inserire due brani tratti dall'opera de I sette contro Tebe di Eschilo, a mo' di antefatto: il primo brano riporta le parole decisive di Eteocle circa la sua volontà di scendere sul campo di battaglia per lottare sino alla morte contro il fratello Polinice; il secondo brano riporta gli insulti che Eteocle rivolge alle donne Tebane per la loro viltà (!).
Con il trascorrere dei mesi mi apparivano intuizioni sceniche e didattiche di particolare spessore che esaltavano il lavoro, ma, ahimè, più entravo nel labirinto della conoscenza più esse franavano inesorabili di fronte alla struttura drammaturgia pressoché perfetta dell'opera. Ogni mio tentativo anarchico di ri-scrittura e re-interpretazione veniva annullato dalla forza del tempo. Quel tempo durato parecchi secoli e immune alle svariate contaminazioni, traduzioni comprese. Scoprivo lentamente gli elementi fondamentali della tragedia greca come il dolore, la scelta e il destino. Il fine della tragedia non era solo spettacolare, nessuna esibizione tecnica attoriale del sentimento tragico, nessun virtuosismo registico, bensì capro espiatorio e catarsi: l'ingiusta morte dell'eroe/martire suscita la pietà e il terrore, componenti necessari allo spettatore per la rigenerazione del proprio sentimento (Aristotele). Un rito quindi, una purificazione dello spettatore-individuo, il quale, attraverso la visione del dolore sacrificale sopportato dall'eroe, esce dal teatro diverso da come vi era entrato. Alla luce di queste rivelazioni come potevo dunque, io, permettermi uno sconvolgimento radicale di tutto ciò? Come potevo cambiare il destino dell'eroe, addirittura salvarlo? A quel punto apparve chiaro che l'ipotesi di aprire un processo alla figlia di Edipo/mito deputandone il giudizio e la ri-scrittura dell'opera allo spettatore contemporaneo risultava impraticabile. Antigone, l'eroina/martire è stata concepita per una morte ingiusta. Deve morire. È la sua funzione e il suo scopo catartico.
Nella mia messa in scena il pubblico ovviamente non può e non deve saperlo. Dovrà invece credere durante lo spettacolo di poter cambiare il destino di Antigone vendicandone l'onore e il rispetto. Dovrà appassionarsi per salvare la giovane fanciulla da una morte atroce (sepolta viva!). Ma resterà frustrato nella sua speranza perché durante la fase dibattimentale del processo, e precisamente appena dopo che il pubblico avrà espresso la sentenza nello scrutinio dei voti, Antigone avrà già trovato la morte impiccandosi con il velo della propria veste (tutto secondo copione! - Pirandello docet). Sarà proprio Ismene, la sorella pavida di Antigone, anche se io non condivido questo appellativo affidatole dalla critica, ad annunciarne il tragico epilogo. Quasi una doppia catarsi. E infine, quando alcuni attori chiederanno spiegazioni ad Ismene essa risponderà: -Sì, certo, oggi, abbiamo tentato di rendere giustizia ad Antigone. Strappandola a una morte ingiusta. Ma perché, perché lo abbiamo fatto? Perché? Per pietà? Per giustizia? Per alleviare la nostra coscienza? O magari per dar l'impressione che forse qualcosa sta cambiando? Qualcosa accade? Sì, certo, forse qui. Ora. In questa sala. Tutti ammiriamo il coraggio e l'onestà della figlia di Edipo, tutti ci commuoviamo e soffriamo per lei e insieme a lei; ma nessuno, dico, nessuno, nella realtà, avrebbe forse il coraggio di imitarla. Amiche mie, solo quando proveremo a calarci in fondo all'animo di Antigone, solo quando ascolteremo e capiremo per davvero Antigone, solo allora potremo chiederle di riposare. Ma questo non credo accadrà mai. Perché? Perché non ha alcun senso fare cose troppo grandi. E non sono io a dirlo, è Sofocle che ce lo dice: "Non ha alcun senso fare cose troppo grandi".-
Mi rendo conto che questa scelta registica potrebbe essere criticabile e forse addirittura inaccettabile per alcuni, ma, pur di apparire sconveniente, io non riesco a non vedere la realtà che mi sta attorno. Di fronte a una tragedia come quella di Antigone non è possibile restare indifferenti, essere un semplice esecutore. Perciò il mio compito e il mio dovere è anche quello di esporre sulla scena il disagio del mio tempo e della mia esperienza di vita; esattamente così come fece Sofocle nel suo tempo. Io ho voluto sottoporre alle spettatore, in modo provocatorio ovviamente, alcune tragiche domande e cioè: nonostante i numerosi martiri gloriosi, sia sulla scena teatrale che nella vita reale, sacrificatisi per le giuste e onorabili cause dell'umanità è forse cambiato qualcosa in venticinque secoli di storia? Attenzione: per cambiamento non intendo qualcosa di effimero o di illusorio. Il mondo, al di là del progresso (!?), è forse mutato in meglio? Sono forse scomparsi i tiranni, le false democrazie, le ingiustizie sociali, il male della prepotenza? La risposta è sotto lo sguardo di tutti, a meno che non si voglia chiudere gli occhi per non vedere, per restare aggrappati alla necessità della speranza, alibi maledetto della nostra sopravvivenza. E proprio in questi giorni tragici ne abbiamo una drammatica conferma. Ripeto, la mia non è una conclusione sentenziosa e amara bensì una provocazione, felice di essere smentito! Concludo Citando dal saggio di Rossana Rossanda, Antigone ricorrente, "…Certo è che ad alcune tragedie si ritorna ma altre, come "Antigone", sembrano tornare. Non per essere scavate e rivelare nuovi sensi, ma come allusive, rivissute."

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BIBLIOGRAFIA

PROCESSO AD ANTIGONE

BIBLIOGRAFIA - RICERCA - SCRITTURA SCENICA - PROCESSO
1.Sofocle: "Edipo re, Edipo a Colono, Antigone". Mondadori. Trad. R. Cantarella.
2.Sofocle: "Aiace".
3.Eschilo: "Sette contro Tebe".
4.Euripide: "Antigone" (frammenti).
5.Luigi Enrico Rossi: "Letteratura Greca" (Sofocle).
6.Platone: "Apologia di Socrate", "Critone", "Fedone".
7.Christian Meier: "L'arte politica della tragedia greca".
8.Giovanni Cerri: "Legislazione orale e tragedia greca".
9.Adkins: "La Morale dei greci da Omero ad Aristotele".
10.Angelo Brelich : "I greci e gli dei".
11.Crizia (il timor degli dei) : "Sisifo".
12.Gustave Glotz: "La Gustizia".
13.Eleonora Cavallini: "Atene: i processi contro le donne".
14.Rossana Rossanda : Sofocle - Antigone - SAGGIO - "Antigone ricorrente".
15.HDF. Kitto: "I greci".
16.Mario Bretone, Mario Talamanca: "Il diritto in Grecia e a Roma".
17.Robert Flaceliére: "La vita quotidiana in Grecia nel secolo di Pericle".
18.Finley: "La democrazia degli antichi e dei moderni".
19.Umberto Albini: "Atene: l'udienza è aperta".

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