L'UNIONE SARDA, SPETTACOLI
31.03.1996
PRIME TEATRO: Franca Nuti e Gaetano Marino in scena a Quartu
Tre passi nel grottesco
Lo struggente addio di una tedesca ebreaMoglie,
borghese. Ma ebrea. Judith è quel pezzo di Germania che non capisce perchè deve
scappare. Ma deve scappare. Perchè sulla porta di casa si allungano le ombre del nazismo,
perchè attorno al marito l'odio di razza sta facendo terra bruciata. E l'ipocrisia
dell'uomo non sa e non vuole resistere.
Brano memorabile, La moglie ebrea (da Terrore e miseria del Terzo
Reich), nella produzione di un Bertolt Brecht in fuga, per evitari i sicari di Hitler.
Terribile, nel crescendo di dolore scandito dalle telefonate d'addio a parenti e amici.
Tra le pause, è come se si sentisse un sospiro di sollievo all'altro capo del filo. Quel
sollievo meschino che impasta le parole del marito e che dilata la disperazione della
donna fino a una sofferenza insopportabile. L'altra sera, all'Isolateatro di Quartu,
Franca Nuti ha restituito interamente l'intensità del testo. Bella prova d'attrice:
tenera, fatalista, rabbiosa. Un brivido teso su una voce roca, sotto tono, tremolante. Nel
monologo e nel dialogo spezzato, carico di sottintesi, del finale: la passività di
Judith, la falsità del marito (Gaetano Marino).
La "serata grottesca" guidata da Paolo Puppa, per la rassegna
"Frammenti di avanguardia", ha offerto anche altro: un piccolo viaggio fra le
goffaggini borghesi e gli orrori banali degli "eroi" di Sternheim e Ionesco.
Prima scena di Le mutande: un borghese si strugge perchè la moglie, durante una
cerimonia pubblica, non ha saputo trattenere la biancheria in caduta libera. Moglie
colpevole, perchè prosperosa, con i seni troppo grandi. E, si sa, «aspetto e ufficio non
vanno d'accordo». C'è la cattiveria di Grosz, e l'inferno delle minuzie di Gogol e
Cecov, nella rabbia dell'uomo che assale la moglie, nella moglie che si difende col
richiamo della gola. Lo stress si combatte anche con le «cosce d'agnello e i cornetti».
Qui Franca Nuti è meno a suo agio («Non faccia ruoli comici da molto
tempo. Mi promuovete?»), ma comunque convincente. Come Gaetano Marino, bravo al di là di
qualche entusiasmo sopra le righe. Stesso discorso per Delirio a due di Ionesco.
Siamo sempre nel territorio del grottesco («miscela di comico e tragico», ha ricordato
Puppa), fra due amanti in guerra da 17 anni. Tema, la chiocciola e la tartaruga sono (o
non sono) la stessa cosa? Sullo sfondo echi di guerra vera, lampeggianti fra gli
interstizi di una casa che vive di grettezza. Uno scherzo, un'accusa feroce.
R.C. |