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L'UNIONE SARDA, SPETTACOLI
29.12.1997
La nuova produzione Isolateatro
Strano slang di tre "Sorelline"

Sul palcoscenico ci sono centinaia di fogli appallottolati. È come se qualcuno si fosse messo a tavolino, lume acceso e penna in mano, a pensare una commedia. Ma, ogni nuova versione ha qualcosa che non va, e bisogna ricominciare daccapo. Lavora lavora, nasce Sorelline, trentacinque minuti di improbabile dialogo fra tre donne, partorito dalla fantasia applicata sul campo di Galìcaro Da Mapefosca. Dietro il quale si celano Gaetano Marino, il "concertista", Lilli Fois, Roberta Perra e Caterina Scalas, le attrici.
Lo spettacolo non ha una trama, è un insieme di frasi, suoni, gesti, accenti, filastrocche, esclamazioni, favole. Con prestiti da Beckett, Pinter, Pirandello, Cechov e dal linguaggio di tutti i giorni, del verduraio e dello studente, dell'operaio e dell'impiegato, né italiano né sardo, slang dialettale di Cagliari e dintorni. Le tre "sorelline", straordinarie interpreti del gioco, si beccano e scherzano, si odiano e si amano, sono pazze o coerenti, divertenti e minacciose. E sulle loro voci si innestano registrazioni e rumori che provocano sensazioni di pericolo, come se da un momento all'altro lo spettatore dovesse essere coinvolto.
Tutto questo «è un altro piccolo passo avanti nel progetto "La lingua del suono"», spiega Marino, direttore artistico di Isolateatro, «un laboratorio di ricerca e produzione che non si interessa della parola scritta portata sulla scena nella sua purezza, ma della parola viva e sporca che si fa suono con la corposità dei suoi rumori d'origine e delle sue modulazioni». In altre parole: teatro non è soltanto qualcosa che si guarda, è anche un luogo dove può bastare ascoltare. Tanto che in una possibile variante, lo stesso spettacolo potrebbe svolgersi completamente al buio.
Tutto è iniziato con Bakunìn, la produzione tratta dal libro di Sergio Atzeni portata in scena con la collaborazione degli Olata. «Il chiacchiericcio di paese, le testimonianze incrociate, le memorie perdute», aggiunge Marino, «sono stati perfettamente rappresentati dagli attori dell'Olata». Così, il gemellaggio prosegue. Con Sorelline, che verrà riproposto, in nuove varianti, nei prossimi mesi. E con Re Lear, «un'ipotesi di lavoro teatrale sull'incontro fra le diverse sonorità che la lingua italiana assume nel suo intreccio con le lingue sarde».
La partenza di questa terza fase è fissata per giugno '98 ad Orgosolo. «Per trenta giorni, artisti, storici, intellettuali e scrittori si confronteranno su alcuni frammenti dell'opera shakespeariana, prendendo in prestito le suggestioni narrative de Il giorno del giudizio di Salvatore Satta».
Cristina Cossu