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ISOLATEATRO
STAGIONE '98
CALA IL SIPARIO

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L'UNIONE SARDA 18-03-98
QUARTU:
Il Comune non concede più i finanziamenti
È calato il sipario, Lo spazio di "Isolateatro" chiude

Quartu «Una storia kafkiana». La scena è un teatro con tredici anni di attività, i protagonisti sono i componenti di un'associazione culturale e gli amministratori pubblici. La vicenda si snoda intorno a un rapporto di amore-odio: prima l'idillio, poi il tradimento, infine l'addio carico di amarezza. Somiglia a una commedia ma non lo è. Lo spazio "Isolateatro", che per anni ha ospitato rassegne, cinema e laboratori, chiude i battenti. Il motivo? Il Comune ha tagliato i fondi e i conti non tornano più. Così, nei giorni scorsi, il direttore artistico, attore e regista del Canovaccio, Gaetano Marino, ha annunciato con una lettera aperta al sindaco, la decisione di interrompere la programmazione. «La città di Quartu non ci vuole più. Siamo costretti a traslocare». Una decisione sofferta ma obbligata, determinata da «l'improvvisa e inspiegabile quasi totale esclusione dai finanziamenti comunali».

Allora, che cosa è successo? «È successo qualcosa di paradossale: abbiamo allestito un cartellone sulla base dei contributi che ci avrebbe dovuto dare il Comune. Le promesse non sono state mantenute e noi abbiamo dovuto dare forfait».

Quanto avevate chiesto? «Nel '97 abbiamo presentato una richiesta per 250 milioni. Servivano per la realizzazione di un grande progetto, "Arse fucine stridenti", che prevedeva una serie di attività di produzione, distribuzione, cinematografiche, laboratoriali».

L'amministrazione non era obbligata. «Beh, in effetti il sindaco ci aveva assicurato il finanziamento, anche se soltanto a parole. Questo prima delle elezioni. A luglio però, il nuovo assessore, Elena Ledda, ci ha detto che l'attuale Giunta non poteva farsi carico degli impegni assunti in passato. Quindi, la seconda parte della manifestazione, che sarebbe dovuta iniziare a ottobre, è saltata».

Isolateatro ha sempre e soltanto lavorato con soldi pubblici. «Certo, la cultura è un servizio pubblico non un'azienda. La nostra è un'associazione culturale senza scopo di lucro, il bilancio va in pareggio soltanto se tutti gli enti su cui si fa affidamento sono presenti all'appello».

A quanto ammonta il bilancio di Isolateatro? «Un miliardo circa, di cui la metà va via in stipendi. Qui lavoravano dodici persone a tempo pieno, dopo anni di impegno si stava creando una situazione solida. Ora, il personale è stato ridotto a quattro».

Oltre al Comune di Quartu, chi finanzia le attività? «La Regione, per il '97, ci ha dato 600 milioni. Il Dipartimento dello spettacolo della Presidenza del Consiglio dei ministri ha riconosciuto la nostra opera e, l'anno scorso, ci ha dato un contributo di venti milioni, rinnovando un impegno per il '98. Vista la latitanza di Provincia e Comune, siamo andati a cercare fondi altrove: li abbiamo trovati portando le nostre ultime produzioni ("Bakunìn" e "Sorelline") in giro per la Sardegna».

Che fine fa Isolateatro? «La maggior parte dell'attività si è spostata a Cagliari, in viale Fra Ignazio. La sala di Quartu per ora rimane chiusa. Forse a ottobre faremo una rassegna di cinema d'autore».

Non le dispiace abbandonare Quartu? «Moltissimo. Perché qui abbiamo avuto enormi soddisfazioni: siamo riusciti a portare gente come Lavia, Ronconi, Albertazzi in un garage. E perché, ci si lamenta tanto per la mancanza di spazi e si costringe un'associazione come la nostra, che funzionava tutto l'anno, a dire addio al suo affezionato pubblico». CRISTINA COSSU


21-05-98 Tournée in provincia per "Il figlio di Bakunin"

Prende questa il via stasera la tournée dello spettacolo teatrale "Bakunin", tratto da Il figlio di Bakunin, opera dello scrittore cagliaritano Sergio Atzeni prodotto all'associazione Isolateatro. La rappresentazione sarà portata in scena in quattordici paesi del Nuorese grazie al patrocinio dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Nuoro. Il debutto è previsto per questa sera a Nuoro nell'Auditorium della scuola media numero 4 in viale Costituzione alle ore 21. "Bakunin" verrà rappresentato anche a Orotelli (22 maggio), Orroli (23 maggio), Meana Sardo (il 24), Tiana (il 28), Sindia (il 29), Gavoi (il 30), Villagrande Strisaili (il 31), Urzulei (6 giugno), Dorgali (7 giugno), Ollolai (il 13), Sadali (il 14), Magomadas (il 20), Isili (il 26 giugno). L'adattamento e la regia dello spettacolo sono curati da Gaetano Marino. In scena invece ci saranno Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas che sono state protagoniste anche nella precedente edizione realizzata in collaborazione con la Cooperativa Teatro Olata.


4-6-98 Un altro Bakunìn fra nostalgie e umori popolari

È uno spettacolo denso di luci e ombre, di immagini sfuocate e di toni che abbagliano, di ricordi e parole che si intrecciano e danno vita a quello splendido ritratto un po' plausibile un po' stonato «inventato di sana pianta» da Sergio Atzeni. Il Bakunìn di Isolateatro ha percorso un altro itinerario: dopo tagli e aggiunte, limature e particolari estemporanei, l'"identikit" di Gaetano Marino ha trovato una nuova dimensione. Nelle cadenze di una testimonianza esilarante, nel buio di un frammento nostalgico, nella musica di sottofondo, nei quadri di gruppo in cui gli attori si trasformano da spettatori in protagonisti del collage. Nello spazio intimo della nuova sede di viale Fra' Ignazio si è consumata ancora una volta la leggenda di Tullio Saba. «Minatore, compagno, sempre a correre dietro le donne». Personaggio uscito dalle pagine di un libro e "fantasma" teatrale quasi palpabile, descritto con le pennellate taglienti e popolane di Ignazio Grecu, Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas e la partecipazione di Manuela Fiori. Un progetto in tournée per la Sardegna (stasera alle 21 fa tappa alle scuole elementari di Posada, ingresso libero) che rientra in quell'officina intitolata "La lingua del suono", di cui abbiamo già visto Sorelline (un'altra produzione arricchita dalla collaborazione con le signore del Teatro Olata), e che nasce dall'intento di analizzare e mettere in scena la musicalità delle parole, la forza immensa (così come nella ricostruzione della figura del figlio di Bakunìn) di frasi che non sono altro se non suoni ruvidi e poetici, partoriti nella realtà antica della nostra terra. Cr. Co.


26-11-98 Le scatole cinesi del "Binomio" di Gozzi

Ogni scena è un brevissimo dialogo a due, gli attori entrano ed escono, parlano e si nascondono, intervengono e si bloccano. Ogni battuta stabilisce una situazione tra personaggi che non hanno alcuna collocazione di spazio e di tempo, esistono ma non sono né uomini né donne, né giovani né vecchi, interpretano una parte che non è un ruolo, è soltanto un frammento di conversazione a sé, in cui un ipotetico labile filo conduttore potrebbe essere l'incomunicabilità. "Binomio", messo in scena nei giorni scorsi da Isolateatro, è un percorso tra i tanti possibili scaturito dalla lettura dell'omonimo copione scritto dal drammaturgo Luigi Gozzi tra il '92 e il '96. Delle centouno relazioni ne sono state scelte quattordici, autonome e all'apparenza senza nulla in comune. Volendo si possono trovare nessi o somiglianze, si può individuare una trama casuale, oppure prendere i pezzi, mischiarli e rimetterli insieme in qualsiasi altro modo. Il lavoro è frutto di un laboratorio diretto da Marinella Manicardi, attrice della compagnia Teatro nuova edizione di Bologna. Gli attori sono Lilli Fois, Caterina Scalas, Roberta Perra, Manuela Fiori, Simon Carcassi, Federico Erriu e Ignazio Grecu. Dopo un primo esperimento condotto l'anno scorso, "Binomio" è approdato ad una nuova fase, un'altra delle tante sviluppabili. «Abbiamo utilizzato 14 scene, alcune sono state spezzate e ripetute, altre adottate solo in parte», spiega la regista. «Si intravedono comunque molte altre opportunità: l'uso degli spazi, la forza degli oggetti, l'irrompere del racconto personale con la lingua e i suoni sardi, le sonorità del tempo sospeso e altro ancora». Non si esclude quindi un'ulteriore tappa, una prossima decostruzione e ricostruzione di un testo che è una vera e propria sfida. «Sono convinta che il materiale straordinario di Gozzi e un gruppo di attori professionisti e non disposti a mettersi in gioco», aggiunge la Manicardi, «possano portare a risultati sorprendenti». (Cr. Co.)

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