hp

Gaetano Marino

LA LINGUA DEI SUONI INDISCRETI

Quel Giorno. progetto di intervento teatrale ispirato a Il giorno del giudizio di Salvatore Satta. (autunno 2000 - estate 2001) Quel Giorno, così lo raccontò Don Sebastiano. (autunno 2001 - estate 2002) Quel Giorno, così lo raccontò Donna Vincenza. Migliaia d'anni fa l'uomo scoprì che per comunicare i diversi stati d'animo necessari alla sopravvivenza, poteva produrre rumori. Imparò a farlo utilizzando arnesi rudimentali oppure spingendo fiato dai polmoni in modo violento. Rumori differenti per esprimere paura, amore, rabbia, gioia, tristezza. Peter Brook dice che da questi rumori provengono Verdi, Puccini, Wagner. Dalle profondità di suoni primitivi sono nati anche Shakespeare, Beckett, Pinter. Il progetto La lingua dei suoni indiscreti parte da questa riflessione e dalla ricerca di una verità semplice, quella dell'uso sulla scena della parola ibrida, sporca e perciò viva. Parola antica, ma contaminata, colorata o grigia, esuberante o ermetica, sempre carica di risonanze. Parola che diventa suono quando abbandona l'astrattezza della pagina scritta per confrontarsi con le varianti sonore della lingua sarda: una vera orchestra sinfonica che imprime l'eco delle sue diversità timbriche e fonetiche anche quando, come accade nel nostro lavoro, decide di trasformarsi nell'italiano parlato. L'idea di tentare di comporre una sorta di sinfonia delle differenze geografiche e sonore (che sono anche differenze di dominatori e dominati e dunque di contaminazioni con lingue straniere) è nata in maniera casuale. Autunno del 1996: siciliano d'origine con un pizzico di distacco verso la Sardegna, decido di mettere in scena per la prima volta un testo di un autore sardo, Sergio Atzeni, intitolato Il figlio di Bakunìn, con me lavorano gli attori della compagnia Teatro Olata di ventennale esperienza sulle piazze del teatro etnico. Si parla di miniere, di lotte sindacali, di personaggi che nascono e muoiono nelle chiacchiere di paese. Scopro, nella parola degli attori, una verità e una poesia che nulla ha a che vedere con l'esibizione sulla scena di capacità attoriali, tecniche, registiche. Senza autocompiacimenti, senza virtuosismi, mi è sembrato di percepire nelle loro sonorità (il loro dialetto è il campidanese, una delle varianti linguistiche del sud dell'isola) un uso sincero della parola e una nudità che creavano un magico rapporto di complicità col pubblico. Per me, che venivo da anni di incerto vagare fra un teatro tradizionale e una ricerca da autodidatta, l'incontro con questi attori ha segnato una radicale inversione di rotta. Nasce quindi l'esigenza di sperimentare nuove strade e nuovi percorsi artistici, un progetto di ricerca e produzione teatrale che passando attraverso diverse esperienze di lavoro su testi e autori diversi - ma principalmente sardi - sceglie come punto di vista sull'isola uno dei testi più significativi della letteratura sarda, Il giorno del giudizio di Salvatore Satta. Dal '98 abbiamo lavorato a cinque produzioni teatrali, Bakunìn nelle diverse varianti compresa quella del teatro d'appartamento, Sorelline e Tuttestorie di Galìcaro da Mapefòsca; Scòncert, tratto da racconti editi e inediti di Giulio Angioni e Bellas Mariposas di Sergio Atzeni, senza dimenticare il laboratorio nuorese su Nulla di Marcello Fois. Due anni di studio e ricerca sulle contaminazioni sonore e su esperienze di lavoro con non attori (uno per tutti Francesco Grecu, contadino di Sanluri quasi settantenne, capraro sulla scena in Scòncert), affinché cominciasse a prendere corpo la possibilità di costruire un progetto di intervento culturale sul testo di Satta. Il nostro "giorno del giudizio" trarrà molti "suggerimenti" dal romanzo dello scrittore nuorese e si intitolerà Quel Giorno.

Gaetano Marino