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L'UNIONE SARDA; SPETTACOLI
18.08.1999
"Il rumore della luna" di Marino
Metti una sera in casa i commedianti per ospiti

Silenzio, si spengono le luci, il tintinnio di un campanello risuona nelle stanze. Č il segnale: i commedianti sono arrivati a corte, lo spettacolo puņ cominciare. Non serve palcoscenico, bastano due gradini, un gazebo di legno o un tavolino sotto alberi di limone per ritrovarsi a teatro. Basta saper giocare con gli spazi, con la luce di una pila, con i suoni del vento e di voci lontane, come fanno gli attori di Isolateatro, guidando con divertimento infantile gli spettatori in una terra senza confini. Teatranti pronti a viaggiare di casa in casa, ma anche nelle scuole, nei giardini dei palazzi, ovunque sia, per raccontare storie. Come accadeva secoli fa. La notte di Ferragosto sono stati accolti da una corte riunita in un appartamento in viale Merello, a Cagliari. Cena per una quindicina di amici, chiacchiere, risate spruzzate di vino bianco. Poi, alle dieci, il tintinnio di un campanello e nel buio il volto dell'attore Francesco Grecu, illuminato da una lanterna, che invita i presenti a seguirlo sulla terrazza in mezzo al verde di un giardino. Comincia con un inno ai poeti "cinici macellai di parole", la serata battezzata dal regista Gaetano Marino Il rumore della luna e dedicata dai padroni di casa all'amico Alberto Rodriguez. Un viaggio di mezz'ora attraverso i testi di alcune produzioni di Isolateatro - TutteStorie, Il Sud, il Mare, Contrizione (dallo spettacolo Sconcerti), Il teatro dell'obbligo - cui hanno fatta da palcoscenico diversi angoli del giardino. Gli spettatori (tra loro anche tre bambini incantati) seguono prima un sentiero di luci e si fermano ad ascoltare ai piedi della terrazza il dialogo incalzante delle attrici Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas, Manuela Fiori. Poi pochi passi e ridono ascoltando le riflessioni del capraio del mare che siede sotto un gazebo; pochi passi ancora e scrutano da dietro le finestrelle di una stanzetta-ripostiglio la disperazione di una donna prigioniera della sua vita. In sottofondo le elaborazioni musicali di Alessandro Olla e Simon Balestrazzi. «Il Teatro a Corte - spiega Gaetano Marino, regista di Isolateatro (telefono: 070/65.49.80 oppure 0335/6257562) - non č altro che un gioco in cui serve soltanto chi abbia voglia di ascoltare». Si puņ fare in qualunque luogo e con pochi mezzi: «Un incontro tra pochi amici, un'ora di lezione in classe, qualunque occasione si presta per dare vita a uno spettacolo», continua Marino. «Per allestirlo facciamo un sopralluogo, valutiamo come adattare le scene per sfruttare al meglio gli spazi, rispettando sempre una regola: non dobbiamo mai toccare o spostare niente, dobbiamo integrarci con gli arredi, con la vegetazione. Per Il rumore della luna, per esempio, sono servite sei ore di lavoro». Poi servono un sottofondo di suoni e musiche, un gioco di luci, la voglia del pubblico di interagire con gli attori e si va in scena. La notte scorsa la ricompensa della corte per i commedianti č stato un invito a cena. Proprio come accadeva secoli fa.
Serena Schiffini