HP

STAGIONE '97
ARSE FUCINE STRIDENTI
ANNO
SECONDO
AD ANTONIN ARTAUD
LABORATORIO TEATRO SPETTACOLI

anno 92
anno 93

anno 94
anno 95
anno 96
anno 97

anno 98
anno 99

CALENDARIO

Regione Autonoma della Sardegna - Assessorato dello Spettacolo- Comune di Quartu Sant'Elena - Assessorato alla Cultura - Provincia di Cagliari - Assessorato alla Cultura - Presidenza Consiglio dei Ministri- Dipartimento dello Spettacolo - 1997 - 2*ARSE*FUCINE*STRIDENTI*2 - DIRETTE DA GAETANO MARINO

GENNAIO/GIUGNO
*AD ANTONIN ARTAUD
Corpi e Visioni/M. Antunez Roca e Carlo Infante
I duellanti/Nicola Savarese e Claudio Morganti
Trilogia della pazienza/Nicola Savarese
*LABORATORI TEATRO/OFFICINA
Claudio Morganti
Marinella Manicardi
*SOTTOSUOLODEITEATRI
Rassegna di teatro
*PRODUZIONE
Il figlio di Bakunìn/Sergio Atzeni
*CINEMA D'AUTORE
Manuela Fiori
ISOLATEATRO
SALA OFFICINA
Arse fucine stridenti
gennaio-maggio 1997
seconda edizione
"Arse Fucine Stridenti" giunge al suo secondo anno di vita. La stagione 1997 dell'Isolateatro non abbandona la sua natura apparentemente caotica e contraddittoria per pescare in una materia informe che ancora una volta trova anima nello scontro fra pensieri, linguaggi, azioni e sentimenti diversi. Dal raccontare teatro dello scorso anno, ad un fare teatro che coinvolgerà in maniera più diretta gli spettatori e gli studenti delle scuole superiori di Quartu Sant'Elena, con la possibilità di assistere ai laboratori teatrali, sempre seguiti da dimostrazioni di lavoro o ipotesi di messa in scena a porte aperte o alle prove.
All'isolateatro si aggiunge inoltre un nuovo spazio culturale. Un nuovo teatro, un nuovo cinema, una sala per prove, laboratori, dimostrazioni di lavoro e mostre che affianca l'Isolateatro con un ingresso unico creato per diventare luogo di incontro, chiacchiere e lettura aperto ogni sera, nei giorni di spettacolo, dalle 20,30 in poi.
"Arse Fucine Stridenti" inizia a gennaio con il laboratorio teatrale Claudio Morganti (dimostrazione di lavoro il 9 febbraio), seguito a maggio da Binomio, laboratorio con Marinella Manicardi che si chiuderà il 24 e 25 maggio con un'ipotesi di messa in scena.
Il mese di gennaio prevede poi l'avvio di un ciclo di proiezioni cinematografiche, destinate agli studenti delle scuole superiori di Quartu Sant'Elena, su un progetto curato da Gianni Olla. Modi del raccontare per immagini, questo il filo rosso che riunisce i cinque film proposti come cinque diversi modelli narrativi. Le pellicole saranno presentate e discusse in sala. Sul fronte cinematografico riprenderà a gennaio (e proseguirà sino a tutto il mese di marzo)la consueta rassegna di Cinema d'autore. Si aggiunga la rassegna Interiors. Squarci di vita familiare sul grande schermo (nei pomeriggi di venerdì e sabato) promossa in collaborazione con l'Università della Terza Età di Quartu Sant'Elena.
Nel calendario teatrale, dal 4 all'8 febbraio, la cinque giorni dedicata Ad Antonin Artaud. Si parte con la serata Corpi e visioni: in programma la performance Epizoo dello spagnolo Marcel.lì Antunez Roca presentata dal critico teatrale Carlo Infante e alcuni videoclip del gruppo catalano La Fura dels Baus e dello stesso Antunez Roca. Claudio Morganti sarà poi protagonista, assieme a Nicola Savarese, professore di storia del Teatro all'università di Lecce, de I Duellanti, incontro/scontro sul teatro orientale e occidentale, cui seguiranno, nei giorni successivi (6-7-8 febbraio), tre conferenze spettacolo curate dallo stesso Savarese. Questi i titoli della Trilogia della Pazienza: "Parigi/Artaud/Bali. Antonin Artaud vede il teatro balinese all'Esposizione Coloniale di Parigi del 1931", "Ejzenstejn o l'età dell'oro. pensando a Que Viva Mexico!", "Il mio divano orientale è Mishima. Tradizione e modernità del teatro giapponese". Con Arse Fucine Stridenti 1997 riprende inoltre la rassegna del "Sottosuolodeiteatri", giunta alla sua settima edizione. L'apertura, ad aprile, è affidata a Bakunìn (dal 3 al 6 e dall'8 al 13 aprile) tratto da Il figlio di Bakunin di Sergio Atzeni, nuova produzione del Canovaccio realizzata in colaborazione con la Cooperativa Teatro Olata. Lo spettacolo è interpretato da Libera Fois, Roberta Perra, Aldino e Giorgio Pinna, Caterina Scalas. Le danze e le coreografie sono di Ornella D'Agostino. L'adattamento e la regia sono di Gaetano Marino Il 18-19-20 aprile il Piccolo Parallelo sarà all'Isolateatro con Caravaggio... i furori, spettacolo scritto e diretto da Enzo Cecchi e interpretato da Marco Zappalaglio. L'ultimo appuntam,ento di aprile è con Silvio Castiglioni e il suo Remengòn, liberamente ispirato a una storia di Nuto Revelli. Il mese di maggio (2-3-4) parte con L'Impasto, gruppo bolognese rivelazione dell'ultima edizione del Festival di Santarcangelo: in scena la Trilogia del balarino, opera per parole, danza e canti di Alessandro Berti e Michela Lucenti. La Galleria Toledo proporrà il 9-10-11 maggio Pulcinella e la dama bianca di Otello con Marco Manchisi e Anna Redi. Seguirà una tre giorni (8-9-10 aprile) con Ars Brevis non-rassegna di arti varie curata da Enrico Pau. La chiusura è affidata a Binomio (24 e 25 maggio), ipotesi di messa in scena dal laboratorio teatrale di Marinella Manicardi.
quando

DATA MANIFESTAZIONE ORARIO RIF.PAGINA
01) 04 FEBBRAIO EPIZOO/INFANTE/CORPI E VISIONI ORE 21,30 P.05
02) 05 FEBBRAIO SAVARESE E MORGANTI/I DUELLANTI ORE 21,30 P.11
03) 06 FEBBRAIO SAVARESE/CONFERENZA SPETTACOLO ORE 21,30 P.12
04) 07 FEBBRAIO SAVARESE/CONFERENZA SPETTACOLO ORE 21,30 P.13
05) 08 FEBBRAIO SAVARESE/CONFERENZA SPETTACOLO ORE 21,30 P.14
06) 09 FEBBRAIO MORGANTI/GRUPPO LABORATORIO ORE 19,00 P.16
07) 03 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
08) 04 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
09) 05 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
10) 06 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 19,00 P.23
11) 08 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
12) 09 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
13) 10 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
14) 11 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
15) 12 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 21,30 P.23
16) 13 APRILE IL CANOVACCIO/BAKUNIN/ATZENI ORE 19,00 P.23
17) 18 APRILE PICCOLO PARALLELO/CARAVAGGIO ORE 21,30 P.24
18) 19 APRILE PICCOLO PARALLELO/CARAVAGGIO ORE 21,30 p.24
19) 20 APRILE PICCOLO PARALLELO/CARAVAGGIO ORE 19,00 p.24
20) 25 APRILE CASTIGLIONI/REMENGON ORE 21,30 P.28
21) 26 APRILE CASTIGLIONI/REMENGON ORE 21,30 P.28
22) 27 APRILE CASTIGLIONI/REMENGON ORE 19,00 P.28
23) 02 MAGGIO L'IMPASTO/TRILOGIA DEL BALARINO ORE 21,30 P.30
24) 03 MAGGIO L'IMPASTO/TRILOGIA DEL BALARINO ORE 21,30 p.30
25) 04 MAGGIO L'IMPASTO/TRILOGIA DEL BALARINO ORE 19,00 p.30
26) 9 MAGGIO TOLEDO/PULCINELLA DAMA OTELLO ORE 21,30 P.33
27) 10 MAGGIO TOLEDO/PULCINELLA DAMA OTELLO ORE 21,30 p.33
28) 11 MAGGIO TOLEDO/PULCINELLA DAMA OTELLO ORE 19,00 p.33
29) 16 MAGGIO ARS BREVIS/PAU ORE 21,30 P.36
30) 17 MAGGIO ARS BREVIS/PAU ORE 21,30 p.36
31) 18 MAGGIO ARS BREVIS/PAU ORE 19,00 p.36
32) 24 MAGGIO MANICARDI/IPOTESI MESSA IN SCENA ORE 21,30 P.19
33) 25 MAGGIO MANICARDI/IPOTESI MESSA IN SCENA ORE 19,00 p.19
- PREMIO ISOLATEATRO 97/CONCORSO DRAMMATURGIA P.21
- CINEMA D'AUTORE P.38
- CINEMA SCUOLA P.39
- CHI SIAMO P.43
ad Antonin Artaud
dal 4 all'8 febbraio 1997
4
Corpi e Visioni
EPIZOO
performance di Marcel.lì Antunez Roca
presentata da Carlo Infante
5
I DUELLLANTI
con Claudio Morganti e Nicola Savarese
6-7-8
TRILOGIA DELLA PAZIENZA
tre conferenze spettacolo a cura di Nicola Savarese
Artaud
Mishima
Ejzenstejn
dal 4 all'8 febbraio
ad Antonin Artaud
4 febbraio
Corpi e visioni
programma della serata
ore 21,30: I presagi di Artaud. Teatro in trance e cyberperformance, presentazione di Carlo Infante
ore 22,00: Epizoo performance di Marcel.lì Antunez Roca (durata 25')
ore 22,30: videoclip de La Fura dels Baus/Antunez Roca/Los Rinos
ore 23,00: replica di Epizoo (25')
Il nuovo paradosso dell'attore
Si parla tanto, a sproposito, di performance multimediali e interattive. Sono aggettivi che fanno scattare come una molla tanti di quegli spettatori che la sperimentazione teatrale ha perso per strada. Spettatori che hanno spesso attraversato il teatro in cerca di quello "spirito del tempo" che allora, fino alla metà degli anni Ottanta, Il Nuovo Teatro ha saputo esprimere.
Una nuova domanda di spettacolarità sta però emergendo, dai Centri Sociali in particolare e in quelle Discoteche che vogliono reinventarsi come luoghi di estrema ritualità urbana.
Ma sono ancora troppo scarse le opportunità per soddisfarla.
L'occasione forte è ora offerta da una performance che più di tanti altri vagheggiamenti di "teatro interattivo" ha drammatizzato in modo emblematico il rapporto tra corpo e computer.
Si tratta di Epizoo di Marcel.lì Antunez Roca, uno dei fondatori del mitico gruppo catalano de La Fura de Baus.
Da anni non opera più con quella banda di guastatori per concentrarsi su una ricerca meno chiassosa che si è finalmente tradotta in questa cyber-performance.
Marcel.lì è su un piedistallo, seminudo e cablato. E' avvolto da piccoli tubini trasparenti che agiscono con servomeccanismi pneumatici su piccoli arnesi ortopedici applicati al viso e ad una lunga serie di altre parti del corpo.
In un angolo il personal computer a disposizione degli spettatori, costretti quindi ad assumersi una responsabilità: quella di far accadere il teatro cliccando. Sullo schermo de PC si trova infatti un'interfaccia grafica che ricrea, in un "computoon" (un cartoon realizzato al computer) molto divertente, il corpo del performer. Dopo un po' si capisce, il prima possibile, anche grazie a qualche istruzione per l'uso opportunamente impartita, che su quello schermo si deve andare a cliccare se si vuole che qualcosa accada. E' dopotutto il principio di qualsiasi interattività multimediale: se non clicchi non navighi. Non accade niente. Anche a teatro inizia a profilarsi così la nuova identità del "prosumer" (il produttore-consumatore) di cui tanto si parla a proposito del multimedia interattivo. Lo spettatore di una cyber-performance come questa non sarà quindi non solo spettatore-consumatore ma anche produttore dell'evento.
Ad ogni cliccata sulle zone attive dell'interfaccia grafica viene attivato un compressore che spara aria nei tubicini che a loro volta animano gli arnesi che manipolano bocca, naso, occhi, orecchie, pettorali e natiche.
La piattaforma rotante ci presenta il "corpo glorioso" (citare Antonin Artaud è inevitabile) che come una sorta di San Sebastiano postumano viene invaso dall'azione altrui.
O come una "supermarionetta": il riferimento a Gordon Craig, grande teorico del teatro del novecento, non è casuale.
Il paradosso messo in scena da Antunez è evidente: il rapporto uomo-macchina viene clamorosamente ribaltato in un gioco di massacro in cui il corpo è a disposizione del computer interattivo. Ed è inevitabile l'imbarazzo dello spettatore che agendo sull'interfaccia grafica provoca un'azione fisica riflessa sul cybermartire.
In questo caso da mettere a fuoco è l'azione dello spettatore che cliccando sul simulacro digitale del performer provoca la reazione del corpo dello stesso. E' lo spettatore che produce l'azione attraverso una "teleoperazione": la forma più avanzata dal rapporto uomo-macchina.
Se lo spettatore non clicca non accade niente.
Il teatro non ci sarà.
S'invera qui, in questa televirtualità che dal clic su un simulacro immateriale produce l'azione di un corpo, un nuovo paradosso dell'attore.
da articoli di Carlo Infante
su "Virtual" giugno 1995 e "L'Unità" marzo 1996
I presagi di Artaud
di Carlo Infante
Artaud presagì quanto sarebbe diventato complesso, se non impossibile, esprimere un'emozione vitale in un modo sempre più mediato, sempre più inautentico.
Allora, negli anni Trenta, la sua insofferenza veniva gridata contro le sovrastrutture della Letteratura e del Dramma borghese saturo di psicologismi. Il teatro che cercava Artaud (nato proprio cent'anni fa, il 4 settembre 1896) tendeva infatti a radicalizzare la contraddizione tra fisicità e sovrastrutture psichiche e culturali.
Un atto di estremismo vitale. Un "teatro della crudeltà" impossibile mai realizzato se non intuito in una trasmissione radiofonica mai andata in onda (Pour en finir avec le Jugement de Dieu" censurata dalla radio francese) e nella partecipazione estatica alle ritualità trance balinesi e tarahumaras. Oggi, nell'era del virtuale, all'ultimo stadio della comunicazione mediata, il corpo appare come un estremo luogo dello scontro tra vita e finzioni, e non solo risale alla mente ma muove forme di spettacolarità lo evocano, rilanciandone l'estremismo vitale.
L'interattività stana il corpo
Paradossalmente, le tecnologie più avanzate, quelle digitali e interattive, invitano la fisicità ad entrare in gioco nell'atto di comunicazione, ristabilendo l'equilibrio perduto tra il corpo e il mondo. Una sfasatura iniziata con la convenzione della Scrittura e degenerata negli ultimi decenni di inerzia televisiva.
Il passaggio corpo-tecnologie digitali-mondo è senza dubbio complesso, ancor più intricato di quello che è oggi è possibile immaginare.
L'interattività stana il corpo: non è solo una questione di cliccate con un mouse ma di riconfigurazione sensoriale dei nostri assetti psicologici. Si tratta di un nuovo paradigma attraverso cui la nostra coscienza cognitiva si coniuga con quella percettiva in approcci nuovi con la conoscenza. E' per questo che è necessario superare la dicotomia uomo-macchina e iniziare ad abbandonare certi schemi mentali per accettare che la mutazione psicologica in atto nel corso dell'avanzamento tecnologico possa esprimere potenzialità attraverso cui è possibile intravedere un'espansione della coscienza evolutiva.
Viviamo infatti in una epoca di transizione tra una civiltà umanista e una che è difficile definire se non "post". Vengono abbandonati dei valori consolidati ma non ne emergono altri; uno dei pochi modi è quindi quello di sollecitare una disponibilità alla sperimentazione di nuove procedure che inventino relazioni umane e scambio sociale, come quelle offerte dalle navigazioni telematiche, tanto per fare un esempio preciso.
Siamo in mezzo al guado: nell'arco di un passaggio culturale di dimensioni epocali.
Teatro come luogo del paradosso condiviso
Ancora una volta nell'ambito della ricerca artistica e della spettacolarità sperimentale, superato l'ideologismo delle avanguardie, è possibile cogliere indicazioni utili sugli "spostamenti progressivi" delle sensibilità e quelle nuove opportunità di condivisione sulle quali si fonda ogni misura umana di comunicazione. Si può quindi "rendere comprensibile il possibile" anche attraverso quei paradossi umani messi in scena da qualcosa che per convenzione chiamiamo teatro. Il teatro nasce su questo presupposto, quello di spostare il senso comune e la percezione del mondo. Produrre paradossi e condividerli nello spazio-tempo che accomuna attori e spettatori. Si tratta di rischiare (tutti), inventando sia linguaggi che percezioni e non solo conservare repertori culturali predeterminati (come sta accadendo anche per tanta "ex-nuovo teatro"). Il sistema teatrale oggi accoglie sempre meno la complessità di questo rischio, tende infatti a stabilizzarsi sulle nuove consuetudini ed è per ciò che quella funzione espressa così bene dal teatro di ricerca per tanto tempo (in Italia ancor più che altrove) oggi viene in parte, solo in parte, trasmessa da spettacolarità ibrida, contagiata dalla multimedialità digitale.
Il seme della mutazione teatrale
I presagi di Artaud, ancor più che nella "crudeltà" della body art del viennese Hermann Nitsch hanno attraversato come "memi" (gli agenti attivi di quella sorta di genoma dei linguaggi-comportamento di cui parla Dawkins a proposito della "memetica") una sperimentazione teatrale che dal Living Theatre e Grotowski arriva alle cyber-performance di Antunez, Fura dels Baus e Stelarc passando per la postavanguardia teatrale italiana di Magazzini Criminali. La Gaia Scienza, Krypton, etc. Il Living di Julian Beck e Judith Malina contagiò le università europee, trasmettendo il "virus" della prima rivoluzione sessuale che già la beat generation aveva diffuso con le liriche lisergiche; Jerzi Grotowski, principalmente nell'ultima fase della sua ricerca "parateatrale" sulle fonti originarie dell'espressività umana, contribuì a tracciare una rete di riferimenti straordinari tra le trances etniche e la ricerca di alterità "psiconomadi". La Postavanguardia teatrale italiana, con gruppi come i Magazzini Criminali, Taroni-Cividin, Krypton, La Gaia Scienza, (etc), misero in scena inizialmente la dimensione patologico- esistenziale propria di quei comportamenti collettivi che alla fine degli anni settanta furono vissuti dal cosiddetto "proletariato giovanile" in modo che schizoide ancor più che antagonista e poi, in una seconda fase - in cui emersero formazioni come Societas Raffaello Sanzio e Teatro della Valdoca - si vide la formalizzazione di nuove forme di autoesposizione fisica e simbolica, divise tra edonismo metropolitano e ricerca di arcaicità di forte impatto percettivo. In questi elementi è possibile individuare molti precedenti della cyberperformance che sta emergendo ora come una prima risposta alla grande, insoddisfatta, domanda di nuova spettacolarità mutante. Emergono esperienze come quelle espresse dalla cosiddetta "body modification community" e in particolare dai suoi maggiori protagonisti: Stelarc, con il terzo braccio robotico; Orlan con il suo corpo rimodellato chirurgicamente; Athey con l'immolazione del suo corpo trafitto-emblema "body-piercing". D'altro canto abbiamo performances in odore di cyberpunk come Mutoid Waste Company, Survival Research Laboratoires e fondamentalmente, La Fura dels Baus che da più di dieci anni lavora sull'idea di un "teatro panico" artaudiano d'elezione, condito da un sapore catalano che ne amplifica in eventi campali e dionisiaci la matrice estremista. E' da qui che arriva Marcel.lì Antunez, uno dei fondatori della Fura, noto per "Epizoo", una performance in cui si mette in scena un nuovo paradosso dell'attore: quello di essere agito dallo spettatore attraverso un sistema interattivo che cortocircuita l'azione con la visione teatrale. Un paradosso quindi, emblematico per cogliere il valore del superamento dell'idea stessa di "punto di vista" per dar luogo a quella di "punto di vita": l'affermazione di un ruolo sempre più dinamico nel ruolo di condivisione dell'atto di comunicazione, rituale o teatrale che sia. E' qui che si rileva il più forte dei presagi di Artaud.
I richiami degli umori
(...) il teatro dei gesti e li spinge al limite: come la peste, ristabilisce il legame tra ciò che è e ciò che non è, fra la virtualità del possibile e ciò che esiste nella natura materializzata. Ritrova così il concetto dei simboli e degli archetipi, che agiscono come colpi silenziosi, accordi musicali, brusche interruzioni della circolazione, richiami degli umori, esplosioni fiammeggianti di immagini dentro le nostre menti improvvisamente destate; tutti i conflitti che covano in noi ce li restituisce con le loro forze e dà a queste forze nomi che salutiamo come simboli; ed ecco che dinanzi a noi si svolge una battaglia di simboli, lanciati l'uno contro l'altro in un improvvisamente destate; tutti i conflitti che covano in noi ce li restituisce con le forze e dà a queste forze nomi che salutiamo come simboli; ed ecco che dinanzi a noi si svolge una battaglia di simboli, lanciati l'uno contro l'altro in un impossibile zuffa; perché non può esistere teatro se non a partire dal momento in cui comincia veramente l'impossibile e in cui la poesia che si attua sulla scena alimenta e surriscalda simboli realizzati. Questi simboli, traccia di forze mature ma tenute sino allora in schiavitù, e inutilizzabili nella realtà, esplodono sotto forma di incredibili immagini che danno diritto di cittadinanza e di esistenza ad atti per loro natura ostili alla vita delle società. Una vera opera teatrale scuote il riposo dei sensi, libera l'inconscio compresso, spinge a una sorta di rivolta virtuale (che del resto conserva tutto il suo valore solo rimanendo virtuale), impone alla collettività radunata un atteggiamento eroico e difficile"
Antonin Artaud
(da "Il teatro e la peste", 1934)
MARCELI.LI' ANTUNEZ ROCA
Cenni biografici
Marceli.lì Antunez Roca è stato uno dei fondatori del mitico gruppo catalano LA FURA DELS BAUS. Conosciuti in tutto il mondo sono stati gli iniziatori di quel genere di spettacolo tecno-punk ad alto tasso di coinvolgimento. Marcel.lì segue ora una sua particolare ricerca che si è tradotta in questa performance.
Per la varietà di discipline nelle quali lavora Marcel.lì Antunez possiamo dire che è un artista difficile da catalogare. Fondatore e responsabile per 10 anni del coordinamento artistico de La Fura dels Baus, le sue sperimentazioni nei diversi campi come lo spettacolo, la performance. la musica, le arti plastiche films sono state diverse come artista solitario, dopo aver abbandonato il gruppo teatrale catalano.
Ha lavorato in gruppi come Colectivo de Improvisaciòn Libre, Error Genètico e Los Rinos. Il suo lavoro collettivo e individuale è stato presentato in Spagna, Francia, Italia, Germania, Canada, Svizzera, Messico e Australia.
In quest'anno 1996, Marcel.lì Antunez ha presentato EPIZOO in varie città europee, tra le quali possiamo citarne anche della ex Jugloslavia come Maribor e Ljublijana (Slovenia), Belgrado (Serbia), Podgorica (Montenegro) e Zagabria (Croazia) cioè in scenari ancora colpiti dalla guerra, nel ICA (Institute of Contemporany Art) di Londra in un ciclo intitolato Totally Wired in giro per l'Italia con attuazione a Bologna, Decenzano, Milano, Trieste, Reggio Emilia, Modena e Rimini.
Carlo Infante è critico teatrale e cybernauta
5 febbraio
I DUELLANTI
con
Claudio Morganti
e
Nicola Savarese
Un attore e uno studioso si incontrano su un tema: teatri d'Occidente e teatri d'Oriente: idee, dubbi, nostalgie, propositi e scintille su uno dei terreni più fertili e creativi del teatro del Novecento, l'incontro con i teatri dell'Asia.
6-7-8 febbraio
Trilogia della Pazienza
tre conferenze spettacolo
a cura di Nicola Savarese
La Trilogia della Pazienza raccoglie ricerche sulla cultura teatrale e cinematografica del '900 sotto forma di conferenze-spettacolo. Attraverso una serie di documenti - testi letterari, giornali, film, musiche, fotografie, dipinti, manifesti - le conferenze ricostruiscono, con la voce stessa dei protagonisti, brevi passaggi d'esistenza di Antonin Artaud, Yukio Mishima e Sergei Ejzenstejn. Gli avvenimenti narrati, sebbene possono sembrare romanzati, sono invece tutti realmente accaduti e mostrano come spesso il caso e la coincidenza giochino in favore dell'arte. Nel proporre insieme le tre conferenze ho riunito un lavoro svolto nell'arco di anni che ha richiesto di seguire molte tracce e di interesse più fili: da qui il titolo della trilogia che indica la dote, nel corso del tempo, più necessaria. Come ho lavorato? Ho scelto di raccontare delle storie. Ho accostato i nessi diretti degli avvenimenti e i nessi associativi perché il racconto dimostrasse tutta la reale complessità dei personaggi e degli avvenimenti narrati. Così, improvvisamente, antichi legami si sono di nuovo saldati e sono entrati in relazione tra loro. Solo allora, ciò che appariva complicato è tornato ad essere semplicemente una storia. La storia dello spettacolo del XX secolo.
Nicola Savarese

6 febbraio
Parigi/Artaud/Bali
Antonin Artaud vede il teatro balinese
all'Esposizione Coloniale di Parigi del 1931
Attore disoccupato, regista deluso, poeta rifiutato, già vessato da frequenti crisi nervose che lo costringevano a lunghi soggiorni in case di cure, il trentacinquenne Artaud trova la forza di scagliarsi contro il teatro mortale del suo tempo. La visione del teatro balinese, alla fine dell'estate 1931, costituisce per lui una vera e propria folgorazione: le immagini degli attori-geroglifici danzarono a lungo nella sua mente fino a diventare addirittura il simbolo di un teatro sognato all'inizio della sua profezia teatrale. La conferenza che ricostruisce, nel clima degli anni venti, le circostanze in cui Artaud vide il teatro balinese nel padiglione olandese dell'Esposizione Coloniale, si svolge in tre parti:
I. PARIS AT NIGHT - Dove Jacques Prévert, Aragon, Anais Nin, Simone de Beauvoir, Henry Miller e Barbette illustrano la Parigi del 1931, mentre Jacques Copeau si ritira dal teatro e Artaud cerca un lavoro, un lavoro qualsiasi.
II. TABU' - Dove Bali si profila all'orizzonte non del teatro ma del cinema, quello di Friederich Willhelm Murnau che fuggito dalla Germania fece fortuna a Hollywood e non contento volle partire per i mari del Sud su uno yacht chiamato Bali ma si fermò a Thaiti, colonia francese, e vi girò Tabù.
III. PETIT GALA COLONIAL -Dove finalmente si apre l'Esposizione Coloniale di Parigi e mentre gli indigeni delle colonie si mostrano nei padiglioni che imitano le loro dimore lontane, Josephine Baker, Michel Leiris, un compagno surrealista e qualcun altro illustrano i pregi e i difetti dei padiglioni medesimi e della vita che li anima.
7 febbraio
Ejzenstejn o l'età dell'oro
Pensando a Que Viva Mexico!
Per non sottostare alle imposizioni e ai ricatti delle case produttrici di Hollywood, Ejzenstejn, già famoso in tutto il mondo per i suoi film sulla rivoluzione sovietica, approdato negli Stati Uniti per studiare il cinema sonoro, decide di girare un film sul Messico con una produzione indipendente. Lo scrittura socialista americano Upton Sinclair si incarica, insieme alla moglie, di raccogliere i fondi per l'impresa, mentre Ejzenstejn con i fidi compagni Alexandrov eTissè già inizia le riprese in territorio messicano,. Ejzenstejn tiene molto a questo film. L'idea di creare una grandiosa epopea del Messico, della sua gente, delle sue tradizioni e delle sue rivoluzioni lo spinse a trovare soluzioni narrative geniali, che non avevano paura di nessun limite e che tendevano ad un risultato al di fuori della norma. Il clima di una natura libera e solare, la cultura millenaria che abita i profili delle piramidi maya e azteche, il grande esorcismo della morte trasformata in pani di zucchero, l'atmosfera delle coloratissime fiestas messicane trasformano il soggiorno messicano di Ejsenstein e dei suoi compagni in un'avventura immortale, durante la quale restano sconvolte regole del cinema, tutte le proporzioni tra progetto e realizzazione, creazione e improvvisazione, arte e vita privata. E, infine, tra denaro e arte.
Così la vendetta degli dei non si fa attendere. Lo scrittore Sinclair si ritira dall'impresa e per recuperare i soldi investiti non consegna ad Ejzenstejn la pellicola girata perché ne curi il montaggio. Que viva Mexico!, il capolavoro mai nato, è venduto a brani per realizzare una serie di film pubblicitari. Ejzenstejn non vide mai più il frutto del suo lavoro messicano: tornato nella Mosca di Stalin - che l'aveva considerato un disertore per il suo viaggio in Occidente - per anni non fu più in grado di girare film e si limitò ad insegnare cinema.
8 febbraio
Il mio divano orientale è Mishima
Tradizione e modernità del teatro giapponese
Seppuku o Harakiri, il suicidio rituale giapponese, è una delle scene più impressionanti del teatro Kabuki. L'attore che si è preparato, è vestito con un kimono bianco. Il bianco infatti è il colore del lutto. Al centro della scena si pone un tappeto bianco sul quale l'attore si inginocchia e attende. Qualcuno che lo aiuterà a morire gli porge l'arma rituale, una spada corta. I servi si scena si inginocchiano fino a terra per non guardare. L'attore allora fa il gesto di sventrarsi: e buca con la sua spada il sacchetto di carta attaccato alla cintura sotto il ventre. Ne nasce un denso liquido rosso che simula l'effusione del sangue. L'attore rimane immobile un istante. Poi mima l'agonia. La violenza del dolore contrae i suoi tratti. I suoi occhi sono pieni di spavento. Una convulsione percorre le sue membra. Infine ricade lentamente, la faccia contro terra. Ma prima che tocchi terra, il padrino di morte che ha seguito l'azione standone alle spalle, per evitare che un samurai possa mostrare di soffrire, gli taglia la testa con un netto colpo di spada. Quando la scena è finita, i servi di scena arrotolano il tappeto con dentro il corpo del suicidio e il sipario si chiude.
Il grande scrittore giapponese Yukio Mishima morì secondo il rituale alle ore 12.00 del 25 novembre 1970. Secondo la più pura tradizione gli fu anche tagliata la testa. La sua morte passò nel mondo come l'atto di un folle esibizionista. I giapponesi per primi volevano dimenticarla. Questa morte come ogni suicidio è inquietante: e una civiltà come la nostra che la rimuove non può neppure dedicare troppa attenzione all'apocalisse che la sovrasta. Ma non è per la morte o per comprenderne le ragioni che raccontiamo l'ultimo giorno di vita di Mishima. Quel giorno ci interessa perché avvenne come un teatro sapientemente preparato, in cui tradizione e modernità raggiunsero un equilibrio perfetto. Un nodo essenziale dunque per attraversare la raffinata civiltà dello spettacolo giapponese.
Biografia di Nicola Savarese
Nicola Savarese, nato a Roma nel 1945, insegna Storia del Teatro e dello Spettacolo all'Università di Lecce. E' uno degli specialisti del teatro che sanno collegare la ricerca sul passato ad una partecipazione diretta alla vita dello spettacolo. Ha viaggiato a lungo in Oriente (Giappone, Cina, Corea, Indonesia) e si occupa dei rapporti fra teatro occidentale e orientale. Ha insegnato nelle università di Kyoto, Montreal e Malta. Le sue conferenze-spettacolo sono note in Italia e all'estero come esempi di pedagogia teatrale. Tra i suoi studi: Il teatro al di la del mare (Studio Forma, Torino 1980), Teatro e spettacolo fra Oriente e Occidente (Laterza, Bari 1992), Teatri romani (Il Mulino, Bologna 1996) e, in collaborazione con Eugenio Barba, The secret Art of the Performer (Routledge, Londra 1991).
dal 26 gennaio all'8 febbraio
laboratorio teatrale
Claudio Morganti
9 febbraio - dimostrazione di lavoro
Quando si guarda la questione "teatrale", non la si può considerare dal punto di vista della cultura scolastica poiché essa si sottrae a qualunque metodo speculativo esistente.
La questione "teatro" è una questione anomala e va considerata in maniera anomala. E l'anomalia principe è proprio il cercare di considerarla (meglio sarebbe non considerarla per niente).
Non c'è metodo per capire il teatro (il teatro è un'energia altra che non risiede dentro di noi, noi possiamo solo tentare di predisporci per fare in modo che ci attraversi).
La vita scenica di un attore fortunato è fatta di una serie di "sapori" che rendono comprensibile il mistero del teatro, e quanto più lo rendono comprensibile tanto più lo rendono indicibile, inspiegabile.
I processi di ricerca, di individuazione e di riconoscimento dell'energia teatro, sono processi strettamente individuali, personali, privati e non sono traducibili in parole senza il grande rischio del fraintendimento e della inevitabile traduzione errata.
Le parole non dicono nulla se non il grado di salute del pensiero, le parole sono sintomi (Taluni amano dire "le parole sono pietre", ma le pietre, dico io, non sono altro che pietre).
Soltanto se consideriamo il teatro come "analogia" e non come "metafora" possiamo accedere nella dimensione di "utopia" e quindi possiamo giocare a capirlo, a parlarne, a "farlo".
In questa dimensione va collocato dunque il concetto di "laboratorio".
Andrebbe inventata una parola nuova perché la parola laboratorio significa officina, un luogo dove ci si dovrebbe esercitare lavorando nel tentativo di imparare un mestiere, o di affinare quello che già si possiede.
Ma capita che in un laboratorio teatrale ci si renda conto di quanto l'attitudine al teatro poco abbia a che fare con il mestiere e quanto meno abbia a che fare con il concetto di apprendistato.
Il laboratorio è una filiale dell'utopia.
E' la zona franca dove si sperimenta.
Il termine sperimentazione va legato al concetto di arte e non di scienza.
La scienza cerca per trovare, l'arte cerca per poter continuare a cercare. E' l'atto del cercare, che nel suo farsi, produce energie e forme che hanno a che fare con la comunicazione poiché costituiscono "la prova" di una avvenuta reazione chimica.
Il dovere dell'arte è l'incessante ricerca.
Biografia di Claudio Morganti
Claudio Morganti, attore e regista, si è formato negli anni settanta alla scuola di teatro di Carlo Cecchi; ha fondato nel 1979 con Alfonso Santagata la Compagnia Katzenmacher con il quale ha realizzato spettacoli fino al 1993.
Con la stagione teatrale 1993-1994, è divenuto direttore artistico dell'Associazione culturale Esecutivi per lo spettacolo realizzando il progetto RICCARDO III.
Riportiamo qui sinteticamente le diverse fasi del progetto realizzate.
LABORATORI
Arcidosso, Accademia Amiata, Festival Toscana delle Culture Milano, C.T.A.
Modena, Drama Teatri, Centro Teatrale San Geminiano
Cagliari, Palazzo d'Inverno
Soresina, Teatro Comunale
Prato, D'altr'onde
(Questi laboratori erano finalizzati alla individuazione di elementi artistici da inserire nello studio per videocamera)
SPETTACOLO
"Studio per il Riccardo III" è stato presentato al Festival di Santarcangelo diretto da Leo De Berardinis, successivamente al Festival dei Festival di Roma, alla rassegna Segni Barocchi (Trevi) ed in altri teatri italiani. (vedi allegata rassegna stampa)
STUDIO PER VIDEOCAMERA
"La vera storia di Riccardo III" una produzione realizzata al Festival di Arcidosso Toscana delle Culture, con la collaborazione fattiva della Mediateca Regionale.
La post-produzione della prima parte è stata realizzata negli studi del Centro Teatro Ateneo dell'Università di Roma, diretto dal Professor Ferruccio Marotti.
Alla realizzazione del film hanno partecipato tra gli altri gli attori: Marina Confalone, Moni Ovadia, Danio Manfredini, Marco Baliani, Ivano Marescotti, Iaia Forte e molti altri (il progetto non si è ancora concluso)
Per la stagione teatrale 1994/1995
PRODUZIONE
Viene realizzata la seconda produzione sui testi shakespeariani RICCARDO VERSUS AMLETO presentato in prima nazionale al Festival di Santarcangelo e alla rassegna Segni Barocchi (Trevi) dello spettacolo sono state effettuate 50 repliche in numerosi teatri italiani.
STAGIONE 1995/1996
PROGETTO LA SCENA DEL CONSIGLIO dal Riccardo III di William Shakespeare realizzato al Teatro Studio di Scandicci.
Ideazione di Claudio Morganti
collaborazione drammaturgica di Renata Molinari
vengono realizzati dei laboratori di preparazione
allo spettacolo finale oltre a Claudio Morganti vi prendono parte Marco Cavicchioli, Corrado Mura, Sergio Licatalosi, Oscar de Summa, Rosario Bagordo, Milena Costanzo, Novella Livi e Laura Agostino.
ATTIVITA' LABORATORIALI
realizzate a Genova, Scandicci, Prato e Roma
DISTRIBUZIONE DELLO SPETTACOLO "RICCARDO VS AMLETO"
Luglio 1996 debutta in prima nazionale al Festival di Santarcangelo "TEMPESTE" ultimo lavoro, in ordine di tempo, sul teatro di Shakespeare.
Nel corso di questa stagione teatrale Claudio Morganti ha lavorato anche sul Alfred Jarry realizzando un laboratorio con dimostrazione di lavoro-spettacolo che è stato presentato al Teatro dell'Acquario di Roma.
Inoltre Morganti ha partecipato al film di Nanni Moretti "Palombella Rossa", ha realizzato con Alfonso Santagata, per la terza rete della RAI, un video girato nel carcere circondariale di Lodi "Un giorno qualsiasi"; ha partecipato al cortometraggio realizzato da Enrico Pau "La volpe e l'ape".
Nel 1984 ha vinto il premio della critica teatrale ed il premio UBU

dal 12 al 23 maggio
laboratorio teatrale
Marinella Manicardi
Binomio
24-25 maggio - ipotesi di messa in scena

Binomio è un copione teatrale anomalo che Luigi Gozzi ha scritto dal '92 al '96: si tratta di 101 scene a due personaggi.
Ciascuna scena è sufficiente a stabilire una situazione tra i due personaggi e tra una scena e l'altra non c'è continuità, non c'è una storia che le colleghi.
E' possibile così lavorare su qualunque scena e trovare in sede di prove la trama sotterranea che collega, ad esempio, la scena n.1 alla scena n.37, poi alla n.98.
Chiederò agli attori di scegliere:
a) quali scene vogliono interpretare
b) con che partner
c) con che azione o intervento passano da una scena all'altra
E' evidente che da questo materiale si possono ricavare molti spettacoli diversi. Ciò che verrà mostrato al pubblico sarà il risultato del lavoro e delle scelte degli attori coinvolti.
Per arrivare alla composizione finale proporrò giochi di improvvisazione, proseguendo il lavoro già svolto durante ABITARE LE PAROLE E I SILENZI del '96.
Il laboratorio sarà dunque preferibilmente riservato agli allievi del precedente laboratorio non escludendo tuttavia nuove adesioni.
Marinella Manicardi
Biografia di Marinella Manicardi
Nel 1969 Marinella Manicardi viene scelta da Luigi Gozzi, drammaturgo e regista, per l'allestimento de L'Altro Mondo di Savinien de Cyrano de Bèrgèrac premiato nel '71 al Festival di Chieri. Nel '72 si laurea con una tesi in Storia del Teatro ed entra stabilmente nella compagnia Teatro Nuova Edizione con la quale tuttora lavora, a bologna, nella sede storica del Teatro delle Moline. Dal '73 è protagonista di quasi tutti gli spettacoli allestiti da Luigi Gozzi per il TNE/Moline ricevendo giudizi di grande interesse e ammirazione da parte del pubblico e della critica. Alterna all'attività di scena la conduzione di laboratori sull'arte dell'attore. Cura la programmazione del Teatro delle Moline, spazio dedicato alle scritture contemporanee (teatro, musica, danza, letteratura).
Collabora con le biblioteche della Provincia di Bologna per seminari sulla lettura.
TEATRO Tra gli oltre 30 spettacoli realizzati con la direzione di Gozzi: Othello! ('74), Freud e il caso di Dora ('79), Memorie labili ('82), La casa dei ferrovieri ('84), La doppia vita di Anna O. ('89), Giù ('91).
Nelle ultime stagioni ha interpretato spettacoli di teatro-musica e teatro-danza: tra il Binomio ('92 - Festival Musica '900) e Racconto recente notturno ('96).
Ha partecipato a rassegne e festival sia come interprete degli spettacoli di Gozzi sia con monologhi di cui ha curato anche la regia: Soirée d'attrice ('89), Racconti immorali ('92).
CINEMA La neve nel bicchiere ('88) di Florestano Vancini in collaborazione con RAI UNO e Corto viaggio sentimentale ('95) di Marco Marra.
RADIO Per Radio Uno e Radio Tre diversi sceneggiati e Racconti di mezzanotte. Tra questi: I misteri di Bologna ('80) e Di bocca in bocca ('82), testi e regia di Luigi Gozzi.
TELEVISIONE Per RAI TRE le riprese televisive di Freud e il caso di Dora e di Memorie Labili.
dal 3 aprile al 25 maggio

SOTTOSUOLODEITEATRI
rassegna di teatro

3-4-5-6 -8-9-10-11-12-13 aprile
nuova produzione teatrale
Isolateatro
Bakunìn
tratto da Il figlio di Bakunìn di Sergio Atzeni
con
Libera Fois
Roberta Perra
Aldino Pinna
Giorgio Pinna
Caterina Scalas
danze create e interpretate da
Ornella D'Agostino
adattamento e regia
Gaetano Marino
produzione Il Canovaccio
in collaborazione con la Cooperativa Teatro Olata
(prima assoluta)
E' fitto l'intrecciarsi di memorie sfumate nel tempo, in questo affresco disegnato dallo scrittore sardo recentemente scomparso. Chi è il protagonista assente Tullio Saba? Un anarchico, un capopopolo, un incantatore di folle? Ladro, assassino, ribelle, idealista o opportunista? Le testimonianze, i racconti si incrociano. Ognuno lo ricorda a modo suo e nel narrare si materializzano personaggi e schizzi di un mondo (Guspini, le miniere, le lotte sindacali, gli scioperi) nel quale questo leggendario personaggio ha vissuto. Chi egli realmente sia non è dato saperlo. La storia è riscritta per frammenti. Non si saprà mai se sia un traditore o un eroe. Certamente un uomo che della libertà ha fatto la sua leggenda nei sogni e nelle fantasie di un popolo.

18/19/20 aprile 1997
Caravaggio...i furori
uno spettacolo sul pittore
Michelangelo Merisi detto "caravaggio"
con
Gianmarco Zappalaglio
testo regia scelte musicali
Enzo G. Cecchi
Michelangelo Merisi detto CARAVAGGIO (Sett. 1571 - lug. 1610) è un pittore la cui vita e opere sono state vissute in maniera contrastante attraverso i secoli, le direttive artistiche, le sensibilità e i codici morali. Con il '900 è iniziata la sua grande riscoperta e rivalutazione. Si è compreso fino in fondo la rivoluzionarietà della sua opera, l'uso dei modelli, del colore e della luce. Si è cercato di rileggere in maniera diversa la sua vita rivedendola alla luce di un particolare ambiente e periodo storico. Nonostante ciò rimane il fascino nei confronti di quest'uomo e lo stordimento ipnotico della forza dei suoi dipinti. CARAVAGGIO segnò irreversibilmente la pittura che venne dopo di lui. Nei suoi quadri le Madonne sottili ed efebiche divennero vigorose donne del popolo, i Santi evangelici si incarnarono in poveri operai e rustici pastori imponendo una lettura dei soggetti sacri totalmente estranei ai critici d'allora. Pico Cellini disse che alla mostra di Milano del 1951, operai e gente comune guardando i quadri facevano commenti tali da superare a volte qualsiasi dato tecnico e critico.
Note di regia
Per costruire lo spettacolo sono partito dalla visione dei suoi quadri confrontando nostre idee ed ipotesi con i tanti studi di Roberto Longhi, Mia Gregori, Maurizio Calvesi e il film di Derek Jarman. Nella ricerca storica sulla vita del Caravaggio vi sono alcuni vuoti in parte riempibili con deduzioni e ipotesi. Uno di questi vuoti, forse il più grande, riguarda gli ultimi mesi del suo soggiorno napoletano, l'imbarco per Porto Ercole e la sua morte. Una mia ipotesi è che Caravaggio fosse segregato a Napoli per essere protetto dai sicari che già lo avevano aggredito e lo volevano morto, ma anche per essere usato come ostaggio per eventuali baratti e altre speculazioni. Il nostro Caravaggio segregato a Napoli e poi morente a Porto Ercole è un uomo ferito e stanco, consapevole di essere ormai ingombrante come persona e come artista, consapevole di essere "parte infetta" da eliminare. ... I FURORI come la fretta di vivere e di dipingere, come gli eroici furori di Giordano Bruno, come i grandi cambiamenti che con il nuovo mondo attraversano la vita sociale politica e religiosa di quell'epoca. ... I FURORI come la consapevolezza della propria rivoluzionarietà e diversità artistica, consapevolezza del proprio tempo e del proprio destino ... I FURORI come l'assioma che abbiamo utilizzato come nostro punto di partenza per far vivere il nostro CARAVAGGIO: il "carattere" bergamasco ancor più che lombardo che accompagna tutta la vita personale ed artistica del pittore. Nello spettacolo ho perlopiù utilizzato brani da "Rappresentazione di anima e corpo" di Emilio De Cavalieri (la cui formula del "recitar cantando" ha avuto a mio avviso diverse influenze sulla pittura del Caravaggio) e madrigali di Lassus e Arcadelt conosciuti e cantati a Roma i cui spartiti compaiono dipinti nei ritratti dei vari musici e suonatori.
Enzo G. Cecchi
Biografia del PICCOLO PARALLELO
1981 - "GUERRIERI." Di e con Marco Zappalaglio, Enzo Cecchi, Giuliano Bontadini.
1982 - "CANINA LA NOTTE". Di e con Marco Zappalaglio, Enzo Cecchi, Giuliano Bontadini.
1983 - "TERMINAL NORD". Per Genet e Fassbinder.
Di e con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi.
1984 - "MORFEO DANCE". Di e con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi
- "INQUINAMENTI I°". Performance. Di e con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi
- creazione di "Piccolo Parallelo Studio", laboratorio teatrale permanente. Imola 1984/87
1985 - "CORPO ESTRANEO". Performance. Di e con Marco Zappalaglio e di Eno Cecchi.
- "TORRIONI DI FUGA". Di e con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi. Ispirato a "Le belle bandiere" di Pier Paolo Pasolini.
- "PASSAGGIO IN NICARAGUA". Scrittura di MARCO ZAPPALAGLIO
1986 - "LA MIA TERRA BRUCIATA DI SALE". Testo e regia di ENZO CECCHI. Con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi
1987 - "JEANNOT". Da "Diario del ladro" di JEAN GENET. Riscrittura e regia di ENZO CECCHI. Con Marco Zappalaglio, Enzo Cecchi, Luca Boschi, Iris Faigle, Giovanni Bolognini, Daniela Fini, Antonio Zuccarino, Roberto Barnabè, Guglielmo Papa, Alessandro Bernardeschi.
- "MARTEN DELLE ONDE". Testo, scena e regia di ENZO CECCHI.
Con Marco Zappalaglio, Enzo Cecchi, Luca Boschi.
Premio "Narni Opera Prima"
1988 - "MONOMANIACALTANGO" Testo e regia di Enzo Cecchi.
Con Marco Zappalaglio, Enzo Cecchi, Luca Boschi, Iris Faigle
1989 - "PORTO ATLANTIDE". Sette prologhi per morire e rinascere. Testo e regia di ENZO CECCHI.
Con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi.
1989/90 - "FOLK TI TRAI" (TI TRAFIGGA UN FULMINE). Trilogia
Progetto drammaturgico, testi e regia di ENZO CECCHI. Con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi.
- SQUARCI IN CENERE
- LA NOTTE DEL TEMPORALE.
- DALLA FINESTRA SI VEDONO LE TORRI.
1992 - "NELLA SOLITUDINE DEI CAMPI DI COTONE" di BERNARD-MARIE KOLTES.
Primo allestimento in Italia. Scelte musicali, luci e regia di ENZO CECCHI.
Con Marco Zappalaglio ed Enzo Cecchi
- "DELL'AMORE SEMPRE". Testi di Mohamed Choukri. Trascrizione e regia di ENZO CECCHI.
1994 - "IL MIO MISHIMA". Scrittura, scelte musicali e regia di ENZO CECCHI. Dalla vita e l'opera di Yukio Mishima. Con Enzo Cecchi e Pierangelo Vacchelli.
- "IL GIARDINO DELLE ARANCE E DEGLI ANGELI CHE PIANGONO". Testo e regia di ENZO CECCHI. Premio di produzione "Riccione - ATER per il Teatro" - 1994.
Con Marco Zappalaglio, Benedetto Rullo, Benedetta Silva, Andreina Castellazzi.
1995 - "CARAVAGGIO ...I FURORI". Testo, regia, luci e scelte musicali di ENZO CECCHI. Con Marco Zappalaglio.
1996 - "CONTADINI, SERVI, FAMEI". Testo, regia, luci, scelte musicali di ENZO CECCHI. Con Italo Fiorentini, Enrica Fontanini, Luciana Mandotti, Davide Orini, Giovanni Rodini, Giorgia Scalmani, Salvo Trovato.

25-26-27 aprile
CRT
Remengòn
voci dalla guerra
liberamente ispirato a una storia di Nuto Revelli
di e con Silvio Castiglioni
collaborazione di Massimo Eusebio e Francoìs Kahn
Quando io ero bambino la guerra non era tanto lontana. Aveva appena svoltato l'angolo. Doveva essere ancora negli occhi delle persone che proteggevano la mia infanzia. E quando ho imparato a far domade erano pochi, gli adulti, che avessero voglia di starmi a sentire. Ricordo in particolare i silenzi di mio padre.
Poi c'era l'Angiolìn, un vagabondo, un tipo un po' matto. Noi bambini dovevamo evitarlo, anche se nessuna casa gli rifiutava un piatto di minestra. Un "remengòn", come si dice dalle mie parti. L'Angiolin era sempre in movimento. Viaggiava a piedi, evitando le strade. Lo vedo ancora sbucare dal granturco maturo, masticando una radice, con gli scarponi e il cappotto da alpino che indossava estate e inverno. Io lo seguivo di nascosto e gli chiedevo della guerra. Allora l'Angiolin si fermava, si toglieva gli scarponi e iniziava a raccontare con impeto, mimando gli agguati, i rastrellamenti, le fughe precipitose. Si acquattava dietro una zolla o un arbusto, poi scattava come un gatto. Inventava sempre nuovi particolari , allegro e inesauribile. Ma se gli domandavo della Germania - sapevo che lui era stato in Germania - sbatteva le braccia come un pipistrello e correva via.
Molti anni dopo ho incontrato Nuto Revelli, autore di un libro che avrei letto volentieri a mio padre. Raccontava di un ex partigiano che attraverso le testimonianze dei contadini cerca di far luce sulla sorte di un ufficiale tedesco disperso nelle campagne del cuneese nell'estate del '44 durante un'escursione a cavallo. Mi rivedo nello studio di Revelli, seduto in un angolo del divano, col taccuino consunto del suo diario di Russia che mi tremava in mano. Ricordo la sua prima domanda: quanti anni ha lei? Quell'incontro ha dato inizio al mio viaggio nella memoria fino al remengòn, guidato dalle voci familiari dei contadini, che risuonano nel silenzio della campagna; da quelle limpide di Primo Levi e di Ruth Kluger; e dall'eco di altre guerre, come quelle evocate dall'eroe di Cervantes.
Remengòn - voci dalla guerra, è dedicato a Nuto, e al mio eroe, l'Angiolin, che da ragazzo mi divertivo a far scappare al grido: I tedeschi! I tedeschi!
Silvio Castiglioni

Biografia di Silvio Castiglioni
Tra i fondatori del Teatro di Ricerca per il Teatro di Milano (nel cui ambito ha maturato le prime esperienze formative con Eugenio Barba e il Bread and Puppet) e del Teatro di Ventura, gruppo col quale ha realizzato in dieci anni numerosi spettacoli fra cui Baraballo ('85), Il Detto del Gatto Lupesco ('86), Il Medico per Forza ('87), La Tragedia dell'Arte ('88), La questione della Primavera ('82), Immagini dal Don Chisciotte ('83). Fra le numerose partecipazioni e collaborazioni spicca il sodalizio con Raùl ruiz, anche in qualità di assistente alla regia: Lo schiavo del Demonio, I Maghi, Edipo Iperboreo, La Scoperta dell'America ('87 - '90).
La prima regia è del 1985, Il Cacciatore di Vento (da un racconto di Tonino Guerra). Seguono: il Tortuoso amore, da Clarice Lispector ('90), Camille C., di Maria Inversi ('91), Marta e Maria, di Renato Gabrielli ('92). Nel '94 ha scritto e interpretato Corpi estranei, da Heinrich von Kleist. In preparazione Viaggio a Marburg da un racconto di Nuto Ravelli.Ha collaborato con musicisti contemporanei. Ha insegnato in istituti e scuole di teatro in Italia e all'estero, condotto laboratori sulla Commedia dell'Arte e realizzato progetti anche in ambiti extra-teatrali. Dal '94 dirige un progetto di formazione teatrale presso il CRT per le Università della Lombardia e collabora con Leo De Berardinis alla direzione del Festival di Santarcangelo.

2-3-4 maggio
L'Impasto
Trilogia del balarino
opera per parole danza e canti
di Alessandro Berti e Michela Lucenti
parte prima
SKANKRER
O LA FAMIGLIA DELL'ARTISTA
personaggi e interpreti: balarino maladèt: STEFANO QUESTORIO; bagassa religiosa: MICHELA LUCENTI; kankarér: ALESSANDRO BERTI; voce registrata: STEFANO QUESTORIO; testo e regia: ALESSANDRO BERTI; scrittura fisica: MICHELA LUCENTI.
parte seconda
HOME BALOM
L'ARTISTA IN TOURNEE
corpi e storie: ANNA DE MANINCOR e MARCO MERCANTE; mecenata: CRISTINA SPADONI; scrittura e regia: ALESSANDRO BERTI; scrittura fisica: MICHELA LUCENTI.
parte terza
PAMPHLET
personaggi e interpreti: la coreografa: MICHELA LUCENTI
Jojo, la ballerina: ANNA DE MANINCOR
scrittura fisica e scelta musicale: MICHELA LUCENTI
testo e regia: ALESSANDRO BERTI

Nascita della TRILOGIA
Questo spettacolo è nato in tre momenti separati nel tempo. Nell'Aprile del 1996, per L'Assemblea Permanente che Leo de Berardinis organizzò a Bologna, preparammo il primo episodio: SKANKRER. L'accoglienza calorosa tributata a questa operina di ventisei minuti ci spinse ad approfondire il tema, seppur in tutt'altra direzione e con attori e danzatori diversi. Nel Maggio dello stesso anno nacque così HOME BALOM. Incomincia a questo punto una tournèe che vede i due frammenti uniti in un unico spettacolo di un'ora, o più spesso separati, essendo SKANKRER un'opera eminentemente teatrale e al contrario HOME BALOM una sorta di comica finale domestica, che spesso abbiamo rappresentato in soggiorni di case private, proprio i luoghi in cui si svolge l'azione del frammento. Al Festival di Santarcangelo presentammo SKANKRER nella selezione ufficiale e il nuovo nato HOME BALOM in una stanza del Bar Da Carlo in occasione del Santoff. Finalmente nel Settembre '96 nasce la terza parte: PAMPHLET.
Dove va l'artista
Nella TRILOGIA si parla di "balarini", termine quasi dialettale che introduce un abbassamento stilistico nella trattazione di un tema "alto" come appunto il ruolo dell'artista nella società. Diversi sono i tipi di balarino che lo spettatore ha di fronte nel corso dello spettacolo ma in ogni occasione essi suscitano di volta in volta pietà, malinconia, riso sguaiato, tristezza... Il balarino si dibatte come un pesce fuor d'acqua, è sempre fuori luogo e momento. E non si sa se per colpa degli altri o della sua inettitudine di privilegiato. E proprio di questo in fondo parla la TRILOGIA: del fragoroso crollo dei privilegi, privilegi intellettuali, economici, sociali. Un crollo che scatena reazioni opposte.
parte prima: SKANKRER
In SKANKRER seguiamo lo sgangherato calvario famigliare di un "balarino" per selezione che si trova a nascere in una famiglia padana surrealmente vernacolare. Mentre la madre seppur con atteggiamenti equivoci, vorrebbe fare del proprio figlio un artista, il padre cerca di osteggiare violentemente la presunta vocazione del giovane. In SKANKRER si stemperano, impastandosi tra loro, scene comiche e scene di estrema violenza, scene in cui viene esaltata la lievità della danza, e scene in cui i protagonisti si interrogano sul senso sfuggente della vita.
In questa operina sentirete parlare e cantare in una lingua padana che è il dialetto reggiano imabastardito di mantovano. Per quanto riguarda il titolo basterà dire che la frase: "Mo xa fet, se skankrer?" (ma cosa fai, cosa scancheri?) è l'espressione tipica che le madri rivolgono ai figli piccoli intenti in un'attività pericolosa, rumorosa o sporcante. con SKANKRER ci siamo vendicati di tutti i giochi d'infanzia interrotti.
parte seconda: HOME BALOM
HOME BALOM si svolge in un soggiorno liberato dai mobili. due giovani danzatori professionisti si esibiscono di fronte ad una mecenata-mamma, arricchita e dai modi ruspanti a cui essi sono legati per puri motivi di sopravvivenza economica.
Lo scarto tra una formazione che alimenta le aspettative di una grandiosa carriera e la realtà di un nuovo mercato, localistico, disordinato, e paurosamente "profano", con cui il danzatore è costretto a confrontarsi, è il tema di questa seconda parte.

parte terza: PAMPHLET
Una coreografa italo-francese viene chiamata nella Bosnia in ricostruzione. Insieme alla sua giovane danzatrice spiega in una sorta di apparizione televisiva i suoi rapporti con i soldati dell'Onu, i suoi problemi, le sue frustrazioni. Il tema di questo corrosivo ultimo atto della trilogia è la responsabilità dell'artista nei confronti delle grandi tragedie con cui si trova a venire a contatto
Biografia de L'Impasto
L'Impasto è una compagnia fondata nel 1995 da Alessandro Berti e Michela Lucenti dopo una collaborazione con due attori bosniaci Nedzad Maksumic e Diana Ondelj con cui creano lo spettacolo "Regna un grande silenzio" che partecipa al Festival Internazionale di Santarcangelo nel 1994. Nel 1995 nasce "Occidentite" per la regia di Alessandro Berti e per la coreografia di Michela Lucenti.
Nel 1996 il gruppo allarga il proprio organico inserendo attori e danzatori di formazione diversa in linea con la visione artistica eclettica che contraddistingue la compagnia. Il nome L'IMPASTO si riferisce infatti ad un'idea di teatro fisico senza barriere tra i vari linguaggi performativi, un teatro fisico creato dall'inizio alla fine da un gruppo di giovani attori, danzatori, scrittori, registi dalle più varie provenienze umane e artistiche, uniti da una comune urgenza espressiva. La compagnia unisce così diversi linguaggi, come la danza e il teatro, diverse culture teatrali e diverse formazioni attoriali e coreutiche.
L'IMPASTO partecipa inoltre al Progetto Teatranti Occupanti di Bologna, formatosi nel 1995 e composto da sette gruppi di teatro e di danza. Tale progetto oltre a rivendicare spazi teatrali per prove e spettacolo (a tale scopo sono stati occupati nella città di Bologna tre edifici dismessi), si prefigge l'obbiettivo di collegare i vari circuiti di produzione e distribuzione.
L'IMPASTO realizza infatti spettacoli sia in luoghi cosiddetti istituzionali (teatri, festival) che in luoghi considerati off (centri sociali, spazi occupati, circoli ecc.).
Lo spettacolo HOME BALOM è ad esempio in tournèe nei soggiorni di case private, mentre SKANKRER ha debuttato al Teatro San Leonardo di Bologna in occasione dell'Assemblea Permanente "Le leggi del teatro".

9-10-11 maggio
Galleria Toledo
Pulcinella
e la dama bianca di Otello
di Marco Manchisi
con Marco Manchisi e Anna Redi
In una delle sue lezioni sul teatro, tenute presso l'ateneo di Roma, Eduardo de Filippo disse ai suoi allievi: "... quando un attore raggiunge un alto livello di padronanza tecnica e unisce a questa l'arte della sua tradizione mette le ali". Seguendo questo suggerimento ho approfondito la lettura sulle fonti da cui risale l'origine letteraria, storica e teatrale della maschera di Pulcinella.
Analizzando attentamente la mitologia della maschera, ho scoperto così un Pulcinella portatore di una radicale diversità: da un lato come incarnazione sinistra e beffarda, volto e anima del diavolo, dall'altro come erede del buffone e del matto con promesse di misteriosa saggezza. E ponendosi così, come eccesso o difetto, come territorio inferico o come universo magico, dà a tutti la possibilità di accarezzare le forme represse del proprio desiderio, e ritrovare una immagine segreta e perduta di se.
Ed è in questa duplice radice, tentatrice e tentata, che mi ha portato a riflettere sulle personalità così antitetiche, e per questo necessariamente inseparabili, di Jago e di Otello nella tragedia shakespeariana.
Ma ciò che mi ha spinto a scrivere Pulcinella e la dama bianca di Otello è anche quel conflitto che scaturisce dal problema dell'eredità: tra padre e figlio, vecchio e giovane, nostalgia e speranza, quanto più si avvicina il momento del passaggio, della consegna dell'eredità, tanto più si esaltano diversità, gelosie, angosce e rivalità. significativo in questo senso è quanto accade nella commedia di Raffaele Viviani figlio di Pulcinella dove la consegna della maschera dal padre al figlio diviene un passaggio estremamente sofferto. Altro esempio forte è Autobiografia di un Pulcinella, scritta da Antonio Petito che racconta di numerosi episodi della sua famiglia, i Petito, comici napoletani che per varie generazioni si sono faticosamente meritati la maschera di Pulcinella.
Questi due testi mi hanno suggerito di inserire nella struttura drammaturgica alcuni spaccati, schegge in cui galleggiano ricordi e vicende legate alla vita degli attori che hanno messo in scena quella maschera.
Ed è così che in Pulcinella e la dama bianca di Otello, Pulcinella va a cercare suo figlio presso il teatro dove quest'ultimo, dopo aver abbandonato la compagnia del padre, vuole mettere in scena l'Otello, per poter conquistare la maschera affrontando una prova più importante delle solite Pulcinellate. Il padre accetta il gioco e rilancia teatralmente la sfida prendendo i panni di Jago. Nell'intreccio drammaturgico padre e figlio si confondono con Otello e Jago. Nell'intreccio drammaturgico padre e figlio si confondono con Otello e Jago, sdoppiando lingue e desideri, amori e gelosie per il teatro e per Desdemona.
Otello, come nella tragedia shakespeariana, muore travolto dalla gelosia e applaudito dal pubblico di Cipro indossa la sospirata maschera. Muore anche Pulcinella padre, stroncato dal crepacuore per il successo del figlio e per la maschera perduta. L'eredità è così raccolta e la maschera di Pulcinella continua a vivere.
"... la sera del 24 marzo 1876, per concludere sugli applausi, Don Andonio recitando - La Dama Bianca - di Giacomo Marulli ... si sentì male. Avvolto dalle acclamazioni uscì definitivamente di scena... era stata la sua culla il palcoscenico, esso fu la sua tomba".
(Dall'introduzione di Enzo Grano a "Andonio Petito. Autobiografia di un Pulcinella")
Marco Manchisi
Biografia di Marco Manchisi
Nato a Napoli nel 1961. Dal 1977 si occupa di teatro:
come attore
Il gioco di Roberto e Marianna, regia di Arturo Morfino - 1977
Altre storie, regia di Arturo Morfino - 1978
Il corpo e la voce, regia di Arturo Morfino - 1979
Corto Maltese, regia di Marco Mattolini - 1981
Titanic da Enzensberger, regia di Antonio Neiwiller - 1982
Fantasmi del mattino, regia di Antonio Neiwiller - 1984
Darkness teatro delle ombre, regia di Antonio Neiwiller - 1985
Storia naturale Infinita dedicato a Paul Klee, regia di Antonio Neiwiller - 1987
La natura non indifferente dedicato a Joseph Boys; con Steve Lacy trio, regia di Antonio Neiwiller - 1988
Ha da passa' 'a nuttata da Eduardo de Filippo, regia di Leo De Berardinis - 1989
Metamorfosi, regia di Leo De Berardinis - 1990
Totò, principe di Danimarca, regia di Leo De Berardinis - 1991
Rasoi di Enzo Moscato, regia di M.Martone e T.Servillo - 1991
Il ritorno di Scaramouche, regia di Leo De Berardinis - 1994
come attore, autore, regista
Molliche di cuore - 1990
Otto - 1991
Anima-le - 1992
Re Tarlo - 1993
Amlodhi - 1994
Pulcinella e la dama bianca di Otello - 1996
come percussionista
Teatro della carta, regia di Renato Carpentieri - 1986
L'uccello bianco di Denis Diederot, regia di Renato Carpentieri - 1987
Il ritorno di Scaramouche, regia di Leo De Berardinis - 1984
come attore nel cinema
Morte di una matematico napoletano, regia di Mario Martone - 1991
Rasoi, regia di Mario Martone - 1992
Sud, regia di Gabriele Salvatores - 1993
Viaggio clandestino, regia di Raul Ruiz - 1993

16-17-18 maggio
ARS BREVIS
non-rassegna a cura di Enrico Pau
Ars Brevis non è una rassegna, non si rassegna all'idea della rassegna e appunto non rassegnandosi, appare e scompare negli anni, con cadenze che non sono assolutamente regolari. Lo scopo principale di Ars Brevis non è quello di mostrare qualcosa ma di suscitare nel vuoto di un palcoscenico l'incontro fra forme artistiche apparentemente lontane e ostili, in un modo che ricorda la tecnica poetica dell'analogia. Ars Brevis è soprattutto spazio mentale, luogo della parola, c'è spazio per la filosofia, per la poesia, per la pittura, per il teatro, per la musica ma non solo, c'è spazio per molte altre cose, strani incontri sul palco che uniscono cose che prima non sono mai state così vicine. Ecco dovendo definire Ars Brevis si potrebbe parlare di un luogo dove le distanze si accorciano e dove agli artisti è chiesto di giocare, anche in modo pericoloso, ma soprattutto di rischiare mettendosi in discussione e invadendo campi che non sono propri e che in Ars Brevis assumono la forma dell'evento cioè di qualcosa che mentre si fa contemporaneamente si disfa diventando solo memoria.
Il tema di questa terza edizione è quello dell'agone, un campo vastissimo che conduce nei territori della lotta, dello sport, della vittoria, della sconfitta, del combattimento, della tragedia, del ricordo, dei miti famigliari, degli oggetti che appartengono all'infanzia che si accompagna ancora ai gesti sportivi, alla loro ritualità.

24-25 maggio
(laboratorio teatrale)
IPOTESI DI MESSA IN SCENA
Marinella Manicardi
Binomio

Il cinema d'autore
a cura di Manuela Fiori
gennaio-marzo
dal sabato al martedì ore 21,30
la domenica doppio spettacolo: ore 18/21,30
Alcuni titoli:
Progetto Playbill
Lo schermo velato regia di Rob Epstein e Jeffrey Friedman dal Festival di Venezia 1995 (USA); Le persone normali non hanno niente di eccezionale con Valeria Bruni Tedeschi regia di Laurence Ferreira-Barbosa (Francia); September Songs: la musica di Kurt Weill con Nick Cave, Teresa Stratas, P.J. Harvey, Elvis Costello e Lou Reed regia di Larry Weinstein (Canada); Lontano da Dio e dagli uomini di Sharunas Bartas - dal Festival di Cannes 1996 (Lituania);I fratelli Skladanowsky di Wim Wenders con gli studenti della scuola di cinema e televisione di Monaco - dal Festival di Venezia 1996 (Germania); Irma Vep di Olivier Assayas- dal Festival di Cannes 1996 (Francia); Madama Butterfly di Frédéric Mitterand; Cold Comfort Farm di John Schlesinger
Al cinema di pomeriggio
Interiors.
Squarci di vita familiare sul grande schermo
rassegna cinematografica
da gennaio a marzo
venerdì e sabato ore 17,00
La rassegna su cinema e tematiche familiari è realizzata in collaborazione con l'Università della Terza Età di Quartu Sant'Elena come sostegno ai corsi di psicologia familiare organizzati presso la stessa Università.
I titoli:Sinfonia d'autunno regia di Ingmar Bergman con Ingrid Bergman e Liv Ullmann; Una moglie regia di John Cassavets con Gena Rowlands e Peter Falk; Family Life di Kenneth Loach; Creature del cielo di Peter Jackson; Sweetie regia di Jane Campion; Ladybird Ladybird regia di Ken Loach; Daddy Nostalgie regia di Bertrand Tavernier con Dirk Bogarde e Jane Birkin; La stanza di Cloe di Rolf de Heer

gennaio-marzo 1997
CINEMA SCUOLA
MODI DEL RACCONTARE PER IMMAGINI -
attività di animazione con il cinema
a cura di Gianni Olla
Superata la fase contemplativa, la scoperta della "tecnica", l'impressionismo dei fratelli Lumiere, il cinema ha avuto una naturale propensione per il racconto, per la narrazione, per la costruzione di una storia con un inizio, uno sviluppo coerente e logico, ed una fine. Nonostante l'opposizione di artisti e letterati d'avanguardia, esso si stabilizzò proprio utilizzando le immagini come parti o frammenti di una comunicazione non verbale legate l'une alle altre da una logica (il montaggio), da una continuità spazio temporale, da un accostamento di senso, da una affinità o da una opposizione. La ragione di questa scelta è, ad un tempo, prettamente culturale e storico industriale. Il cinema, come dimostra la prima grande avventura narrativa moderna, quella del cinema americano, è l'erede di tutte le tradizioni "fabulatorie" della civiltà umana. E' esso stesso un rielaboratore continuo - anzi un traduttore - di quelle "fabule". Nello stesso tempo obbedisce ad un imperativo della già progredita società industriale: trovare un pubblico che sia in sintonia con quella forma di comunicazione. Quel pubblico - piccolo borghese in Europa, proletario e semi proletario in America - è già sufficientemente formato sui modelli preesistenti di comunicazione popolare: il circo, il varietà e l'avanspettacolo, il teatro, ma soprattutto il romanzo ottocentesco, grande macchina narrativa che prosegue il suo itinerario fino ai nostri giorni. Ed è proprio dal romanzo - da Dickens, direbbe Eisenstein - che il cinema riprende i primi modelli narrativi, tuttora validissimi. Ma nonostante questa sorta di derivazione passiva, il linguaggio per immagini, non avendo un codice rigido come la letteratura, ha potuto diversificare i suoi modelli. E' rimasto fedele ad una cultura - quella del romanzo - ma l'ha anche innovata e persino irrisa per la maggior forza di penetrazione delle immagini. Sicchè i modi del racconto cinematografico possono dirsi infiniti e soprattutto tutti leciti, a patto che stabiliscano un rapporto di mediazione con il loro pubblico. Resta il problema di trovare dei denominatori comuni: proprio agli infiniti modi di raccontare per immagini: dei modelli che consentano, anche oggi, di capire il funzionamento del film, le sue radici, le sue invenzioni, la sua coerenza alle istanze culturali del tempo presente. Il corso di animazione, studiato con una "équipe" di insegnanti, intende mostrare tre modelli di narrazione cinematografica tra i più diffusi, sebbene anch'essi suscettibili di varianti, interferenze, digressioni.
I MODELLI PROPOSTI SONO I SEGUENTI:
1 - LA NARRAZIONE LINEARE E CONSEQUENZIALE: IL MODELLO CLASSICO E LE VARIANTI CONTEMPORANEE.
- Esempi: il cinema americano di ieri e di oggi, il cinema di genere come "serie" narrativa, con personaggi intercambiabili, percorsi facilmente leggibili, logiche interne alla narrazione, sospensione della credibilità realista, in funzione della credibilità della macchina narrativa. Questa tecnica è stata la chiave del successo di alcuni generi popolari come il giallo, il poliziesco, la "spy story", ma ha funzionato egregiamente anche in altri contesti, quali il "mèlo" cinematografico, derivazione dal romanzo d'appendice e il film d'azione e d'avventura.
Film scelti:
--Frantic (poliziesco), regia di Roman Polanski con Harrison Ford e Emmanuel Seigner
- In nome del padre (drammatico) regia di Jim Sheridan con Daniel Day-Lewis e Emma Thompson
2 - IL VIAGGIO -
Il più antico archetipo narrativo, contenitore di eventi e di personaggi. Lo schema di racconto si presta ad infiniti innesti e consente una libertà ed una sperimentazione espressiva straordinaria.
Film scelto: Il sorpasso, regia di Dino Risi con Vittorio Gassman, Jean-Louis Trintignant e Catherine Spaak
3 - LA SCOMPOSIZIONE NARRATIVA
Il racconto cinematografico è nato come ricomposizione del mondo reale, come percezione logica di eventi che, presi per se stessi, potrebbero non avere connessioni, o non essere compresi nelle loro connessioni. Tutto questo in un periodo in cui la letteratura già si orientava verso forme narrative più complesse, smontando la presunta "oggettività" della narrazione ottocentesca. Solo a partire dalla fine degli anni '30, il cinema adottò - e mai in forme "seriali? - quel modello che anziché ricomporre il mondo esterno, lo mostrava frantumato, percepibili solo per mondo esterno, lo mostrava frantumato, percepibili solo per testimonianze, ricostruzioni parziali, memorie, sogni, falsificazioni del reale. Oggi il modello è abbastanza comune.
Film scelti:
- Quarto potere di Orson Welles con Orson Welles e Joseph Cotten-
- Rashomon di Akira Kurosawa con Toshiro Mifune
Biografia di Gianni Olla
- Giornalista pubblicista, iscritto all'Albo dei giornalisti dal 1977 - tessera professionale 25026 -
- Critico cinematografico - iscritto al Sindacato nazionale critici cinematografici italiani - SNCCI
- Collaboratore dei quotidiani UNIONE SARDA (1974/1977), TUTTO QUOTIDIANO (1977/1979), LA NUOVA SARDEGNA (1980/1996), nei settori cultura e spettacoli. Critico cinematografico e televisivo del quotidiano LA NUOVA SARDEGNA dal 1980.
- Collaboratore delle riviste di studi cinematografici CINEFORUM, CINEMA SESSANTA.
- Insegnante di Storia del cinema e dei linguaggi audiovisivi presso i corsi professionali Cesfor e Umanitaria dal 1983 al 1991 e presso l'Istituto Professionale Femminile "Grazia Deledda" (1990), La scuola media statale A.Gramsci di Sestu (corso di formazione per insegnanti - 1989/90), il Centro di Servizi Culturali UNLA di Oristano (corso di formazione per insegnanti 1993 - 1994 - 1995/1996), il Centro di Servizi Culturali società Umanitaria di Cagliari (1990/1996).
- Insegnante di Antropologia visuale nei corsi Cesfor (1992).
- Collaboratore dei comuni di Venezia e Reggio Emilia nel settore della programmazione cinematografica e culturale negli anni 1981 e 1982.
- Collaboratore della Biennale di Venezia e Reggio Emilia nel settore della programmazione cinematografica e culturale negli anni 1981 e 1982.
- Collaboratore della Biennale di Venezia, settore cinema e televisione (schedatura film per retrospettive storiche nel 1982).
- Operatore culturale del Comune di Cagliari.
- Collaboratore dell'Università di Cagliari, Cattedra di Storia e Critica del Cinema, per seminari di Studio su ROBERT BRESSON (1979), CHARLES CHAPLIN (1981 e 1983), L'AVANGUARDIA CINEMATOGRAFICA (1983), IL CINEMA TEDESCO DEGLI ANNI VENTI (1987/1994), IL CINEMA SOVIETICO(1988).
- Autore di saggi su Charles Chaplin (1981), Akira Kurosawa (1982), Il cinema e l'avanguardia artistica degli anni '20 (1984), il cinema espressionista (1985), il cinema sovietico degli anni '20 (1987), Pedro Almodovar (1991), Nanni Loy, il cinema documentario in Sardegna.
- Autore della ricerca "LA SARDEGNA E IL CINEMA" per conto dell'Istituto Superiore Regionale Etnografico, in corso di pubblicazione.
- Autore della ricerca FRANCO SOLINAS: LA MEMORIA E LA STORIA per conto della Regione Autonoma della Sardegna.
- Curatore della voce "IL CINEMA DOCUMENTARIO IN SARDEGNA" nell'Enciclopedia della Sardegna - vol.III - edizioni della Torre.
- Collaboratore della RAI - Sede Regionale della Sardegna - in qualità di esperto e critico cinematografico.
- Coautore del programma televisivo COSIMA, QUASI GRAZIA produzione RAI, sede Regionale della Sardegna - 1985.
- Coautore del documentario LA SETTIMANA SANTA CAGLIARITANA - 1991.
- Autore del programma televisivo: La tv di Giuseppe Dessì - RAI, sede Regionale della Sardegna - 1992.
- Curatore del volume Fiorenzo Serra, regista e autore di saggi sul maggior regista di documentari in Sardegna.
- Direttore responsabile della rivista di studi cinematografici, Filmpraxis.
direzione artistica, Gaetano Marino - dir. art."Ars Brevis", Enrico Pau - dir. art. "Cinema Scuole", Gianni Olla - progr. cinema e ufficio stampa, Manuela Fiori - promozione, Carla Boi - promozione scuole, Gianfranco Manos - segreteria organizzativa, Marcella Cois - amministrazione, Angelo Campus/Mario Mereu - coordinamento sala, Alessio Loria - logistica sala, Adele Porcu/Efisio Etzi - logistica viaggi, Pret a Partìr/Quartu - servizi tecnici, Niloluce - scenotecnica, Falegnameria Santino Carta - fotografie, Daniela Zedda


Interiors
cinema per la terza età
squarci di vita familiare sul grande schermo
gennaio-marzo 1997
venerdì e sabato
ore 17,00
Si intitola Interiors. Squarci di vita familiare sul grande schermo, la rassegna cinematografica organizzata dal Canovaccio (Isolateatro) all’Isolateatro in collaborazione con l’Università della Terza Età di Quartu Sant’Elena. Otto titoli per i pomeriggi di venerdì e sabato (ore 17) per otto settimane da gennaio a marzo: i rapporti familiari visti con l’occhio di sette grandi registi. Ingresso libero con tessera. Si parte venerdì 10 e sabato 11 gennaio (ore 17,00) con un classico di Ingmar Bergman, Sinfonia d'autunno, interpretato da Ingrid Bergman e Liv Ullmann. E’ la storia di un rapporto madre e figlia. Un'affermata pianista viene invitata per una breve vacanza dalla figlia: non si vedono da sette anni, e la madre non sa di trovare anche l'altra figlia, paraplegica che lei aveva relegato in una clinica. Presto il passato viene a galla e, prima di tornare nel suo mondo, la madre chiede perdono alla figlia per le sue molte colpe. Si prosegue il 17 e 18 gennaio con Una moglie regia di John Cassavets con Gena Rowlands e Peter Falk. Il capo cantiere Nick Longhetti a modo suo ama la moglie Mabel, ma la trascura e la porta all'esaurimento nervoso. Il manicomio non serve a nulla: Mabel tenterà il suicidio, ma forse riuscirà a rimettere assieme i pezzi. Il film riesce a calare il comportamento della donna in situazioni del tutto "normali" dove il peso delle tradizioni, la concretezza di modelli educativi o l'emergere dei contrasti tra i sessi e le generazioni son filmati con esemplare forza e originalità. Due le pellicole di Ken Loach in programma: la prima è Family Life (24 e 25 gennaio): una ragazza della piccola borghesia, con una madre autoritaria che l’ha costretta ad abortire e un padre debole, si rifugia nella schizofrenia ed è curata con l’elettroshock da un medico che non capisce le origini psicologiche della malattia. Stile secco e documentaristico, la pellicola stigmatizza, con ferocia glaciale, l’influenza della famiglia nell’alienazione e nella castrazione dei bisogni profondi dei giovani. Ladybird Ladybird (21 e 22 febbraio) è il secondo appuntamento con il regista inglese. Il film è basato su una vicenda realmente accaduta. Maggie ha avuto quattro figli da quattro mariti diversi. I bambini le sono stati sottratti dai servizi sociali inglesi con l'accusa di inadempienza ai doveri di madre. Quando Maggie conosce Jorge, un immigrato clandestino paraguaiano, tenta di ricostruirsi invano una famiglia, ma viene allontanata senza giustificazione anche dai figli avuti assieme al nuovo compagno. Il 31 gennaio e 1 febbraio sarà il regista neozelandese Peter Jackson a raccontare un’altra tragedia familiare ispirata ad un fatto di cronaca avvenuto a Christchurch nel 1954 con il suo Creature del cielo. Nel film si racconta la storia di Pauline e Juliet, due amiche quattordicenni, insofferenti alle rispettive famiglie e al tentativo dei genitori di separarle, che uccidono a colpi di mattoni la madre di Pauline. Condannate all'ergastolo vengono poi graziate con l'obbligo di non incontrarsi più. Mondi diversi (famiglia piccolo borghese l'una e molto agiata l'altra) e conflitti familiari sono raccontati con stile mosso e irrequieto (Leone d'Argento a Venezia '94). Cinema di donne raccontato da donne per 14 e 15 febbraio: sullo schermo dell’Isolateatro Sweetie regia di Jane Campion. Grassa, ingorda e pronta a salire sugli alberi a sbraitare, Sweetie è la pecora nera della famiglia. In conflitto con la sorella Kay, sessuofoba e alberofoba. Tragedia domestica girata con stile iperrealista che alterna cinismo parafemminista a delicatezze inaspettate. Daddy Nostalgie (28 febbraio e 1 marzo), regia di Bertrand Tavernier con Dirk Bogarde e Jane Birkin, è una triste e delicata riflessione sulla difficoltà di comunicare. La malattia del padre riavvicina la figlia alla propria famiglia: al genitore, uomo di mondo che spesso l'aveva lasciata sola, e alla madre, che per amore del marito aveva condiviso più i doveri di moglie che di mamma. La convalescenza nella casa al mare permette ai tre di capirsi e di lasciarsi andare a qualche momento di intimità. Fino all'arrivo dell'inevitabile e prevista morte. La rassegna si cconclude il 7 e 8 marzo con La stanza di Cloe di Rolf de Heer.Cloe ha sette anni. Un tempo è stata felice, quando papà e mamma vivevano in armonia. Ora i genitori litigano in continuazione. Per fare sì che le cose ritornino come prima Cloe decide di non parlare più. E si chiude nella sua stanza azzurra, con i giocattoli e il pesciolino, sperando che il padre e la madre capiscano e assecondino la sua strategia. Film sulla comunicazione interrotta, sul conflitto, sullo scontro di sguardi e parole, che agiscono quasi su due piani differenti. In un’alternanza, sonora e visiva, che contrappone il realistico (la voce e il comportamento dei genitori) al visionario (la voce interrotta di Cloe, i suoi silenzi).
Manuela Fiori

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