L'Unione Sarda,
pagina spettacoli Č uno spettacolo denso di luci e
ombre, di immagini sfuocate e di toni che abbagliano, di ricordi e parole che si
intrecciano e danno vita a quello splendido ritratto un po' plausibile un po' stonato
«inventato di sana pianta» da Sergio Atzeni. Il Bakuněn di Isolateatro ha
percorso un altro itinerario: dopo tagli e aggiunte, limature e particolari estemporanei,
l'"identikit" di Gaetano Marino ha trovato una nuova dimensione. Nelle cadenze
di una testimonianza esilarante, nel buio di un frammento nostalgico, nella musica di
sottofondo, nei quadri di gruppo in cui gli attori si trasformano da spettatori in
protagonisti del collage.Nello spazio intimo della nuova sede di viale Fra' Ignazio si č
consumata ancora una volta la leggenda di Tullio Saba. «Minatore, compagno, sempre a
correre dietro le donne». Personaggio uscito dalle pagine di un libro e
"fantasma" teatrale quasi palpabile, descritto con le pennellate taglienti e
popolane di Ignazio Grecu, Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas e la partecipazione
di Manuela Fiori.Un progetto in tournée per la Sardegna (stasera alle 21 fa tappa alle
scuole elementari di Posada, ingresso libero) che rientra in quell'officina intitolata
"La lingua del suono", di cui abbiamo giŕ visto Sorelline (un'altra
produzione arricchita dalla collaborazione con le signore del Teatro Olata), e che nasce
dall'intento di analizzare e mettere in scena la musicalitŕ delle parole, la forza
immensa (cosě come nella ricostruzione della figura del figlio di Bakuněn) di frasi che
non sono altro se non suoni ruvidi e poetici, partoriti nella realtŕ antica della nostra
terra. |