L'UNIONE SARDA Quartu «Una storia kafkiana». La scena è
un teatro con tredici anni di attività, i protagonisti sono i componenti di
un'associazione culturale e gli amministratori pubblici. La vicenda si snoda intorno a un
rapporto di amore-odio: prima l'idillio, poi il tradimento, infine l'addio carico di
amarezza. Somiglia a una commedia ma non lo è. Lo spazio "Isolateatro", che per
anni ha ospitato rassegne, cinema e laboratori, chiude i battenti. Il motivo? Il Comune ha
tagliato i fondi e i conti non tornano più. Così, nei giorni scorsi, il direttore
artistico, attore e regista del Canovaccio, Gaetano Marino, ha annunciato con una lettera
aperta al sindaco, la decisione di interrompere la programmazione. «La città di Quartu
non ci vuole più. Siamo costretti a traslocare». Una decisione sofferta ma obbligata,
determinata da «l'improvvisa e inspiegabile quasi totale esclusione dai finanziamenti
comunali». Allora, che cosa è successo? «È successo qualcosa di paradossale:
abbiamo allestito un cartellone sulla base dei contributi che ci avrebbe dovuto dare il
Comune. Le promesse non sono state mantenute e noi abbiamo dovuto dare forfait». Quanto
avevate chiesto? «Nel '97 abbiamo presentato una richiesta per 250 milioni. Servivano
per la realizzazione di un grande progetto, "Arse fucine stridenti", che
prevedeva una serie di attività di produzione, distribuzione, cinematografiche,
laboratoriali». L'amministrazione non era obbligata. «Beh, in effetti il sindaco
ci aveva assicurato il finanziamento, anche se soltanto a parole. Questo prima delle
elezioni. A luglio però, il nuovo assessore, Elena Ledda, ci ha detto che l'attuale
Giunta non poteva farsi carico degli impegni assunti in passato. Quindi, la seconda parte
della manifestazione, che sarebbe dovuta iniziare a ottobre, è saltata». Isolateatro
ha sempre e soltanto lavorato con soldi pubblici. «Certo, la cultura è un servizio
pubblico non un'azienda. La nostra è un'associazione culturale senza scopo di lucro, il
bilancio va in pareggio soltanto se tutti gli enti su cui si fa affidamento sono presenti
all'appello». A quanto ammonta il bilancio di Isolateatro? «Un miliardo circa, di
cui la metà va via in stipendi. Qui lavoravano dodici persone a tempo pieno, dopo anni di
impegno si stava creando una situazione solida. Ora, il personale è stato ridotto a
quattro». Oltre al Comune di Quartu, chi finanzia le attività? «La Regione, per
il '97, ci ha dato 600 milioni. Il Dipartimento dello spettacolo della Presidenza del
Consiglio dei ministri ha riconosciuto la nostra opera e, l'anno scorso, ci ha dato un
contributo di venti milioni, rinnovando un impegno per il '98. Vista la latitanza di
Provincia e Comune, siamo andati a cercare fondi altrove: li abbiamo trovati portando le
nostre ultime produzioni ("Bakunìn" e "Sorelline") in giro per la
Sardegna». Che fine fa Isolateatro? «La maggior parte dell'attività si è
spostata a Cagliari, in viale Fra Ignazio. La sala di Quartu per ora rimane chiusa. Forse
a ottobre faremo una rassegna di cinema d'autore». Non le dispiace abbandonare Quartu?
«Moltissimo. Perché qui abbiamo avuto enormi soddisfazioni: siamo riusciti a portare
gente come Lavia, Ronconi, Albertazzi in un garage. E perché, ci si lamenta tanto per la
mancanza di spazi e si costringe un'associazione come la nostra, che funzionava tutto
l'anno, a dire addio al suo affezionato pubblico». |