CALENDARIO
REGIONE AUTONOMA SARDEGNA assessorato
allo spettacolo COMUNE DI QUARTU S.ELENA
assessorato alla cultura
IL CANOVACCIO promozione teatro
SOTTOSUOLODEITEATRI 1995 anno sesto
APRILE / MAGGIO
CITTA' "SENZA" TEATRO
Quartu Sant'Elena, città-laboratorio, città senza teatro. Quartu, palcoscenico della
sperimentazione. Non è un caso che la sesta edizione della rassegna Sottosuolodeiteatri
trovi qui il luogo della sua nascita e crescita.. L'idea di proporre un cartellone non
incasellato nei canoni classici, ma ideato per spaziare tra spettacoli, conferenze,
incontri con i grandi interpreti della scena italiana, ci è parsa in sintonia col bisogno
di fare e promuovere cultura della nostra città. Il tentativo di risvegliare le
curiosità di un pubblico spesso distratto, portato ad assistere passivamente all'evento
teatrale, oltre all'offerta di un prodotto diverso dallo spettacolo preconfezionato,
possono rappresentare un'occasione di crescita e di coinvolgimento "diverso" per
il pubblico di oggi e di domani. L'amministrazione di Quartu non poteva vedere con sfavore
tutto questo. Per individuare meglio i gusti culturali della sua città , per verificare
la riuscita di un approccio nuovo col teatro e arricchire il repertorio dei tanti
"modi" di fare cultura.
Il Sindaco, Graziano Milia
L'Assessore alla Cultura, Giovanni Columbu
"SOTTOSUOLODEITEATRI"
1995
sesta edizione
Sottosuolodeiteatri: due anime, due vocazioni. L'Isolateatro continua la sua ricerca. Va
avanti nel tentativo di ritagliarsi una dignità di laboratorio culturale fra i palazzoni
di Pitz'e Serra. Lentamente, in un apparente disordine che riflette la necessità di
percorrere più vie, si disegna lo scenario di domani. E prende corpo l'idea di una
crescita simbiotica , di un respiro comune tra chi produce e chi assiste all'evento
teatrale. Fare un cartellone è compiere un passo, è camminare dentro un progetto che
avvicini sempre più il pubblico (e gli studenti, e i giovani attori) all'autore,
all'attore, al regista. Spettacoli, ma anche seminari, incontri, letture per le scuole. Ed
ecco "Verso il teatro": sei maestri della scena italiana, sei "mostri
sacri" davanti ad un grande classico come durante la prova a tavolino che precede la
messa in scena di uno spettacolo. Eccoli affiancati dal drammaturgo, Paolo Puppa,
accompagnati dalle sue divagazioni, provocazioni e incursioni sul testo. Nudi davanti al
pubblico, con la sola, potentissima arma della parola, là dove il teatro nasce.
"Scritto in scena" sotto gli occhi dello spettatore. L'anima più ortodossa e
ufficiale della rassegna toglie i panni della sacralità. E convive nel cartellone del
Sottosuoldeiteatri con la contemporaneità maledetta dei "Delitti Esemnplari".
Piccoli, subdoli assassinii del vivere quotidiano, parole dette, sbranate, vomitate con la
furia del tempo che corre. Classici e autori metropolitani: li abbiamo voluti mischiare,
confondere, fondere. Verso il teatro. Dentro, oltre...
Il Canovaccio
L'Associazione Il Canovaccio, in vista della sesta edizione del
"SOTTOSUOLODEITEATRI" (spettacoli, incontri, seminari), offre a 15
attori/attrici selezionati la possibilità di partecipare gratuitamente a tutte le
attività in cartellone dal 7 aprile al 28 maggio 1995.
Per informazioni telefonare al 070/811515 (orario 10/14 - 16/20).
VERSO IL TEATRO
SEI GRANDI INTERPRETI PER SEI GRANDI AUTORI
a cura di
PAOLO PUPPA
7 APRILE
FRANCA NUTI
in
"Il piccolo Eyolf"
Henrik Ibsen
****
18 APRILE
GABRIELE LAVIA
in
"Il padre"
August Strindberg
****
21 APRILE
LUIGI SQUARZINA
in
"Misura per misura"
William Shakespeare
****
6 MAGGIO
PIERA DEGLI ESPOSTI
in
"Sogno di un tramonto d'autunno"
Gabriele D'Annunzio
****
8 MAGGIO
GIORGIO ALBERTAZZI
in
"L'uomo dal fiore in bocca
Luigi Pirandello
****
13 MAGGIO
VALERIA MORICONI
in
"La nostra anima"
Alberto Savinio
sottosuolodeiteatri INCONTRI sottosuolodeiteatri
ISOLATEATRO
VERSO IL TEATRO
A CURA DI
PAOLO PUPPA
PROGETTO INSERITO NELLA SESTA EDIZIONE DEL
"SOTTOSUOLODEITEATRI"
Si possono creare degli eventi teatrali davanti ad un pubblico disposto a leggere
grandi drammaturgie, antiche e moderne, senza disporre di attori, scene e musiche che
costituiscono di solito gli strumenti essenziali dello spettacolo? Sì, se si dispone di
grandi performers, in grado di occupare tutte le zone di un testo, dai personaggi ai
conflitti, dai toni ai gesti e alle metafore sul mondo che ogni partitura riuscita
contiene in se. Lo scrivente, autore del progetto, ha scelto interpreti di valore
nazionale e internazionale, associando ad essi alcuni vertici di un repertorio oggi
ineludibile per la memoria critica e la sensibilità di spettatori consapevoli.
L'accostamento, dunque, vede Franca Nuti impegnata nel "Piccolo Eyolf" di Ibsen,
Gabriele Lavia ne "Il padre" di Strindberg, Luigi Squarzina in "Misura per
misura" di Shakespeare, Piera Degli Esposti in "Sogno d'un tramonto
d'autunno" di D'Annunzio, Giorgio Albertazzi ne "L'uomo dal fiore in bocca"
di Pirandello e Gaetano Marino ne "La nostra anima" di Savinio. Il curatore, da
parte sua, si incarica di accompagnare la detta performance con siparietti critici, agili
e discorsivi, davanti ai nodi più complessi delle opere scelte. Un tavolino, un leggio,
due persone sedute assieme, un critico-dramaturg accanto all'attore.regista: attraverso le
due voci, che si alternano, e in tal modo si completano, il testo esce valorizzato grazie
all'azione congiunta della lettura teorica-fredda e della lettura artistica calda, quasi a
realizzare di fatto l'utopia brechtiana dello straniamento. Ma si tratta altresì di un
percorso emotivamente didattico , che va contro il consumo distratto, cui spesso il teatro
professionale non sa sottrarsi, perdente di conseguenza rispetto ai media che del consumo
distratto offrono prodotti più sofisticati su scala industriale. A chi si rivolge un
simile viaggio di sei puntate? A chi ama la scena e non si rassegna a vederla in fretta,
senza riflettere sulla gioia della conoscenza che il palcoscenico dovrebbe ogni volta
aumentare. Ai giovani delle scuole, agli appassionati da un lato, dall'altro al pubblico
sazio del niente televisivo e del sovraccarico di immagini quotidiane alienate e
deresponsabilizzanti.
Paolo Puppa
Si è sempre andati a teatro per assistere ad un evento, un atto ormai quasi compiuto.
Testi classici e/o contemporanei allestiti dopo mesi e mesi di prove, un pubblico che
ascolta in poche ore ciò che l'artista ha "scritto in scena" dopo un
massacrante lavoro di ricerca e studio. Perchè allora non chiedere a loro stessi, agli
artisti, come, dove e quando nasce l'idea sul personaggio e la sua storia (Pirandello
insegna). Sarà questo il tema principe del progetto: "VERSO IL TEATRO".
Tenteremo di ripercorerre il cammino che conduce dalla prima lettura del testo, alla
elaborazione dell'idea e del suo significato. Porteremo il pubblico dentro il teatro, il
vero teatro, quello che non conosce. Accenderemo le luci dietro le quinte. Un'immaginaria
"prova a tavolino", la cosiddetta prima lettura durante la quale il regista
spiega ai suoi attori (in questo caso il pubblico) come intende procedere per la messa in
scena. Al suo fianco, uno storico del teatro, un osservatore scientifico che smonterà il
testo pezzo per pezzo, collocando nel loro tempo l'opera e il suo autore.
Gaetano Marino
PAOLO PUPPA
Paolo Puppa è professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo alla Facoltà di Lingue
e Letterature dell'Università di Venezia e incaricato per la medesima disciplina allo
IULM di Feltre-Milano. E' redattore della rivista "Biblioteca teatrale".
Collabora in qualità di critico a: "Hystrio", "Sipario" e
"Ariel". Oltre a numerosi saggi si ricordano, i volumi Fantasmi contro giganti,
Patron 1978 (vincitore del premio Pirandello nel 1980); Il teatro di Dario Fo, Marsilio
1978; Eroi e massa, Patron 1979; Il salotto di notte, Multimmagine 1980; La figlia di
Ibsen, Patron 1982; La morte in scena-Rosso di San Secondo, Guida 1986; Dalle parti di
Pirandello, Bulzoni 1987; Saturno in laguna, Corbo e Fiore 1987 (suo primo romanzo e
vincitore del premio Enna-Savarese opera prima); Itinerari nella drammaturgia del
Novecento in Il Novecento, vol.II°, Garzanti 1987; Teatro e spettacolo nel secondo
novecento, Laterza 1990; Glauco di Morselli, Pacini 1992; La parola alta sul teatro di
Pirandello e D'Annunzio, Laterza 1993; Teatro e arti figurative (a cura di), La corte
ospitale 1994; Luigi Squarzina: passione e ragione del teatro (a cura di), Bulzoni 1994.
Ha in preparazione per la Marsilio l'edizione della goldoniana La cameriera brillante e
per La Nuova Italia Scientifica una Storia del teatro italiano dall'Unità ad oggi. Ha
inoltre curato la voce Dada per il volume sulle avanguardie storiche della Fabbri, la voce
Regia per l'aggiornamento bibliografico della Treccani e le voci sul Teatro francese
moderno per il Repertorio teatrale della Mondadori. Nell'93 ha curato altresì l'edizione
Garzanti del trittico pirandelliano Così è (se vi pare), Il giuoco delle parti e Come tu
mi vuoi
Paolo Puppa collabora in qualità di drammaturgo e di consulente a messinscene sul
repertorio classico e moderno, con attori e registi tra cui Gabriele Lavia, Giorgio
Albertazzi e Angelo Savelli. Nel'90 e nel'91, Zio Vania e L'Uomo e la Bestia e la virtù
con Lavia e nel'92 King Lear con Albertazzi per il Festival di Taormina. Sempre nel'91, ha
rieleborato La nuit juste avant les forets da Bernard Marie Koltes per Gaetano Marino. A
Madonna di Campiglio, per il festival teatrale locale nel '92 e nel '93 ha scritto e
allestito drammaturgie con Aroldo Tieri e Giuliana Loiodice (L'inferno coniugale, su testi
di Wedekind, Kaiser, Schnitzler, Sternheim e Strindberg), con Franca Nuti e Giancarlo
Dettori (Manniana, da novelle di Mann), con Valeria Moriconi (La luna, su testi di
Bontempelli), con Giorgio Albertazzi (Le rigenerazioni, su testi di Svevo), con Susanna
Costaglione e Gaetano Marino (Il poeta e la musa, su testi di Svevo, Bernhardt e
Schnitzler).
Come autore drammatico, nel 1991 ha scritto Svevo a Venezia per Alberto Lionello, testo
varato al Teatro Goldoni nell'Ottobre dello stesso anno; Le parole al buio, allestita al
Festival di Asti e quindi edita da Ricordi, 1992; Mephisto 1994 che verrà messo in scena
da Claudio Di Scanno e il Drammateatro di Pescara nella prossima stagione.
sottosuolodeiteatri
ISOLATEATRO *DELITTI ESEMPLARI* ISOLATEATRO
sottosuolodeiteatri RASSEGNA TEATRO 1995 SESTA EDIZIONE sottosuolodeiteatri
20/22/23/24/25 aprile
"DELITTI ESEMPLARI"
di Max Aub
scrittura scenica di Gaetano Marino
Produzione Il Canovaccio
28/29/30 aprile
"L'EPOPEA DELLA IOLE"
di e con Loredana Lanciano
Produzione Sollevante
4/5/7 maggio
"UNA DIVINA DI PALERMO"
di Nino Gennaro
con Massimo Verdastro
Produzione La fabbrica dell'attore
11/12/14
"ULTIMA STAZIONE FRAMMENTI"
di Bernard-Marie Koltès
con Gaetano Marino
Produzione Il Canovaccio
19/20/21 maggio
"IL PRATONE DEL CASILINO"
da "Petrolio" di Pier Paolo Pasolini
con Antonio Piovanelli
regia di Giuseppe Bertolucci
Produzione La Famiglia delle Ortiche
26/27/28 maggio
"TERRA SVENTRATA"
ideazione e regia di Alfonso Santagata
produzione Compagnia Katzenmacher
ingresso lire 12.000/8.000 - abbonamento lire 45.000/30.000
INFORMAZIONI: ISOLATEATRO - VIA DANIMARCA,4 QUARTU S.ELENA - T.070/81 15 15
dal 24 al 29 aprile
SEMINARIO CON LOREDANA LANCIANO
"RACCONTAR CANTANDO"
"DELITTI ESEMPLARI"
(rassegna)
Uccidere con la parola, soffocare con un gesto, un segno, una mossa, un'ossessione che
strozza il quotidiano. E morire perchè il sangue non circola, il cuore cessa di battere o
smettono di vivere la dignità, la libertà, la tolleranza, l'orgoglio della differenza. I
"Delitti esemplari" non sono solo quelli confessati dalla penna surreale di Max
Aub e messi in scena dagli attori del Canovaccio. L'istinto sopraffatto e accerchiato
dalle convivenze obbligate che il mondo impone, partorisce delitti senza rimorso, senza
espiazione, senza castigo. Senza pena. Delitti invisibili, impuniti, attorno ai quali è
totale la confusione di ruoli. Vittime e carnefici: non conta chi siano gli uni e chi
altri, l'importante è schiacciarsi nell'altalenante massacro della sopravvivenza. Uccise,
violentate, castrate, sono le donne del Sud, le tante Santina raccontate da Loredana
Lanciano nella sua Epopea della Iole. Uccisi dall'indifferenza e dalla miseria sono i
siciliani "detti" da Nino Gennaro e messi in scena da Massimo Verdastro in
"Una divina di Palermo", e pure gli stranieri, gli omosessuali, le puttane, i
diversi di Bernard-Marie Koltès. Morire è specchiarsi nella negazione della propria
esistenza. Il "Pratone del Casilino" di Pierpaolo Pasolini, morto assassinato
all' Idroscalo di Ostia nel novembre 1975, è stupore, divertimento, commozione, piacere.
Vita. Eroica esplorazione di un uomo nella "selva oscura" delle pulsioni
omosessuali. Forse "un'epopea della sessualità", scrive il regista Giuseppe
Bertolucci, forse "un vertiginoso percorso nella fisiologica erotica".
Soprattutto l'offerta del sacrificio letterario dell'autore, nella voce e nel corpo di un
attore come Antonio Piovanelli. Assassinate, ferite, violentate: creature colpite a morte
che non muoiono mai. Inventate per il teatro e destinate ad un'eternità nella quale si
fondono realtà e fantasia, si muovono nella "Terra Sventrata" di Alfonso
Santagata. E vivono, insorgono vittoriose e vendicative contro il loro destino.
Gaetano Marino
"DELITTI ESEMPLARI"
di
MAX AUB
interpreti
CLAUDIA CICALO'
FABIO MARCEDDU
MASSIMO ZORDAN
assistente
CARLA BOI
scrittura scenica
GAETANO MARINO
produzione
IL CANOVACCIO
Un gesto e via. Un gesto fulminante, assoluto, liberatorio. Chirurgico. Per azzerare la
stupidità, la prepotenza del potere, l'idiozia che ci circonda. Un impercettibile
movimento della mano e via. Perché "si puliva i denti come se non sapesse fare
altro...ore ed ore, dall'alto in basso, da destra a sinistra... da avanti a dietro".
Perchè faccio il barbiere e quel brufolo, quel foruncoletto , mi faceva ribollire il
sangue. Perchè "guardava indifferente il soffitto mentre faceva all'amore".
Perchè "invece di mangiare ruminava". O "era scemo". O "non la
pensava come me".
Basta poco, e poi il silenzio. Senza rimorso, senza espiazione, senza castigo. Le
insofferenze quotidiane si sciolgono in un sorriso esilarante venato di nero, evaporano
nella lampeggiante leggerezza dei "Delitti Esemplari" confessati dai surreali
assassini creature dello scrittore spagnolo Max Aub. Criminali loro, ossessionati da un
unico desiderio, quello " di lasciarsi trasportare dalla loro pena". Criminali
noi, volontari complici, con la scelta di questo testo, di uno sterminio ipotetico delle
bruttezze dei nostri tempi. Le pagine di Aub diventano lo specchio di istinti tanto
inconfessabili, quanto vivi e reali. Urlati, catapultati sulla pagina scritta, fatti
esplodere se non nella vita, almeno sulla scena. Lo uccisi. Una, cento, mille volte.
Delitto concupito, portato a compimento con puntiglio e coscienza. Ti cancello, ti
schiaccio, ti elimino, lo faccio per necessità. Peccato veniale.
Come darmi torto se la vittima (vittima?) "puzzava... e poi aveva il colletto della
camicia , e la nuca untuosa", se "era tanto brutto, quel poveraccio, che ogni
volta che lo incontravo mi sembrava un insulto", e si sa "tutto ha un
limite", se "mi offrirono venti pesos per farlo".
Gli tirai una fucilata: russava e "il suo ronfare attraversava le pareti... ormai non
potevo più dormire". Faccio il sarto e la strozzai con la sua sciarpa: "quella
donna, prima insisteva tanto per vestirsi da me, e poi, appena arrivata a casa, faceva il
cacchio comodo suo, tanto per parlarci chiaro". Lo ammazzai: "mi doleva la
testa. E lui mi veniva a parlare, senza fermarsi un attimo di cose di cui non m'importava
un cavolo". Lo feci fuori. Perchè? Semplice: "Era più intelligente di me, più
ricco di me, più generoso di me". Lo uccisi.
Nota bene: "Un cadavere, anche se molle, è un ottimo scalino per sentirsi in alto.
Innalza. Uccidere, finirla con tutto ciò che disturba perchè tutto sia diverso, perchè
il tempo scorra più in fretta. Servizio Offresi, finché non uccidano anche me; con pieno
diritto".
IL CANOVACCIO
L'EPOPEA DELLA IOLE
raccontata da lei stessa
di e con Loredana Lanciano
produzione
COOPERATIVA SOLLEVANTE
Per circa un quarto di secolo, il tempo cioè della mia convivenza con Santina, mia madre,
ho ascoltato i ricordi d'adolescenza di questa vivace donna del Salento e ho riso
parecchie volte, perché mia madre colorisce i racconti con frasi fatte, proverbi e modi
di dire dialettali che la sola pronuncia da sempre ha fatto perdere il fiato dal ridere a
me e mio fratello Angelo.
Ricordi che ormai detti e ripetuti più volte sono diventati frammenti di storie o
racconti di tutto punto, che nell'oralità di Santina prendono pause e sospiri teatrali,
colpi di scena esilaranti, scarti emotivi drammatici
Così quando nel 1989 sono entrata a far parte del gruppo di lavoro di CORVI DI LUNA, dove
Marco Baliani, il regista, mi chiedeva di essere una giovane sfollata della seconda guerra
mondiale e mi chiedeva di farlo nel dialetto che conoscevo, è iniziata "l'epopea
della Iole"
Per CORVI DI LUNA scrissi la storia della sua vita, in seguito per D'ACQUA LA LUNA narrai
più precisamente alcuni episodi e uno di essi fu utilizzato nello spettacolo.
Con un lavoro di ricordo sul ricordo inventai il personaggio della Iole: un po' Santina, o
meglio quello ch'io immagino potesse essere mia madre da giovane, un po' me, quella che
avrei potuto essere fossi nata e cresciuta al Sud, un po' le mie zie e le comari che
vengono a prendere il caffè nel mese di Agosto a Cursi, in provincia di Lecce. E un po'
la leggerezza tragica di una piccola vita ai confini del mondo in uno dei buchi neri della
storia umana, l'istinto vitale nonostante la coscienza dell'immane dolore, la battuta di
spirito per combattere l'aggressione e la violenza che i suoi occhi hanno visto, che i
nostri occhi vedono.
Oggi che riesco talvolta ad andare ad abitare a Cursi, dove mio padre costruì "la
casa di ritorno dell'emigrante", che mia madre racconta le stesse storie a mia nipote
Valentina, che mi sono innamorata come la Iole di uno straniero angelo biondo, ho voglia
di far raccontare alla Iole un po' delle sue storie e di fargliele raccontare dove vuole.
In case, in giardini, in piazza, nei cortili piccoli e chiusi, su per le scale, tanto lei
non ha vergogna, non ha paura, lei non si preoccupa, perchè preoccuparsi, lei canta.
"UNA DIVINA DI PALERMO"
di Nino Gennaro
Con Massimo Verdastro
Produzione La fabbrica dell'attore"
"Teatrosi" dice l'autore dei suoi scritti: poesie, stralci di diario, racconti,
dialoghi, parole inventate, tenere e arrabiate, che sono commozione, ironia, disperazione,
impegno sociale e politico.
Nino Gennaro, corleonese di nascita e palermitano di adozione, è sempre stato ai margini
nel senso più crudo ed autentico ed ha sempre rifiutato vetrine e convenzioni.
I suoi testi, recitati da lui stesso ai tempi del suo TEATRO MADRE (fondato nel 1980),
scritti sui suoi quaderni a mano o sulla carta da imballaggio che appendeva
all'Università, sono stati solo a volte pubblicati da qualche spericolata rivista
palermitana.
"UNA DIVINA DI PALERMO" prende il titolo da uno dei testi che compongono lo
spettacolo.
Venti testi come venti canzoni (alcuni del 1974, altri del 1979/80, l'ultimo del
1992),"mixati" senza altro apparente ordine che quello cronologico, sugli
argomenti più disparati, con i modi e i registri più diversi ma con una comune urgenza:
"l'urgenza di essere detti".
L'attore si fa corpo di questa urgenza, la porta in scena e la vive su di sé: concerto
per solista più che monologo teatrale.
"ULTIMA STAZIONE FRAMMENTI"
da
LA NOTTE
POCO PRIMA
DELLA FORESTA
di
Bernard-Marie Koltès
con
GAETANO MARINO
collaborazione
drammaturgica
PAOLO PUPPA
traduzione
GIANDONATO CRICO
Essere stranieri. Abbordare un nuovo giovane amico sotto la pioggia. Avere in cuore una
ragazza notturna, un ectoplasma da lungofiume. Odiare gli specchi. Amare le puttane matte.
Distinguere il "nervosismo dei macrò usciti dritti dritti dalle gonne di
mamma". Denunciare la divisione in zone di lavoro settimanale, in zone per le moto, o
per rimorchiare, o per le donne, o per gli uomini, o per i froci, e avvilirsi per le zone
della tristezza, della chiacchiera, del venerdì sera.
L'intelaiatura di "La nuit juste avant les forets", è un paradigma
straordinario, un testo fluentissimo e irto nella sua prosa vertiginosa, aliena da
punteggiatura ferma, tutta pervasa di anacoluti e biasimi come un romanzo-pamphlet di
Cèline. I temi assoluti di questo autore prematuramente scomparso a quarant'anni
affiorano in una comunicazione per voce solista, in un poema teatralissimo che sconta i
problemi dell'identità, della moralità, dell'isolamento, dell'amore non facile.
Una sola frase di quarantadue pagine, emessa quasi d'un solo fiato, senza quei punti fermi
che a ogni momento minacciano d'interrompere il bisogno lucido e poetico di un getto di
parole. E nella sua partitura senza soste, La nuit juste avant les forèts è dunque anche
l'affermazione di un teatro riconducibile a frase musicale ininterrotta.
"IL PRATONE DEL CASILINO"
da
"Petrolio"
di
Pier Paolo Pasolini
con
Antonio Piovanelli
Regia
Giuseppe Bertolucci
produzione
LA FAMIGLIA DELLE ORTICHE
Come mi è accaduto già in altre circostanze (con Roberto Benigni nel "Cioni
Mario" e con Marina Confalone in "Raccionepeccui"), quando ho deciso di
metter mano a un monologo l'incontro con l'attore ha sempre preceduto l'idea del testo.
Quasi che l'occasione teatrale fosse il luogo di un appuntamento prefissato, il testo un
pretesto per sperimentare un'alleanza creativa. Le altre volte sono stato costretto a
creare io stesso le coordinate (il testo) di quegli appuntamenti. Con Antonio Piovanelli
sono state le straordinarie pagine pasoliniane di "Petrolio" ad offrirci il
punto d'incontro. Le parole per dirlo: per dire -prima di tutto- le potenzialità segrete
di un attore, per svelare il mistero di un corpo e di una voce E' questo che mi affascina
nel monologo: l'attore come macchina drammaturgica, come dispositivo emozionale, come
anello mancante tra l'opacità e l'indeterminatezza del sentire comune e la chiarezza e la
precisione di un atto di conoscenza. In questo senso l'attore è un eroe, nel significato
classico del termine: un uomo che per la sua natura "ambigua" (figlio di una
divinità e di un comune mortale) riesce a compiere imprese (esperienze) al limite delle
possibilità umane e a riportarle (raccontarle) ai suoi simili. In questa chiave abbiamo
letto anche le pagine di Pasolini: il protagonista di "Petrolio" è un eroe,
qualcuno che l'immaginario collettivo ha inviato a compiere un'esperienza unica (ma al
tempo stesso così comune) nella "selva oscura" delle pulsioni omosessuali. E
lui ritorna riportando alla comunità i risultati della sua esplorazione, i frutti
dolorosi del suo piacere. Ripetendo l'irripetibile. Da lì siamo partiti: da un umile
Ercole dei giorni nostri e dalle sue umilissime fatiche, dalla sua epopea notturna in quel
lontano (vicinissimo) pratone del Casilino. Questa intuizione iniziale, che ha determinato
la rotta della nostra navigazione "a vista" attorno al capitolo di
"Petrolio", che ha guidato le nostre scelte. Innanzitutto nella riduzione del
testo e contemporaneamente (approfittando dell'invocazione iniziale: "a questo punto,
mio lettore, questo poema....") nel volgere tutto il racconto dalla terza alla prima
persona. Poi, sucessivamente, quell'intuizione iniziale ci ha aiutati a precisare la
natura della nostra della nostra strumentazione drammaturgica: dalla negazione di ogni
caratterizzazione psicologica o sociologica del nostro personaggio (un'astratezza subito
contradetta da quell'accento bresciano attraverso il quale abbiamo filtrato tutta la
sapiente letterarietà della lingua pasoliniana) all'iconografia mitologica della
partitura gestuale, alla messa in evidenza dei vissuti di quell'avventura notturna, che si
susseguono, come fasi lunari, nel procedere dei vari incontri: dallo stupore, al
divertimento, alla commozione, dal dolore al piacere.
Un'epopea della sessualità? Un vertiginoso percorso nella fisiologia erotica? Certo. Ma
vorrei soprattutto che "Il pratone del Casilino" fosse per lo spettatore una
specie di quel meraviglioso "sacrificio letterario" che Pier Paolo Pasolini ha
compiuto, per anni e anni, nel chiuso della sua mente e della sua scrittura.
Giuseppe Bertolucci
"TERRA SVENTRATA
ideazione e regia di Alfonso Santagata
Produzione Compagnia Katzenmacher
Creature inventate per il teatro e destinate all'eternità si confondono, s'intrecciano
con creature di oggi con i loro sentimenti e i loro conflitti.
Non esistono barriere fra reale e fantastico, menzogna e verità, tra spirito e corpo, tra
razionale e irrazionale, tutto è sullo stesso piano; si fronteggiano poesia e follia.
La follia spinta da una visione deformata della realtà è capace di minarla e tante volte
di edificarla; il vento prende il sopravvento... L'insurrezione dell'uomo contro il
destino; in teatro c'è sempre qualcosa di vittorioso e vendicativo.
Alfonso Santagata
(...) Il bisogno cioè di ritrovare il linguaggio perduto di un teatro come esperienza
viva, forte, possibile strumento con cui rimodellare l'immaginario. Sono energie spesso
ancora poco strutturate, frammenti di pensiero, di voci, di gesti che tuttavia cominciano
insieme ad avere un senso. Il senso di un teatro dove i sottili confini tra memoria e
realtà diventano visibili, vengono sistematicamente messi a nudo per essere varcati,
talvolta frantumati. E va proprio in questa direzione il lavoro di Santagata, il
"suo" cimitero in cui i fantasmi (e le personali ossessioni) teatrali, Woyzek e
Ofelia e Desdemona, diventano "altri" fantasmi, sono incalzati da un presente di
violenza, dalle immagini in diretta di Cnn, dai boati di una distruzione (vicina) che
troppo spesso (e con troppa facilità) è diventata un elemento del quotidiano.
Cristina Piccini - "Il Manifesto"
SEMINARIO
CON
LOREDANA LANCIANO
"RACCONTAR CANTANDO"
Laboratorio sulla canzone e sulla narrazione
Raccontare una vita, un episodio, un'emozione vissuta o desiderata, uno stato d'animo, un
forte sentimento, un aneddoto, una battuta di spirito, un'immagine.
O anche un gioco di parole o una parola sola. Un suono.
Raccontare per melodia, per trascinamento di cuore e unione di note. Al senso del racconto
penseremo poi.
Sentire il racconto e trovare la possibilità di farlo ascoltare.
Improvvisare le melodie e insieme costruire l'intreccio narrativo.
Si tratterà di individuare l'oggetto del raccontare e subito cantarlo, lasciarlo fluire
senza condizionamenti di forma.
Sporco e senza ritmo se non il respiro.
Dopo si lavorerà per chiarirne la melodia contenuta e il senso, per costruire la
sensazione d'attesa e poi di svelamento propria di ogni racconto.
La forma scaturirà dalle improvvisazioni guidate e saranno canzoni, canzonette, romanze,
arie, storie cantate, storie solo intonate, storie con lunghi suoni.
Voci.
Si tratta quindi di un laboratorio di creazione narrativo/sonora, pratico, tendente alla
creazione di micro-storie rappresentabili alla fine.
Gli incontri sono sei, di tre ore ciascuno, con una prima fase preparatoria
d'allenamento/riscaldamento sulla ricerca del fiato continuo e dell'imitazione per tendere
ad un affiatamento per poi passare all'improvvisazione narrativa e canora.
Ai partecipanti richiedo:
- abiti comodi, un abito "memorabile" (quello a cui si è più legati);
- un oggetto del cuore (l'oggetto che piace di più);
- la canzone preferita della loro vita.
- un registratore e cassette da registrare c/90;
- acqua e coperte.
Paolo Puppa
direzione artistica
"VERSO IL TEATRO"
Gaetano Marino
direzione artistica
"DELITTI ESEMPLARI"
Mario Mereu
organizzazione
Barbara Murgia
segreteria
Lucio Puddu
Alessio Loria
coordinamento sala
Angelo Campus
amministrazione
"Niloluce"
servizi tecnici
Manuela Fiori
ufficio stampa
IL CANOVACCIO - ISOLATEATRO
VIA DANIMARCA, 4 TEL.070/81 15 15
QUARTU S.ELENA
SOTTOSUOLODEITEATRI 1995
parole, frammenti, ricordi fra "diari di bordo" e pagine dei
giornali
sesta edizione
ovvero
VERSO IL TEATRO : sei grandi interpreti per sei grandi autori scelti e guidati da Paolo
Puppa in sei serate di conferenza-spettacolo dove alla lettura teorica-fredda del
drammaturgo si affiancava la lettura artistica-calda di performers capaci di occupare
tutte le zone del testo, dai personaggi ai conflitti, dai toni ai gesti e alle metafore
che ogni partitura riuscita contiene in sé. L'accostamento vedeva Franca Nuti impegnata
ne "Il piccolo Eyolf" di Henrik Ibsen, Gabriele Lavia ne "Il padre" di
August Strindberg, Luigi Squarzina in "Misura per misura" di William
Shakespeare, Piera Degli Esposti in "Sogno di un tramonto d'utunno di Gabriele
D'Annunzio e Valeria Moriconi (sostituita all'ultimo minuto da Gaetano Marino perché
bloccata a casa da una brutta influenza) in "La nostra anima" di Alberto Savinio
DELITTI ESEMPLARI : non solo quelli confessati dalla penna surreale di Max Aub e messi in
scena dal Canovaccio. Sei spettacoli, brandelli di un mondo che partorisce delitti senza
castigo attorno ai quali ci si schiaccia in una marmellata di vittime e carnefici. Uccise,
violentate, castrate sono le donne del Sud raccontate da Loredana Lanciano nella sua
"Epopea della Iole". Uccisi dall'intolleranza, dall'indifferenza, sono i
siciliani "detti" da Nino Gennaro e raccontati sulla scena da Massimo Verdastro
in Una divina di Palermo, e pure gli stranieri, le puttane, gli omosessuali, gli angeli di
Bernard Marie Koltès.Se morire è specchiarsi nella negazione della propria esistenza,
"Il Pratone del Casilino" di Pierpaolo Pasolini incarnato da Antonio Piovanelli
con la regia di Giuseppe Bertolucci, è battito di vita, "eroica esplorazione di un
uomo nella selva oscura delle pulsioni omosessuali". Creature colpite a morte che non
muoiono mai, sono anche i fantasmi del teatro evocati da Alfonso Santagata nel cimitero
delle Fornaci Picci costruito per la sua "Terra Sventrata". Creaute che vivono,
insorgono, emergono vittoriose e vendicative contro il loro destino
"VIAGGIO TEATRALE " per i quindici giovani attori ( o aspiranti) testimoni
dell'intera rassegna. Qualcuno si è perso per strada, i più hanno seguito tutti gli
spettacoli, gli appuntamenti di Verso il Teatro, gli incontri pomeridiani con gli attori
ospiti, il seminario con Loredana Lanciano. Hanno partecipato, pale e pennelli all mano,
all'allestimento di "Terra Sventrata" e c'è chi per tre sere è stato Otello,
Woyzeck, Desdemona nel "cimitero" inventato alle Fornaci Picci da Alfonso
Santagata. Sei "DIARI DI BORDO" sono un ricordo di penna, ciò che ha lasciato
chi di loro è riuscito a vincere la riluttanza verso la parola scritta nel tentativo di
raccontare a modo suo due mesi di teatro da "sottosuolo".
PRESENTAZIONE DEL LIBRO LUIGI SQUARZINA:PASSIONE E DIALETTICA DELLA SCENA: alla Sala Verde
della Cittadella dei Musei il giornalista Giorgio Pisano ha presentato questa raccolta di
testimonianze e saggi edita dalla Bulzoni in occasione dei settant'anni del regista ,
affiancato dallo stesso Squarzina e dal saggista Paolo Puppa
RACCONTAR CANTANDO seminario sulla canzone e sulla narrazione tenuto da Loredana Lanciano
dal 26 al 30 aprile
INCONTRI tra gli attori ospiti della rassegna e i nostri quindici "viaggiatori".
Piera Degli Esposti, gli attori del Canovaccio, Loredana Lanciano, Massimo Verdastro e
Antonio Piovanelli hanno risposto alle domande dei ragazzi
PROIEZIONE DI FINO ALLA FINE DEL PIANETA VIDEO SU NINO GENNARO GIRATO DA PIPPO ZIMMARCHI.
parole e immagini dell'autore corleonese commentate a caldo da Massimo Verdastro
LETTURA DI ALCUNI CANTI DELLA DIVINA COMMEDIA : interpretati, detti o
"respirati" dall'attore ANTONIO PIOVANELLI in un matinée all'Isolateatro
ALLESTIMENTO DI TERRA SVENTRATA alle Fornaci Picci
IL PRIMO PASSO E'...
L'Associazione il Canovaccio, in vista della sesta edizione della rassegna
"SOTTOSUOLODEITEATRI" (spettacoli/incontri/seminari) offre a 15 attori/attrici
la possibilità di partecipare gratuitamente a tutte le attività in cartellone dal 7
aprile al 28 maggio
...così recitava il bando di selezione
28 MARZO ORE 16
ISOLATEATRO
"Sulla mia agenda c'era scritta questa data...era da una decina di giorni che ci
pensavo...ho preparato il mio monologo... l'incipit de Il danno di Josephine Hart...è
arrivato il mio turno. Mi son detta:"calmati"...sola nel palco la mia emozione
si è trasformata in eccitazione e la paura è scesa ... pur consapevole dei miei limiti
da principiante e del rischio di una recitazione monocorde, sentivo che quelle parole
uscivano a poco a poco dentro di me... quella era la mia realtà, la mia verità. Il resto
non esisteva"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"... partecipavo perché avevo bisogno di saggiare le mie forze; era una specie di
esame che volevo affrontare per capire se ho "la stoffa" o meno... tutto vano,
nessuna prova né a conferma né a disconferma. Non ho acquisito quella fiducia di cui
avevo bisogno"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"... La scena di svolge in un teatro nel quale, seduta in una poltroncina di seconda
fila, aspetto con altri per lo più giovanissimi, di recitare un monologo. Esiste talvolta
un filo comune che unisce degli sconosciuti e li fa somigliare, trasportati da un
desiderio comune...sento che non si tratta di affrontare una competizione...un attore che
si sente morire un poco davanti a colore che dovranno giudicarlo...Il regista guarda e
ascolta con attenzione. Siede ad una scrivania quasi del tutto ricoperta di fogli. ad uno
ad uno sfiliamo davanti a lui...Preparo una scenografia alla buona ... scarna, ma
espressiva. La mia voce la sento lontana. Divento la Blanche del dramma "Un tram che
si chiama desiderio" ... Poi...le voci degli altri! L'audizione è finita...domani o
dopo sapremo"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
7 APRILE
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA &FRANCA NUTI
IN
IL PICCOLO EYOLF
DI ENRIK IBSEN
"... La effettiva magia la compie, però, la voce della stupenda attrice che legge il
testo: Franca Nuti...mi reca l'immagine di una casa e fuori dalle finestre si scorge la
riva di un fiordo; una luce soffusa e parole che non sono d'amore"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"Ricorderò... lo sguardo sopra i grandi occhiali tondi di Franca Nuti e la sua voce
così forte, precisa, la sua grande padronanza tecnica che non scalfisce minimamente
l'emozione che suscita...la verve di Paolo Puppa, la leggerezza con cui cita Aristotele,
la pittura del '700, Young, la pedagogia, la musica barocca "
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"... Presentazione molto interessante e ricca di spunti che ho seguito con vivo
interesse, anche se talvolta il mio sguardo si fissava su quella figura elegante, quasi
eterea, che ogni tanto rompeva l'immobilità con qualche piccolo movimento... Come ha
pronunciato le prime parole è come se ci fosse stato un vuoto d'aria, una sospensione in
apnea: quella creatura esile, elegante, diafana mostrava tutto il suo carattere di grande
attrice con una voce imponente che dominava ogni centimetro quadro della
sala...un'interpretazione divina"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"... La Nuti che ha recitato tutti i ruoli, ha scelto la strada della essenzialità,
scavando intorno alla parola ibseniana il vuoto di una solida incomunicabilità. Una
lettura la sua che è il frutto di una profonda riflessione su una materia conosciuta e
penetrata, con la sensibilità di un'attrice consapevole, e abituata dalla sua storia
professionale alla grande drammaturgia"
Enrico Pau, La Nuova Sardegna 14/4/'95
18 APRILE
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA & GABRIELE LAVIA
IN
IL PADRE
DI AUGUST STRINDBERG
"...Ragazzi, volete fare teatro? Andate via di casa. La casa, la vostra casa, deve
essere una casa ricordata". Insomma : nemo profeta in patria... Parola, anzi parole,
di Gabriele Lavia. Rivolte a chi come è stato fra gli attori selezionati per partecipare
gratuitamente e attivamente all'intera rassegna. parole difficili da digerire, da
accettare. avrà ragione lui o chi pensa sia più giusto e coraggioso farsi le ossa in
casa propria, lasciare un contributo anche piccolo, ma senza sradicarsi?...
Ricorderò...gli occhi carichi d'orrore di Lavia"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"... Paolo Puppa che con poche e abili pennellate svela l'autore e la sua opera e la
voce di un Lavia che pur apprezzabile nel complesso raggiunge solo in alcuni momenti
pienezza espressiva"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"... delusa da un'esecuzione distratta e giocata al risparmio da parte del famoso
interprete...In alcuni tratti Lavia è riuscito a sbottonarsi e ha lasciato intravvedere
il grande attore alle prese con le grandi emozioni, ma per lo più ha prevalso... il non
volersi mettere in gioco"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"Una scena spoglia, due tavolini. Simmetria da teatro d'occasione, banale e opaca.
L'essenziale. Teatro comunque, teatro insegnato e teatro interpretato...Paolo Puppa il
maestro, Gabriele Lavia l'attore, Il Padre l'opera... la parola col suo dominio sulle
scenografie solo immaginabili...Lavia ha costruito il suo Strindberg secondo dopo secondo,
recuperando il vecchio percorso, forse reinventandolo. Vacillante poi fiducioso, poi
padrone...Lavia nei panni del Pastore ottuso, in quelli del possente e fragilissimo
Capitano, in quelli di Laura, madre in guerra e amazzone della volontà. Incrocin e
variazioni continue, registri diversi...Sala colma come era immaginabile. Con gli
immancabili problemi della ressa. E una domanda a chi piace questa formula?...A chi ama il
teatro oltre lo steccato familiare fra palco e platea, a chi del teatro piace tutto. A chi
vuole misurare le proprie riflessioni e le proprie letture su lezioni d'autore. Un'altra
piccola forma della magia della parola"
Roberto Cossu, L'Unione Sarda "20/4/'95
"... Il confronto fra le analisi proposte dal prof: Puppa e la rappresentazione,
seppure "virgolettata" dalla lettura, immediatamente disponibile e per di più
affidata ad un grande interprete, permette di...far propria una sintesi drammaturgica
illuminante... L'esecuzione di Gabriele Lavia, quasi all'impronta (per sua stessa
ammissione non rivedeva il copione de "Il Padre" dalla messa in scena di cinque
anni fa), dando voce a tutti i personaggi delle scene prescelte, oscilla tra lettura a
tavolino e interpretazione vera e propria. E' quasi, come fa notare Puppa, potessimo
assistere a quella "prima lettura" attraverso la quale il regista presenta il
testo agli attori ... leggendo tutte le parti porta alla luce le intenzioni, i toni, i
registri, che nella realizzazione finale daranno la struttura all'opera che va in
scena"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 20/4/'95
20/22/23/24/25 APRILE
DELITTI ESEMPLARI
CLAUDIA CICALO' FABIO MARCEDDU MASSIMO ZORDAN
&
DELITTI ESEMPLARI
DI MAX AUB
REGIA GAETANO MARINO
"... una miscela intrigante fatta di voci, movimenti, gesti e colori... Ciò che più
colpisce è la naturalezza e la semplicità con cui quelle parole assassine escono dalla
bocca degli attori. E nonostante l'assurdità del contenuto, nonostante le voci
dissimulate e grottesche, nonostante gli atteggiamenti e i costumi, emerge l'individuale
personalità do ogni singolo attore"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"Ricorderò... l'aria che uccide Claudia (che emozione!), Fabio-Ornella, il barbiere
Massimo, le musiche di Blade Runner, il sangue che cola sulla tela"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"... col solo ausilio di qualche gioco di luci... alcuni indumenti... gli attori sono
riusciti a dare consistenza e spessore, in un crescendo di tensione e con un'azione
scenica semplice e variegata che non consentiva alla monotonia di fare il suo ingresso, ad
un testo che ad uno sguardo fuggevole può apparire come il delirio di un folle o il
cervellotico passatempo di un frustrato"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"... Massimo Zordan che ha sulla faccia tutte le maschere dell'antica commedia
dell'arte; Claudia Cicalò che con la sua voce infantile evoca suoni freddi e figure di
bambole micidiali descritte dai migliori autori di thriller e poi Fabio Marceddu che
riesce a creare un geniale equilibrio fra grottesco ed evanescenze femminili, mescolate a
rudi gesti maschili..."
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"... Aub non pensava ad uno schedario criminale. Piuttosto ad una barocca macelleria
della mente... E'possibile dare una vita teatrale a questo bestiario senza scivolare nella
catena di gag? Gaetano Marino e Il Canovaccio ci hanno provato e la riduzione... ha
regalato risultati sorprendenti... Saltando il suono uniforme delle schegge di Aub, Marino
ha pizzicato il grottesco, il comico, il lirico, il drammatico...certo, talvolta il gioco
si avvicina pericolosamente alla corda farsesca e il regista non rinuncia mai alle
seduzioni (o necessità) scenografiche...Ma l'impressione è quella di un divertito e
divertente equilibrio caleidoscopico. Coraggiosamente Marino ha aperto tutti i
bagagli...la profusione di suggestioni cinematografiche, dalle saghe stellari di Lucas al
fumetto alla Batman, alle atmosfere di Dario Argento, tra vertigini da Almodovar ed echi
alla rinfusa di teatro e dintorni...Claudia Cicalò è deliziosa .. Massimo Zordan è
nervoso, plumbeo, guittesco...Il resto lo fa l'istrionismo spesso stralunato di Fabio
Marceddu. Si ride, ovviamente, ma dello stesso riso di Aub, che Marino conserva e che non
è mai liberatorio"
Roberto Cossu, L'Unione Sarda 30/4/'95
"... lapidarie descrizioni di omicidi da manuale, una piccola antologia dell'humor
nero, che per il medesimo gusto dell'irrisione e del rovesciamento, meriterebbe un posto
nell'omonima miscellanea di Andrè Breton... Nella lettura il cortocircuito tra futilità
della causa ed enormità della reazione crea la scintilla comica. In scena a scatenare il
meccanismo del riso, amplificando l'effetto battuta, è l'interpretazione degli attori che
spesso riescono a dare vita a personaggi di incisiva intensità. Altre volte è la
concatenazione dei monologhi lampo - per alcuni basta una sola frase - a rìsolversi con
piccoli tocchi registici, anche se non tutti altrettanto felici, in evocazioni sceniche
più complesse"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 26/4/'95
21 APRILE
ORE 17 - SALA VERDE CITTADELLA DEI MUSEI
PRESENTAZIONE DEL VOLUME
LUIGI SQUARZINA: PASSIONE E DIALETTICA DELLA SCENA
INTERVENGONO LUIGI SQUARZINA E PAOLO PUPPA
COORDINA GIORGIO PISANO
"Luigi Squarzina, padre nobile del nostro teatro, sembra una roccia. Solido e
immobile, un viso abbronzatissimo dove risaltano il pizzetto ben curato e la folta selva
di capelli bianchi. Con uno sguardo da orientale , due occhi piccoli e luminosi, scuita il
pubblico della sala Verde della Cittadella dei Musei accorso giovedì per conoscere da
vicino il Maestro...Si celebra l'uomo di teatro e quello di cultura. Il protagonista di
tante battaglie, da quelle per gli Stabili a quelle per una diffusione più ampia del
teatro...Questioni purtroppo ancora aperte...A tal punto che lo stesso regista ricordando
con pacatezza e nostalgia "il gran numero di attori partoriti"... non può fare
a meno di osservare "come ormai sono diventati sempre più rari gli
allestimenti"... Resta la tivù...Si è "oppressi dal bisogno di piacere e di
far piacere e fare ridere, che poi è mortale per al'attore", dice ancora il regista
che esorta i giovani a diffidare da "facili scorciatorie" e mettersi a studiare,
studiare e studiare. Una buonba occasione (per studiare) viene intanto da un voluminoso e
ben curato volume...intitolato Passione e dialettica della scena. Un libro che rende onore
al maestro Squarzina in occasione dei suoi 70 anni di vita e si legge agilmente come un
reportage a metà strada tra l'amarcord e il saggio".
Walter Porcedda, La Nuova Sardegna 23/4/'95
ORE 21,30 - ISOLATEATRO
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA & LUIGI SQUARZINA
IN
MISURA PER MISURA
DI WILLIAM SHAKESPEARE
"Ricorderò...i modi bruschi ed assieme gentili del grande maestro Squarzina"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"Dice Peter Brook che le opere di Shakespeare hanno saputo offrire dell'animo umano
"il rutto e la preghiera". Difficile che un drammaturgo possa essere accarezzato
da miglior complimento...Così sarebbe salutare se ogni tanto (non solo con Shakespeare) i
cartelloni dei festival fossero intervallati da grandi lezioni di teatro come quella di
cui ieri sono stati protagonisti all'Isolateatro il saggista Paolo Puppa e il regista
Luigi Squarzina. Un'opera tra le più intense del drammaturgo britannico... spiegata e
narrata come testimone del suo tempo, crocevia di passioni e intrighi, insegnamento per
capire una morale che, adispetto dei secoli, resta sempre la stessa: il potere è
raramente un angelo custode, più spesso il suo demone...Anche per questo l'iniziativa del
piccolo teatro di Gaetano Marino meriterebbe spazi ben più aperti di quelli che gli sono
stati concessi...Venerdì notte, all'Isolateatro, si respirava un'aria da cantina romana
degli anni Settanta. Il pubblico che respirava sul collo degli interpreti. Paolo Puppa che
rammentava a se stesso le regole della retorica spiegando mirabilmente e con gran
velocità plots della commedia ma anche regole etrabocchetti del teatro elisabettiano,
Luigi Squarzina che interpretava il testo evitando di sacralizzarlo, sussusrri e scatti
nervosi per raccontare le scene madri. E Gaetano Marino che allenava il suo istinto
d'attore facendo il controcanto al regista. Senza sbavature nè indecisioni. Due ore per
amare e far amare Shakespeare in una serata d'onore come solo i grandi illusionisti della
scena sanno fare"
Marco Manca, L'Unione Sarda 23/4/'95
DAL 26 AL 30 APRILE
RACCONTAR CANTANDO
LABORATORIO SULLA CANZONE E SULLA NARRAZIONE
CON LOREDANA LANCIANO
dal diario di bordo di Milena Mulas
Mercoledì 26 aprile
Per prima cosa abbiamo sistemato le coperte...abbiamo messo da una parte i costumi (i
nostri abiti memorabili) e da un'altra gli oggetti del cuore...Ci siamo tolti le scarpe e
abbiamo iniziato la prima parte del lavoro, piuttosto fisica...poi abbiamo iniziato a
scaldare la voce...Dopo, Loredana ha dato un ritmo con i piedi che tutti abbiamo
imitato...e un ritmo musicale con la voce... abbiamo formato un cerchio...abbiamo fatto
una pausa e subito è iniziata la seconda parte del lavoro, la più faticosa...basata sul
canto. La prima che ha iniziato è stata Rita: E' andata al centro, ha cantato la sua
canzone , Teorema"
Giovedì 27 aprile
"... Poi ha cantato Andrea e subito dopo io... ero tanto emozionata che non mi
ricordavo neppure le parole... ho iniziato e interrotto due volte ... poi Loredana mi ha
fatto girare e così me la sono ricordata tutta e mentre la dicevo provavo un immemso
piacere...Poi la seconda volta l'ho cantata in cima alle scale... ho stonato... la terza
volta l'ho cantata andando da ciascuno dei miei compagni, uno per volta, guardandoli negli
occhi. La quarta volta li guardavo uno per uno ma stavo ferma, nel mentre lei mi poneva
dei limiti fisici...Poi me l'ha fatta cantare piano piano... grazie agli ostacoli che lei
mi poneva io non pensavo più al problema di stonare e così la voce andava liscia senza
rpblemi...Poiché il tempo stringe, siamo passati alla fase in cui uno racconta, seguendo
il tema dell'amore... Maria è stata la prima a raccontarci la storia di un amore
veloce::: Alberto ha raccontato il suo ultimo amore che era sicuramente il più
importante... Tutti e due bellissimi, veri e pieni di emozione"
Venerdì 28 aprile
"...la prima a raccontare sono stata io. Ho preso la sedia e mi sono seduta al
centro...Il tema che mi ha dato Loredana, chissà perché me lo sentivo che sarebbe stato
quello, era il mio grande amore. Non era difficile per me pensare alla storia del mio
grande amore, casomai era difficile raccontarlo a tutte quelle persone. Mi sono fatta
coraggio...ho iniziato a cantare "Non potto reposare", molto dolcemente, come
una ninna nanna, e poi il racconto è partito da solo, è uscito dritto dal mio
cuore...qui non lo posso dire, sarebbe sminuirlo, resta nel ricordo mio e dei miei
compagni, oltre che nella mia C/90"
Sabato 29 aprile
"Oggi hanno cantato salvatore, Francesca, Luisa... Mitti ha raccontato il suo amore
proibito, Andrea un incontro e Massimo un amore tentato"
Domenica 30 aprile
"Ultimo giorno del laboratorio...abbiamo fatto il primo lavoro, se così si può
dire, di messa in scena, con gli oggetti e i costumi che avevamo portato...ha iniziato
maria. Ha preso il suo abito bianco e la sua trottola e ha cominciato a recitare e
cantare...Poi è venuto il mio turno. Ho preso la maglietta a righe colorate e il libro di
poesie di Ungaretti e ..."
dal diario di bordo di Giuseppe Corongiu
"Ricorderò...i panini e le risate con i compagni d'avventura, il laboratorio
(un'esperienza che va oltre il teatro...) di Loredana...i palazzoni di Pitz'e Serra, i
bambini in piazza, i libri e le fotocopie, i pullman e i pollicini e le corse per arrivare
in tempo"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"La aspettavamo, tutti d'accordo, presi dall' entusiasmo che ci permetteva finalmente
di lavorare insieme, tutti e quindici. Aspettavamo lei, Loredana Lanciano...E poi, eccoci
a provare, riprovare con i suoni o un suono solo, tanti suoni fino a far nascere un
canto...Abbiamo improvvisato tutto...bastava un alito, un respiro, poi il suono, il
ritmo... il suono definitivo...Il primo giorno Loredana ha chiesto a Rita e a me di
cantare...Era la nostra voce, ma sembrava migliorata, arricchita, era la voce che avevamo
dentro da secoli e in quel momento usciva dal nostro corpo a stupirci, a
meravigliarci."
dal diario di bordo di Rita Atzeri
Il mio racconto:"Un amore mancato"
Non è che sia proprio la storia di un amore è l'evolversi praticamente di un'amicizia
... era un mio collega diciamo ed era una persona che io conoscevo molto poco .Ci siamo
frequentati per un po'di mesi, ci si vedeva a lezione e si facevano molti progetti, si
voleva fondare un giornale ma alla fine non se n'è fatto niente.Questo è successo un
anno fa,io sono entrata in crisi profonda, ho abbandonato l'Università, mi sono chiusa al
mondo, ritirata nel mio eremo e c'è stato tutto un pellegrinaggio anche spirituale,
diciamo, ho cominciato a frequentare diverse sette, associazioni, ecc. che poi alla fine
sono diventata atea
In questo periodo, benché ci conoscessimo molto poco, lui era venuto a trovarmi in questo
negozio, abbiamo scherzato e parlato del Buddismo, dopodiché ci siamo sentiti per
telefono alcune volte, ci siamo anche visti, solo che io ho un carattere abbastanza della
serie "so tutto io" o perlomeno do quest'impressione
E niente, si stava bene fino a quando si scherzava, si rideva e così via, si cantava, poi
se magari si affrontava un discorso ero appunto sempre quadrata, matematica quindi man
mano ci siamo sempre più persi di vista ma senza perdere del tutto i contatti.Dopodiché
una mattina ricevo una telefonata ed erano degli amici che mi volevano parlare.Io mi sono
precipitata subito anche perchè dal tono di voce mi sembrava potesse essere successo
qualcosa , quindi sono arrivata lì e loro m'hanno detto che questa persona era morta la
cosa tremenda è stato apprendere che aveva scelto lui di morire , s'è impiccato e lì
fai una serie di considerazioni, di riflessioni, questa è la storia, non canto
E' stato tremendo riascoltare la mia voce nel parlare della mia vita un anno fa, nel
parlare di Davide: ero fredda metallica, non esprimevo un solo sentimento, non tradivo
nessuna emozione.Del tutto impersonale, quasi leggessi la lista della spesa
Che cosa sono diventata? O forse sono sempre stata così come mi descrivo,quadrata,
matematica?!
Per non parlare poi del più grande interrogativo," verso dove vado"?
In questi giorni è stato tutto così magico, ho creduto nel potere del racconto di
accumunare gli individui, nel linguaggio della gente di raccontare e ascoltare, ma ora nel
riascoltare la mia voce mi sono detta che quella era solo la magia di un momento, che
nella vita, in realtà nessuno vuole ascoltare, è troppo preso dai suoi problemi, dalle
sue cose e ancora dal suo io, al massimo può interessargli raccontare cioè parlare di
sè Eppure vorrei divenir capace di ripetere questa magia per sentirmi forse un po' meno
sola.
28/29/30 APRILE
DELITTI ESEMPLARI
LOREDANA LANCIANO
IN
L'EPOPEA DELLA IOLE
SCRITTA E DIRETTA DA SE' MEDESIMA
"... spettacolo scarno, essenziale, senza ghirigori inutili. C'è lei, il suo
vestito, la sua lingua e la sua storia... sensazione di molta tenerezza e dolcezza"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"...Iole...donna del sud...candida, civetta, un po' grottesca, fiera,
romantica...Lei, resta sempre lei, così .ricca di umori fanciulleschi; nonostante le
bombe, le cannonate, le corse ai rifugi, la morte incombente, la lotta per il pane...Iole
canta, si trucca...C'è tanta malinconia mentre ricaccia indietro le lacrime con le nocche
di una mano battuta ripetutamente su di una guancia...con ritmo: il ritmo segnato dai
passi della morte"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"Povera Iole, per lei non c'è stato il 25 aprile. Ha fatto appena in tempo a
conoscere il cioccolato americano e se n'è andata. la guerra non ancora finita, col suo
modo tutto speciale di prendere la vita, e così anche la morte. A prendersi cura di lei,
a ricordarla ion una vera e propria evocazione, è Loredana Lanciano...Lo fa nel modo
comunicativo e leggero dell'affabulazione, accogliendo il pubblico al botteghino con il
dialetto - le frasi fatte, i proverbi, i modi di dire - mutuati dalla madre e dalle comari
di Cursi, in provincia di Lecce...una storia intensa e lieve, in cui si mescolano ironia e
poesia, sorretta dalla capacità interpretativa della Lanciano, bravissima nel recuperare
i valori della tradizione
orale, nell'incarnare quella speciale "leggerezza tragica" della narrazione
popolare"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 30/4/'95
"...Con la sua parlata salentina e le movenze della popolana, la Lanciano... suscita
continuamente il riso del pubblico... Attrice e cantante di valore -sul finale, nella
semioscurità, apprezziamo veramente la bellezza della sua voce fino ad allora
contraffatta - ...regge senza apparente sforzo quasi un'ora di spettacolo. E la sua
perizia, anche per il gravoso compito, èstata ampiamente premiata dal pubblico che l'ha
applaudita con calore"
Paola Ugo, L'Unione Sarda, 3/5/'95
4/5/7 MAGGIO
DELITTI ESEMPLARI
MASSIMO VERDASTRO
IN
UNA DIVINA DI PALERMO
DI NINO GENNARO
"Ricorderò...la capacità di Massimo Verdastro di farci toccare con le parole una
storia privata e collettiva chi appartiene a tutti, grazie a quello straordinario collage
di testi che è "Una Divina di Palermo"
dal diario di bordo di Giuseppe Corongiu
"... Mi lascio trasportare più che dalle parole in senso stretto, dal significato
poetico di immagini che seguono l'una all'altra, veloci, ma chiare.Ricordi, lamenti e
proposte, considerazioni, amarezza e visioni lucidissime di realtà senza tempo. La grande
poetica di Nino Gennaro...sono entrata nel suo mondo, senza sforzi, nella più estrema
libertà. Quel fluire di parole coinvolgeva, arrivava al cuore, senza più la loro
apparente crudezza, senza bestemmia o volgarità e le immagini diventavano storia e
racconti equilibrati fra loro...Verdastro, un attore davvero da ricordare"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"...insomma, senza menare tanto il can per l'aia, non mi è piaciuto lo spettacolo.
Sicuramente Verdastro è un bravo attore ed è riuscito ad incarnare tramite la sua
gestualità quell'atteggiamento di denuncia che il testo voleva avere, però...sì c'è il
però o il ma se preferite...Sono stata sinceramente in imbarazzo nel constatare, per
contro, l'entusiasmo degli altri ragazzi del gruppo...Tant'è che mi son detta che forse
il mio era un giudizio da ignoramte, visto che tante cose non le avevo proprio
capite...trovo che quersto modo di esprimere, che vuole esseere provocatorio, dissacrante,
sia superato"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"Ottimo attore che ha regalato al pubblico tutto se stesso...mi è piaciuta
soprattutto la seconda parte dello spettacolo, culminato nella fine bellissima in cui
personaggio e attore si identificano...questa chiusura, di cui ora purtroppo non ricordo
le esatte parole, per me è stata stupenda"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"...Massimo Verdastro ha la vena del grande interprete nell'esaltare la forza dei
versi che a volte sono elenchi di parole dall'illuminante cortocircuito di
significati...Ai riferimenti ai temi della grande utopia del '68 si accompagnano
confessioni da far arrossire...tenerezze impudiche dette all'orecchio dello
spettatore...Se è dosperazione non c'è spazio per ulteriore commiserazione, se ha
funzionato la risata dissacrante o la battuta sboccata emerge una tenerezza da nodo alla
gola: ma è un attimo, la tempesta emotiva continua, affiancata da lucida
razionalità"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 6/5/'95
"...flash debordanti, estenuanti,truculenti. tenerissimi e feroci allo stesso
tempo...Una sorta di scuola di resistenza umana e agli umani che Verdastro conduce su un
palcoscenico sgombro, punteggiato da poche luci e anche queste malamente illuminanti.
Border line, vita di frontiera, il quartiere kalsa di Paletmo, la mafia che non vuoi
vedere eppure te la porti dentro. Come colonna sonore non poteva esserci che Jim Morrison.
Lo spettacolo ha nei testi di Gennaro una vitalità accecante per la violenza che si porta
addosso. Più smaccata, e quindi forse più innocua, l'interpretazione del monologo. I
tacconi alti, le villosità cercate, ostentate, martirizzate, caricaturate. troppi
aggettivi per premiare un testo che appunto perché forte, aveva bisogno più di sussurri
che di grida"
Marco manca, L'Unione Sarda 9/5/'95
6 MAGGIO
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA & PIERA DEGLI ESPOSTI
IN
SOGNO DI UN TRAMONTO D'AUTUNNO
DI GABRIELE D'ANNUNZIO
"Interpretazione stupenda di un'attrice che ha dato tutta se stessa...Lo stile
dannunziano è diventato altro nelle sue parole e nei suoi grandi gesti...Piera ha il
fascino, la voce, il gesto, losguardo bestiale della grande attrice. E come tutti i
migliori, la consapevolezza di essere grande è bilanciata da una grande umanità e
semplicità. Non la dimenticherò"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"E' uno di quei casi in cui le parole sono del tutto accessorie, eppure si è
costretti ad utilizzarle nel vano tentativo di dare forma a un qualcosa che non ha fra i
suoi attributi la materia: l'idea.
E' stato detto "io sono", ebbene "lei è" perché evoca, dà
vita"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"Ricorderò...l'irresistibile simpatia, la grande ironia di Piera"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"...Una lettura dissacrante, quella di Piera Degli Esposti. Qualcuno tra il pubblico
non ha approvato pur apprezzando l'attrice. Era invece molto coinvolgente e sorridente, la
sua interpretazione di un testo ormai molto lontano dai moderni schemi (lettura felissima
e inedita!). L'attrice si staccava quasi dai fogli scritti, si allontanava dal rigore del
testo e la sua gestualità diventava inquietante. Le mani carezzavano i fianchi e i
capelli. Lei era la Dogaressa...Il dolore e la disperazione della protagonista invadono il
volto dell'attrice. I suoi occhi hanno il bagliore dell'incendio...i suoi capelli si
spettinano sotto i colpi nervosi delle mani"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"Nella sua "sublime goffaggine", per dirla con Puppa, è una ribelle. Piera
Degli Esposti traditrice di testi...E' un piacere, a distanza di qualche giorno,
ricordarla davanti al leggio, con l'ansia sincerissima di ricreare una scenografia
complessa in uno spazio vuoto, appena illuminato. Con le mani verso l'alto, quasi volasse,
con perfetti cambi di tono per restituire la nostalgica furia di Gradeniga e il furbo
pigolio di solidarietà delle sue ancelle, spedite a carpre la felicità degli altri.
Statua ellenistica senza dramma, esagerata e misurata, lanciata in una corsa benevolmente
ironica, fino a intravedere un certo teatro dell'assurdo. Progressione studiata, ma via
via incoraggiata dal divertimento del pubblico...Alla fine un tenero sospetto: "Ma
non avrò combinato un guaio?". No. Piera Degli Esposti ha fatto solo capire che un
attore può stritolar, e senza guai, il diaframma fra letteratura e rappresentazione.
Ribaltando persino i valori, o semplicemente spostando il gusto. Un grande attore, va da
sé...Su questi tasti, con contorni di aneddoti, Piera ha pigiato il dibattito
post-spettacolo, uno dei più interessanti della rassegna"
Roberto Cossu, L'Unione Sarda 10/5/'95
"... Il professore consegna all'interprete il testo analizzato nei suoi elementi
drammatici e linguistici. Ecco...i segni del decadentismo...Ecco il linguaggio alto,
"lavorato"...impreziosito da metafore elaborate...Ecco la vicenda, orgiastica,
cruda, distante dal realismo come una proiezione da visionario poeta...Piera, timida ma
generosissima attrice di rango, lascia scorgere nel corso della lettura la nascita del
personaggio, nelle premesse prigioniero della pagina, ora catturato nel corpo e nella voce
recitante dell'attrice: primo, vibrante abbozzo di una messa in scena, rivelatorio di
ulteriori significati. Dal contrasto tra la protagonista e le sue ancelle, che come nunzi
e messaggeri della tragedia greca descrivono l'azione fuori scena, nasce persino la
scintilla comica. Sono le "voci di Piera", quelle donne, scrigno di registri
vocali, che da sempre accompagnano il suo personalissimo metodo di attrice. La
straordinaria interpretazione va ad avvalorare la tesi alla base di questo incontro: un
D'Annunzio non profanato ma sfrondato dalle incrostazioni di un'idea preconcentta e spesso
malintesa"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 9/5/'95
7 MAGGIO
FINO ALLA FINE DEL PIANETA
DI PIPPO ZIMMARCHI
VIDEO SU NINO GENNARO
O Cagliari del mio viaggio
dei miei incunamboli
salite e discese
il bastione la pineta i portici
il medioevo cristiano
gli arabi deledda
dei miei vivisezionamenti
scorniciamenti
delle mie scissioni
addio cagliari
mia sempre vecchia eterna
nuova orditura
mio sempre andare e riandare
ormai sempre uguale
come non ti ho previsto
mi hai stupito
grazie cagliari
o cagliari delle mie ricuciture
dei miei amori lontani
delle mie gioie bambine
cagliari di vita che scorre
con le sue stagioni i suoi tempi le sue ore
dei miei padri assenti ma sempre
presenti
NINO GENNARO
8 MAGGIO
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA & GIORGIO ALBERTAZZI
IN
L'UOMO DAL FIORE IN BOCCA
DI LUIGI PIRANDELLO
"Puntuale ed efficace nella sua lettura..."
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"Ricorderò... l'arte di impacchettare dell'uomo dal fiore in bocca di
Albertazzi"
dal diario di bordo di Giuseppe Corongiu
"... non ha prodotto né emozioni, né brividi in me che l'ascoltavo... mi aspettavo
una grande interpretazione con una grande carica energetica. Il "duende" di cui
Albertazzi parla tanto l'ha tenuto nascosto agli spettatori. E la discussione dopo la
lettura del testo non ha certo smussato le sue contraddizioni di cui egli pare totalmente
ignaro"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"... E nel tutto emerge un gioco perfetto nella gestualità delle dita che sembrano
avvolgere un nastro... Giorgio Albertazzi: una voce, e la magia che da essa proviene, per
attrarre e scandire il ritmo dell'assurdo e di un viaggio nella vita, giunta ormai, per il
protagonista, al suo ultimo quadro"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"... una bella interpretazione di L'uomo dal fiore in bocca... L'incontro di lunedì
ha lasciato meno spazio all'analisi del testo e dell'autore, per concentrarsi sul presente
della scena italiana. Albertazzi rivendica il suo ruolo di personaggio scomodo per
ricordare che, perduti gli ultimi grandi interpreti, rimarrà posto solo per l'attore
gregario. Un esecutivo all'ombra della grande regia, in un circolo vizioso che alleva
gregari per registi che non hanno più bisogno di attori interpreti... Ma il teatro per
Albertazzi è grande gesto, invenzione in scena, non schema registico a tavolino... il
pubblico dell'Osolateatro, memore di tante prove mediocri subite in silenzio, applaude
infine alla proposta di "rispondere" a certi spettacoli... con pacati messaggi
da lasciare al botteghino: Mi mi sono molto annoiato"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 10/5/'95
"... un'interpretazione pacifica, persino accademica, spesso affrettata. Certo, gli
umori esistenziali di Pirandello sono stati spremuti, il disincanto dell'uomo condannato
dal cancro ma aggrappato alla vitalità della vita è affiorato nitidamente dalla voce
dell'attore. Magistrale il gioco delle dita per imitare quell'arte speciale che mettono i
giovani di negozio nell'involtare la roba venduta. Ma tra le pieghe note del testo, poche
vibrazioni. Come dire: un'egregia testimonianza di professione... Una prova un po'
distante dalla filosofia dichiarata di Albertazzi. In una frase, se non c'è attore non
c'è teatro"
Roberto Cossu, L'Unione Sarda 10/5/'95
11/12/14 MAGGIO
DELITTI ESEMPLARI
GAETANO MARINO
IN
ULTIMA STAZIONE FRAMMENTI
DA LA NOTTE POCO PRIMA DELLA FORESTA
DI BERNARD MARIE KOLTES
"Ricorderò...la prova senza respiro di Gaetano"
dal diario di bordo di Giuseppe Corongiu
"...le capacità attoriali di Gaetano sono emerse, attraverso variazioni di registro
e di ritmo, ha fatto un uso magistrale della parola. Riusciva ad evocare, a dar forma, a
quegli individui che rapidamente andava tratteggiando, a volte con degli schiocchi freddi
sibilanti molto simili ad una scudisciata...anche se è mancato quel certo quid che mi
facesse emozionare"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"...E' un lungo respiro e quando l'aria torna fuori dai polmoni il monologo
è.finito; il parlarsi addosso è diventato un appello al mondo, un diario privato...un
inno all'amore per il compagno di strada, per la prostituta...una ballata ...il lirismo è
mescolato alla tenerezza che muove dentro una voglia di pianto o di timida ammirazione per
tutto ciò che vola, tutto quello che compare ai margini della foresta, tutto quello che
non si muove con gli stessi ritmi...ottimo il risultato"
dal diario di bordo di Maria teresa Coi
"...un senso di disagio, di non fiducia. Una spaccatura tra attore e pubblico, una
non comunicabilità. era come spiare da una fessura un attore che prova il suo spettacolo
e sa che nessuno lo guarda...un continuo giocare a nascondino"
dal diario di bordo di Milena Mulas
13 MAGGIO
VERSO IL TEATRO
PAOLO PUPPA & GAETANO MARINO
IN
LA NOSTRA ANIMA
DI ALBERTO SAVINIO
"Ricorderò...la dolorosa assenza della Moriconi (ma il suo Savinio letto da Gaetano
è stato una incredibile, tardiva scoperta: ecco, questa è stata anche una rassegna di
testi straordinari)"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"Una voce roca che sembrava rigurgitante di catarro e di ogni altro cattivo umore
saliva dal leggio. Il raggio di un faro scomponeva in chiaroscuri il volto
dell'attore...dalla fronte pallida, ampia, si distribuivano all'indietro i capelli, il
colore dei quali si poteva solo indovinare dietri i toni resi opachi. Il naso divenuto
adunco trasfigurava l'espressione reale, mentre la spettralità delle forme ispiravano in
sala il silenzio profondo...l'attore si trasforma...La sua voce con una potenza di
suonicaldi si evolve e cresce come da un complesso di strumenti strani...Giungeva infatti
dal leggio, la sensazione particolare di trovarsi di fronte ad una creatura surreale,
uscita da un dipinto di Savinio...ottima la prova d'attore"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"L'assenza di Valeria Moriconi, colpita dall'influenza, ha funzionato come test di
verifica sull'efficacia della rassegna "Verso il teatro"...anche se è mancata
la ressa degli spettatori in lista d'attesa al botteghino, all'Isolateatro i posti rimasti
vuoti erano pochissimi...una puntuale lettura "all'impronta " offerta
dall'attore Gaetano Marino...L'attenzione si è concentrata sul linguaggio, definito
"pre-gaddiano", ricco di calembours, lapsus freudianai, moti di spirito,
elemento di grande forza nella produzione dello scrittore. Un "testo museo"
ricco di humor nero, che non ha mancato di divertire e incuriosire il pubblico, forse
stimolando, ha detto Paolo Puppa, a riscoprire, l'opera di Alberto Savinio"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 16/5/'95
19/20/21 MAGGIO
DELITTI ESEMPLARI
ANTONIO PIOVANELLI
IN
IL PRATONE DEL CASILINO
DA PETROLIO
DI PIERPAOLO PASOLINI
REGIA GIUSEPPE BERTOLUCCI
"Scenografia essenziale: una sedia e tanta sabbia sparsa per terra come in una
spiaggia. in fondo il cielo stellato e le luci, bianche e blu. Luci cinematografiche, ma
essenziali, quasi primordiali...un racconto di una nottata estiva nel pratone romano...La
materia ai limiti dell'osceno era bilanciata da Pasolini da una liricità essenziale,
necessaria...E la passione e la dolcezza insieme sono venute fuori dalla recitazione di
Antonio Piovanelli. Singolare l'uso della voce e del corpo"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"Ricorderò...le parole di Piovanelli-Pasolini impregnate di sudore-sangue-sperma, la
solitudine di Pierpaolo"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"...un grande attore che non si è mai risparmiato né col coropo, né con la voce
messi completamente al servizio delle parole e dei significati: Una grande sofferenza
interpretativa, una grande carica magica partivano dalle spalle, dai fianchi e dalle
gambe, mai fermi, parlanti anch'essi, come la voce. Gli occhi lucidi, arrossati
fiammeggianti, sembravano a volte sul punto di versare lacrime, a tratti, invece, si
incurvavano sotto le palpebre in un verso ironico da spiritello malvagio"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"...Piovanelli vive di nervi e sudore, tagliando la letterarietà del testo col suo
accento lombardo...Un personaggio puro, come sono puri i suoi amanti di un'ora. Puri
nell'aggressività che diventa potere, in quel gesto ripetuto che spinge le spalle del
protagonista contro il terreno...Non c'è psicologismo, non c'è trasgressismo...E
stavolta non c'è neppure Sade. Compare solo lo stupore dell'uomo, che, tra Claudio,
fausto, Gianfranco ed Erminio, ingoia come uno scienziato palpitante gli odori della
carne, scoprendo che c'è anche chi non pensa solo al proprio piacere...Qualcosa di simile
all'amore...Piovanelli distorce la bocca, flirta col degrado, non ha paura del grottesco
quando ansima e si trasforma in un manichino floscio squassato dai gemiti prolungati: Se
vuole contraddirsi nel suo gioco di martire e puttana, di eroe e cerimoniere del sesso, ci
riesce perfettamente...La mimica si insinua violentemente fra le parole di Pasolini, si
sovraccarica certamente ( e talvolta infastidisce) ma conserva la forza
dell'emozione"
Roberto Cossu, L'Unione Sarda 21/5/'95
"...Un testo epico e realistico in una lingua alta e letteraria, che Bertolucci e
Piovanelli hanno tradotto per la scena scegliendo la narrazione in prima persona e il
filtro dell'accento bresciano, costruendo una partitura di gestualità che fa pensare da
un lato a una mimica da commedia dell'arte, dall'altro a un codice di gesti preciso nei
significati e nei ritmi come quello delle danze del teatro indiano e balinese. Per Antonio
Piovanelli, cultore e studioso della recitazione dei monologhi, una prova d'attore
straordinaria: strumento di corpo e voce esegue il testo come una musica, lo riduce come
materiale incarnazione della scrittura. Alla fine dell'epopea notturna , la consonanza di
quel corpo schiacciato come "una serpe" con l'orizzonte claustrofobico di quel
prato, mente un tempo infinito viene segnato dal cielo lunare, suscita un brivido profondo
per un'anima così martoriata, così profondamente e metafisicamente consapevole"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna 21/5/'95
19 MAGGIO
GIUSEPPE BERTOLUCCI
INCONTRA
IL PUBBLICO DELL'ISOLATEATRO
"Ricorderò...la grande semplicità di Giuseppe Bertolucci"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"Giuseppe Bertolucci, figlio e fratello d'arte, regista di confine tra cinema e
teatro...la marginalità come dimensione creativa...Quando gli ricordiamo che Pasolini è
stato il nume tutelare del fratello Bernardo...aggiunge:"E mio padre è stato il nume
tutelare di Pier Paolo. Inoltre anche se indirettamente, la mia generazione è stata
influenzata largamente dall'intellettuale Pasolini e ha vissuto la sua morte, anzi il suo
omicidio, in maniera drammatica. Ha sentito la sua mancanz per vent'anni. Certamente
questo lavoro non è direttamente legato alla commemorazione, ma quell'episodio del
romanzo "Petrolio" dal quale io e Antonio abbiamo ricavato una
"drammaturgia", è in qualche modo legato alla sua tragica fine. Quella notte di
sesso, quella carica eroica che Paolini mette dentro le descrizioni crude degli atti
sessuali, sono comunque parte della sua esperienza autobiohgrafica e della sua morte
misteriosa"...l'omicidio di Pasolini resta un "affare" poco
chiaro?"...Sembra certo che la notte del delitti l'assassino non fosse solo. Ma qui
finisce la "dietrologia". La realtà vera è il clima di "linciaggio"
intellettuale di questi anni nei confronti di Pasolini, ma soprattutto la sua mancanza
improvvisa che ha creato una sorta di mitologia simbolica". Un martire
dell'intolleranza?"Forse non un martire nel senso cristiano del termin, ma proprio un
eroe mitologico tragico..."...l'attuale situazione del cinema itialiano? "Mi
sembra miracolosa. Non ci sono strutture, il mercato è allo sfascio, eppure si continuano
a fare film di buona qualità ed emergono persino nuovi talenti...La mia generazione ha
dovuto sostenere sulle spalle il peso della continuità con il grande cinema italiano...Io
ho scelto da tempo la maginalità e sogno di fare film ancora più personali, svincolati
completamente dal mercato...Mi piacerebbe fare un film come ho fatto questo spettacolo
teatrale. Senza fretta, anzi senza sapere se sarei riuscito a costruire un testo
accettabile da un frammento di un romanzo"
Gianni Olla, La Nuova Sardegna 21/5/'95
20 MAGGIO
ANTONIO PIOVANELLI LEGGE
LA DIVINA COMMEDIA
"Incanto magia natura amore uomo donna generazioni eternità ummanità immensità
potenza potere dolcezza crudeltà fuoco dannazione beatitudine aria magia incanto
magia...eternità del brivido nella memoria.
Non saprei come meglio definire questo momemto se non con questa serie di parole
apparentemente slegate...ripensando a quell'incantesimo, a quell'epifania"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"Legge? Dire una cosa del genere è come infrangere i comandamenti. Credo di non
avere mai amato Dante come nel sentirlo vive tramite signor Antonio. Mi sono espressa in
pessimo italiano...attenuante l'emozione...In quei momenti stavo a Piovanelli come i
serpentio al loro incantatore"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
"A scuola non ho mai gradito l'ora di Dante...L'attore Antonio Piovanelli è riuscito
a farmi riscoprire e cercare tra la polvere i libri che avevo già deciso di destinare
all'angolo dei ricordi"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
23 MAGGIO
ALFONSO SANTAGATA SCEGLIE
WOYZECK, OTELLO, DESDEMONA
PER IL SUO TERRA SVENTRATA
SELEZIONE ALL'ISOLATEATRO
ORE 18
"Volendo concentrare in poche righe l'attività pratica compiuta sotto la guida di
Santagata potrei utilizzare uno slogan: VERSO LA FISICITA' DRAMMATICA OSSIA ALTRO CHE E'
IN NOI. Il tutto si è svolto conformemente alla dinamica che segue: 1)dieci minuti di
sfinimento...2) allineati lungo la parete ciascuno sente il proprio battito cardiaco e lo
riproduce percuotendo con la mano sulla gamba 3)emissione di un tempo che abbia lo stesso
tempo del battito del cuore, mentre si cammina 4)aumento del volume del suono 5)supini,
rilassati, si tenta di contenere l'aria solo nel diaframma...5) lentissimamente, quando si
vuole, ci si alza come da un risveglio stiracchiandosi 7)A gruppi di due ci si dispone
come agli estremi di una semiretta dove A e B sono gli attori: B volge le spalle ad A,
guardando verso la parete; A dve fare un gesto accompagnandolo con un suono ad esso
congruo, B non vedendolo deve cercare di percepirlo...Quando B si sentirà sicuro si
volterà e ripeterà il gesto che poi A eseguirà nuovamente sotto lo sguardo di B.
L'operazione verrà ripetuta con B al posto di A e viceversa 8)Si cammina con la propria
camminata del quotidiano, poi ciascuno deve inventarsi una camminata cui dare, per farla
vivere, il respiro di un altra persona, senza cadere nella caratterizzazione. Quelklo che
interessa a Santagata è il passaggio, che deve avvenire lentamente in modo che il
pubblicxo non se ne accorg, tra la prima camminata del quotidiano e la camminata
altra"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
24/25 MAGGIO
ALLESTIMENTO DI
TERRA SVENTRATA
ALLE FORNACI PICCI
"Ricorderò...la consapevolezza di costruire uno spettacolo-evento quale è stato
Terra Sventrata (si, è stato bello, in fondo, fare i MUR-ATTORI)
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"...persino il lavoro manuale è determinante per riuscire ad entrare nello spirito
di una comunità teatrale...la stanchezza che leggevo sui volti dei componeneti il gruppo
di Alfonso santagata mi ha dato modo di guardare "dietro le quinte" di un teatro
di battaglia"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"Sarò telegrafica. Allestimento-STOP-lavoro di
squadra-STOP-divertimento-STOP-spettacolo"
dal diario di bordo di Rita Atzeri
26/27/28 MAGGIO- FORNACI PICCI
DELITTI ESEMPLARI
ALFONSO SANTAGATA, MASSIMILIANO SPEZIANI, GIUSEPPE BATTISTON, PAOLA BALDINI, ANNAMARIA
GHIRARDELLI, NOVELLA LIVI, CARLO SALVADOR, ANNA BROTZU, ANDREA SATTA MICKAIL (?)
E EFISIO PUDDU ALLA FISARMONICA
IN
TERRA SVENTRATA
SCRITTO E DIRETTO DA ALFONSO SANTAGATA
"Ottimo connubio delle scelte registiche e scenografiche con il luogo della
rappresentazione che ha offerto immagini altamente suggestive. E' proprio nella forza
visiva ed estetica il lato forte dello spettacolo"
dal diario di bordo di Milena Mulas
"Ricorderò...Totò e Ninetto che scrutano rapiti le nuvole, i riccioli
sottoproletari di Efisio Citti.
Due attori-becchini chiudono per l'ultima volta il sipario-cancello del teatro cimitero e
un pullman riporta gli spettatori-amici-parenti del teatro "verso il
teatro"...Il teatro è morto, via il Teatro!"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"...un andare nel buio verso l'ignoto...i passi alla cieca conducono in un percorso
tracciato soltanto da rossi lumini cimiteriali. Le immagini richiamano alla mente l'uomo
viandante nella vita...Tutto è transitorio e fatale...in quella terra fangosa e grassa
dove per fatalità non potranno crescere frutti, si aggrirano due becchini, soldati che
vaneggiano e scavano e spalano...è il teatro che muore e che rinasce...è il corpo
dell'uomo che muore e dall'anima viene vendicato"
dal diario di bordo di Maria Teresa Coi
"Agghiacciante...Non è difficile ricostruite l'oleografia di un cimitero. Più
difficile è farne ingoiare l'atmosfera. Alfonso Santagata è abituato a pestare la terra
di nessuno, quel selciato dell'anima in cui tenerezza e violenza possono esistere solo se
sono dominate dal rischio...I due becchini che accolgono il pubblico al cancello rugginoso
sono duri, bravi, monologanti. Dall'Amleto di Shakespeare, Santagata li ha trasferiti
nell'universo mediatico della guerra in Bosnia, io serbo, tu croato, non appena la mente
riesce a soffocare la tragedia con l'ironia i becchini hanno lo stesso volto e e le stesse
facce di Totò e Peppino...Ma non si ride, non c'è il tempo, i becchini spalano cadaveri
e i cadaveri lasciano il mondo del reale per infilarsi nella finzione narrativa. C'è il
volto di Woyzeck e lo sfarfallio nevrotico degli angeli di Rainer maria Rilke, Otello che
arriva in Vespa e deposita il cumulo inanimato della sua Desdemona su un cumulo di
detriti. Poco lontano Don Chisciotte s'arrampica sulla collina della vanità e ne viene
respinto, ritenta e il faro che lo illumina si sposta in un anfratto di tufo in cui Re
Lear in rosso (...) tenta di riprendere possesso e controllo delle sue forme e della sua
mente. Vaneggiando. Pasolini chiude la via crucis...La terra è arida...Ad illuminare la
scena c'è solo un lampione, il ragazzo è di spalle...le Fornaci Picci...hanno offerto
una straordinaria ambientazione per le immagini della memoria di Alfonso santagata. Ognuna
di esse più che una pagina letteraria è una pagina di vita"
Marco Manca, L'Unione Sarda
"Un cimitero, l'incubo di un bombardamento, personaggi teatrali che tornano come
personali ossessioni: negli spettacoli di Alfondo Santagata il teatro nasce come
esperienza in scena, assemblaggio drammaturgico di realtà e immaginazione. A metà strada
fra "azione di strada" e rappresentazione picaresca è orientata l'ambientazione
di Terra Sventrata...suggestivo itinerario tra poesia e follia"
Roberta Sanna, La Nuova Sardegna
L'ULTIMO PASSO E'...
"...Alfonso che incita il pubblico ad urlare ("urlate urlate e urlate ancora
urlate finché avete fiato) e le ante di un cancello che si chiudono per poi ri-andare
"verso il teatro". Oltre il teatro. Attraverso la vita"
dal diario di bordo di Alberto Corongiu
"Questo fantastico diario è finito. Che io abbia datato o no gli avvenimenti o le
piccole ricerche teatrali forse avrà poca importanza. Le pagine messe su, anche con molta
fatica (perché scrivere non è facile) non sono certamente dei capolavori letterari, ma
qualcosa su cui ho lavorato, perciò per me importanti.A volte nel riprendere il
vocabolario e l'antologia di casa, nel rispolverare vecchi testi teatrali ho provato un
senso di scoraggiamento...Il "Diario di bordo" è diventato così un diario del
cuore, testimone di avvenimenti culturali dai quali sono nate per me sensazioni
splendide"
da diario di bordo di Maria Teresa Coi
"...Quindici testimoni muti che raccolgono una memoria che si snoda come un filo
d'Arianna...in un fiume vorticoso di spettacoli, incontri, dibattiti, conferenze, letture,
allestimenti, provini, seminari, vissuti con lacrime, rabbia, emozioni, risate, incontri,
scontri, equivoci e condivisioni...Due rassegne che confluiscono attraverso quella che è
la tematica di base, comune ad entrambe: il conflitto, l'incomunicabilità, la
contrapposizione tra sé e altro da sé...Siamo arrivati all'ultima tappa del tragitto;
gli spettatori condotti per mano, vivono, non a caso, le suggestioni di un cimitero di
morti che non hanno esaurito del tutto la loro carica vitale. Il viaggio si é concluso,
è il momento della catarsi finale e ..."uscimmo fuori a riveder le stelle".
dal diario di bordo di Francesca Sanna
"...appunti disordinati...pensieri quasi incomprensibili...versi buttati gù
apparentemente senza nessun riferimento preciso. Non riuscirò a scrivere la storia di
questi due mesi senza la mediazione del tempo...dedico all'intera rassegna...alcune
poesie"
Delitti Esemplari- Max Aub
Il gioco
Nella penombra
di un pensiero
assiduo,
perenne mistero
curioso destriero
stanco
crepuscolare incanto.
Uno sguardo...
taglia il silenzio
dal diario di bordo di Maria Loi
MINI-GLOSSARIO
di Alberto Corongiu
A Albertazzi Aub Amleto Alessio Angelo (Misura per misura) Anime ("la nostra" di
Savinio - quelle teatrali di Santagata, quella di Eyolf) Assenza (Moriconi) Autunno Acqua
(minerale) Anna Andrea Alberto (non solo nel senso di Savinio ma anche di Corongiu...)
B Bertolucci Boi (Carla) Blade Runner Barbara Becchini
C Claudia (Cicalò) Canovaccio Casilino Cordelia Cimitero Censura (Pasolini) Cossu
(Roberto) Carla Chiara
D Delitti (esemplari) Degli Esposti D'Annunzio Desdemona Divina (di Palermo) Don
Chisciotte De Chirico (fratello maggiore di Savinio e padre "spirituale" di
Piera)
E Epopea (Iole) Ex Iugoslavia Ex Fornaci Picci Eyolf Ernesto (il tecnico col cappellino)
Efisio
F Fiore (in bocca) Fiori (addetto stampa di Gaetano) Fiorino (autovettura di Gaetano)
Francesca
G Gaetano Gennaro (Nino)
K Koltès
I Isolateatro
Iole Ibsen
J Jim
L Lavia (Lele) Lanciano (Loredana) Lai (Luca) Laboratorio Leggio Luisa
M Marino Marceddu Moriconi Max (Aub e Speziani) Madre (Pasolini) Mario Milena Miti -
Misura per misura Maria (Woitzeck) Mickail
N Nuti Notte (poco prima della foresta) Nuova Sardegna Ninetto Nuvole
O Organizzazione Ofelia Otello Omaggi Occhiali (Nuti - Degli Esposti)
P Puppa (Paolo) Pasolini (Pierpaolo) Piovanelli Pirandello Pratone Padre Pitz'e Serra
Palermo
Q Quartu
R Ressa (per vedere gli spettacoli) Rita Re Lear "Raccontar cantando"
S Squarzina Santagata Strindberg Shakespeare Savinio Sogno Salvatore Sanna (Roberta)
T "Terra sventrata" Totò Tramonto Trionfo (massimo successo, ma anche regista
di un'edizione de "Il piccolo Eyolf")
U Unione Sarda
V Verdastro
W Woizeck
Z Zordan - Zedda (Daniela, fotografa)
COMUNE DI QUARTU S. ELENA, ISOLATEATRO, IL CANOVACCIO
LA NATURA SULLO SCHERMO
FEBBRAIO - MARZO - APRILE - MAGGIO
1995 PROIEZIONI CINEMA PROIEZIONI VIDEO RICERCA QUESTIONARIO CONCORSO
ILLUSTRAZIONE GENERALE
"La natura sullo schermo" è un'iniziativa per riflettere tutti insieme
sull'ambiente attraverso il cinema.
I film e i documentari in programma sono dedicati agli animali, al verde, al mare, alla
terra, ma soprattutto parlano del rapporto degli uomini con la natura.
Il bisogno di ecologia nella nostra società è sempre più forte, perchè molti e gravi
sono i problemi ambientali del nostro pianeta. L'inquinamento del suolo e delle acque,
l'estinzione di tante specie animali, la piaga degli incendi in Sardegna, il degrado del
mare e delle coste non sono problemi distanti, ma ci riguardano in prima persona.
Tutti siamo un po' responsabili e tutti possiamo fare qualcosa.
PROIEZIONI CINEMA
(febbraio-marzo)
Il progetto prevede la proiezione di n° 2 film dedicati alla natura, agli animali,
all'ambiente, particolarmente adatti agli alunni delle scuole elementari. Gli argomenti
trattati e la generale semplicità del linguaggio visivo, permetteranno un'elaborazione
successiva, in termini di breve discussione collettiva o impostazione di lavoro
individuale o di gruppo.
Da quando il problema di un rapporto più rispettoso ed equilibrato con la natura si è
fatto più pressante, il cinema, potente specchio di realtà, sogni ed incubi, ha regalato
immagini in abbondanza sull'argomento. Sono molti i film europei sulla catastrofe atomica,
innumerevoli i riferimenti allo scempio dell'uomo nei confronti del patrimonio naturale,
esistono perfino festival specializzati, ma resta comunque estremamente difficile trovare
film adatti alla sensibilità dei ragazzi, opere che li facciano riflettere senza
aggredirli, senza spaventarli. I ragazzi nel fruire di audiovisivi spesso si ritrovano
senza strumenti per difendersi dalle "aggressioni" delle immagini, non trovano
nell'adulto nè l'interlocutore necessario per discutere ed elaborare nè il referente
affettivo in grado di rassicurare. I bambini, se fossero adeguatamente guidati sarebbero
in grado di vedere immagini di ogni tipo senza rischi per il loro sviluppo.
L'ambiente, come argomento principale, nei film che il progetto propone, non avrà sempre
lo stesso tipo di prospettiva o di risalto, a volte sarà protagonista assoluto, a volte
sottofondo costante, a volte sarà un riferimento ad un aspetto più complesso, in ogni
caso tutti i filmati potranno essere analizzati, discussi, rielaborati affinchè l'accento
venga spostato sul rapporto uomo/natura. Per ogni film proposto verrà fornita una scheda
per i ragazzi e una per l'insegnante con semplici suggerimenti di percorsi didattici
possibili e qualche elemento per facilitare l'analisi della struttura.
I film proposti sono un piccolo stimolo per riflettere sull'ambiente, possono diventare un
buon contributo all'educazione ecologica se verranno rielaborati dai ragazzi con l'aiuto
delle loro insegnanti.
I film saranno scelti tra una rosa di titoli preventivamente individuati con criteri di
pertinenza all'argomento, di facile fruibilità per i ragazzi e in relazione all loro
disponibilità sul mercato della distribuzione.
- La partecipazione alle proiezioni sarà totalmente gratuita.
- I trasporti logistici degli alunni (tramite pulman) saranno a totale carico
dell'Associazione Il Canovaccio.
DOCUMENTARI IN VIDEO
(marzo-aprile)
Video proiezioni di numero 4 videodocumentari. Con l'espandersi del mezzo video, oggi è
possibile rinvenire sul mercato un discreto quantitativo di video cassette genericamente
dedicate all'ambiente. Documentari naturalistici come quelli prodotti e commercializzati
dalla National Geographik sono spesso a disposizione di insegnanti e alunni nelle
videoteche delle scuole. E' più difficile, invece, reperire e quindi vedere, materiali
prodotti in Sardegna sull'ambiente sardo. Eppure sono ormai un certo numero i giovani
autori di video che hanno realizzato filmati documentari anche sull'ecologia, il problema
è purtroppo quello di una distribuzione poco efficiente, frammentaria e poco attenta alle
esigenze del pubblico soprattutto giovane.
- La partecièazione alle videoproiezioni sarà totalmente gratuita.
- Le proiezioni dei videodocumentari saranno effettuate presso le stesse scuole a cura
dell'Associazione Il Canovaccio.
***
RICERCA
QUESTIONARIO
Effettueremo un' indagine conoscitiva riguardo le attitudini sull' argomento
ambiente/natura da parte degli alunni attraverso l'elaborazione di un questionario.
CONCORSO
- Modalità di partecipazione:
a) Possono partecipare tutti gli alunni che saranno coinvolti nel progetto, che abbiano
visto almeno un film e almeno un documentario sull'argomento ambiente.
b) Si può partecipare individualmente o in gruppo inviando un lavoro su carta(cartelloni,
ricerche illustrate graficamente, collages, disegni realizzati con ogni tipo di tecnica)
nelle dimensioni massime di 100x70cm, in riferimento agli argomenti suggeriti alle
audiovisioni, da una scena particolare del film o anche su un tema ecologico personalmente
individuato, scrivendo sul retro degli elaborati nome/i, classe, indirizzo scuola, titolo,
ed una breve esplicazione dell'opera, allegando il questionario e/o i questionari
debitamente compilati.
c) Gli elaborati verranno ritirati dai responsabili organizzativi dell'Associazione Il
Canovaccio.
d) Il limite di presentazione dei lavori viene fissato per la data del 2 maggio 1995.
e) La commissione esaminatrice sarà composta da un membro/docente per ogni circolo
didattico, da un componente dell'Associazione Il Canovaccio e sarà presieduta
dall'Assessore all'Ambiente del Comune di Quartu Sant'Elena o suo delegato.
***
Costo complesivo del progetto lire 27.731.092 più iva 19% (lire 5.268.908) per un totale
di lire 33.000.000 (trentatremilioni)
LA NATURA SULLO SCHERMO
1995
PROIEZIONI CINEMATOGRAFICHE
ISOLATEATRO
FORMAZIONE DEI GRUPPI
GIORNATE PROIEZIONI
CINEMA
1° CIRCOLO
GRUPPO - A -(ORE 8,30) 1°FILM 2°FILM 3°FILM
3 A Via Firenze 21/02 02/03 07/03
3 B Via Firenze 21/02 02/03 07/03
5 A Via Firenze 21/02 02/03 07/03
5 B Via Firenze 21/02 02/03 07/03
2° CIRCOLO
GRUPPO - B -(ORE 10,30)
5 C Via Foscolo 21/02 02/03 07/03
5 D Via Foscolo 21/02 02/03 07/03
3°CIRCOLO
5 G Via Fieramosca 21/02 02/03 07/03
3° CIRCOLO
GRUPPO - C -(ORE 8,30)
3 E Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
3 F Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
3 G Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
3 H Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
GRUPPO - D -(ORE 10,30)
4 E Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
4 F Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
4 G Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
4 H Via Fieramosca 22/02 01/03 09/03
GRUPPO - E -(ORE 8,30)
3 I Via Alghero 25/02 04/03 06/03
3 L Via Alghero 25/02 04/03 06/03
5 I Via Alghero 25/02 04/03 06/03
5 L Via Alghero 25/02 04/03 06/03
GRUPPO - F -(ORE 10,30)
5 A Via San Benedetto 25/02 04/03 06/03
5 B Via San Benedetto 25/02 04/03 06/03
5 C Via San Benedetto 25/02 04/03 06/03
5 D Via San Benedetto 25/02 04/03 06/03
4° CIRCOLO
GRUPPO - G -(ORE 8,30) 1°FILM 2°FILM 3°FILM
3 A Via Is Arenas 24/02 27/02 08/03
3 B Via Is Arenas 24/02 27/02 08/03
4 A Via Boito 24/02 27/02 08/03
4 C Via Boito 24/02 27/02 08/03
5° CIRCOLO
GRUPPO - H -(ORE 10,30)
4 A Via Mar Ligure 24/02 27/02 08/03
4 B Via Mar Ligure 24/02 27/02 08/03
5 A Via Dei Nasturzi 24/02 27/02 08/03
5 B Via Dei Nasturzi 24/02 27/02 08/03
TITOLI DEI FILM
1°FILM:"LE AVVENTURE DELLA PICCOLA BALENA BIANCA" di Jannick Hastrup
2°FILM:"LA RANOCCHIETTA E LA BALENA" di Jean Claude Lord
3°FILM:"CHARLIE SALTA E CICCIO PALLA CONTRO I PIRATI DEL COMPUTER" di Jean
Gissberg
- La partecipazione alle proiezioni sarà totalmente gratuita.
- I trasporti logistici degli alunni (tramite pulman) saranno a totale carico
dell'Associazione Il Canovaccio.
LA NATURA SULLO SCHERMO
1995
DOCUMENTARI
ISOLATEATRO
FORMAZIONE DEI GRUPPI
GIORNATE PROIEZIONI
VIDEO
1° CIRCOLO
GRUPPO - A -(ORE 8,30) 1°e 2° VIDEO 3°e 4° VIDEO
3 A Via Firenze 03/04 29/04
3 B Via Firenze 03/04 29/04
5 A Via Firenze 03/04 29/04
5 B Via Firenze 03/04 29/04
2° CIRCOLO
GRUPPO - B -(ORE 10,30)
5 C Via Foscolo 03/04 29/04
5 D Via Foscolo 03/04 29/04
3°CIRCOLO
GRUPPO - C -(ORE 8,30)
5 G Via Fieramosca 04/04 28/04
3 E Via Fieramosca 04/04 28/04
3 F Via Fieramosca 04/04 28/04
3 G Via Fieramosca 04/04 28/04
3 H Via Fieramosca 04/04 28/04
GRUPPO - D -(ORE 10,30)
4 E Via Fieramosca 04/04 28/04
4 F Via Fieramosca 04/04 28/04
4 G Via Fieramosca 04/04 28/04
4 H Via Fieramosca 04/04 28/04
GRUPPO - E -(ORE 8,30)
3 I Via Alghero 05/04 27/04
3 L Via Alghero 05/04 27/04
5 I Via Alghero 05/04 27/04
5 L Via Alghero 05/04 27/04
GRUPPO - F -(ORE 10,30)
5 A Via San Benedetto 05/04 27/04
5 B Via San Benedetto 05/04 27/04
5 C Via San Benedetto 05/04 27/04
5 D Via San Benedetto 05/04 27/04
4° CIRCOLO
GRUPPO - G -(ORE 8,30) 1°-2° VIDEO 3°-4° VIDEO
3 A Via Is Arenas 06/04 26/04
3 B Via Is Arenas 06/04 26/04
GRUPPO - H -(ORE 10,30)
4 A Via Boito 06/04 26/04
4 C Via Boito 06/04 26/04
5° CIRCOLO
GRUPPO - I -(ORE 8,30)
4 A Via Mar Ligure 07/04 24/04
4 B Via Mar Ligure 07/04 24/04
GRUPPO - L -(ORE 10,30)
5 A Via Dei Nasturzi 07/04 24/04
5 B Via Dei Nasturzi 07/04 24/04
TITOLI DEI VIDEO
1° VIDEO:"IL CERVO" di Peter Lalovich
2° VIDEO:"IL CINGHIALE" di Peter Lalovich
3° VIDEO:"GLI UCCELLI DI PALUDE" di-Peter Lalovich
4° VIDEO:"L'ECOSISTEMA" di Peter Lalovich
"ANIMA MUNDI" di Godfrey Reggio
- La partecipazione alle videoproiezioni sarà totalmente gratuita.
- Le proiezioni dei videodocumentari saranno effettuate presso le stesse scuole a cura
dell'Associazione Il Canovaccio. |