L'UNIONE SARDA,
SPETTACOLI I commedianti di Isolateatro sono
tornati a corte. Lunedì sera hanno bussato alla porta di una casa cagliaritana e nel
giardino, illuminato soltanto dalla fioca luce di una lanterna, è andato in scena
"Il rumore della luna", lavoro teatrale di Gaetano Marino. Pochi oggetti hanno
portato, i commedianti: un campanello, una pila, un vecchio mangianastri. Ciò che resta
di ventanni di passione per il teatro, di sogni e sacrifici. Leredità
materiale di Isolateatro, costretto a chiudere dal manefreghismo di chi dovrebbe
promuovere e sostenere la cultura. La sua anima, invece, è sempre viva e ha il volto e
lintensità degli attori Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas, Ignazio Grecu,
interpreti de "Il rumore della luna". Una rappresentazione teatrale che è
metafora del triste momento che la compagnia sta vivendo, come ha spiegato il suo regista.
Cè solo una lanterna a illuminare langolo del giardino dove, intorno a un
tavolo, stanno seduti gli attori. Il pubblico, una trentina di persone, li circonda
invadendo la scena. Hanno il privilegio di vedere recitare Gaetano Marino, lontano dalle
scene da quattro anni. "Un giorno mi sono accorto di non averne più voglia -
racconta - ma questi anni di lavoro con le "sorelline" ( così chiama le sue
attrici) mi hanno asciugato e insegnato tanto. Ogni giorno". Poca luce e poco spazio
per descrivere una condizione esistenziale raccontata attraverso i testi delle produzioni
di Isolateatro: Sorelline, Tuttestorie, Luna di stagno e, il più recente, Amedea,
rivisitazione in lingua sarda della tragedia di Medea e Giasone. Solo un piccolo assaggio
per gli spettatori, che hanno vissuto il dramma e lumiliazione della donna tradita e
abbandonata. Dura quaranta minuti questo spettacolo che è un puzzle delle esperienze di
Isolateatro. Le suggestive elaborazioni sonore sono di Simon Balestrazzi. Che fai tu,
luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?. Tacciono gli attori e nel giardino si
diffonde la voce di Arnoldo Foà che declama il Canto notturno di un pastore errante
dellAsia. Ancora un interrogarsi sulla vita. Poi un grido: "Bastardi".
Lultima parola alla voce arrabbiata di Faustò, cantautore degli anni Settanta. |