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L'UNIONE SARDA, SPETTACOLI
29-07-00

ISOLATEATRO, PUZZLE DI VENT'ANNI

I commedianti di Isolateatro sono tornati a corte. Lunedì sera hanno bussato alla porta di una casa cagliaritana e nel giardino, illuminato soltanto dalla fioca luce di una lanterna, è andato in scena "Il rumore della luna", lavoro teatrale di Gaetano Marino. Pochi oggetti hanno portato, i commedianti: un campanello, una pila, un vecchio mangianastri. Ciò che resta di vent’anni di passione per il teatro, di sogni e sacrifici. L’eredità materiale di Isolateatro, costretto a chiudere dal manefreghismo di chi dovrebbe promuovere e sostenere la cultura. La sua anima, invece, è sempre viva e ha il volto e l’intensità degli attori Lilli Fois, Roberta Perra, Caterina Scalas, Ignazio Grecu, interpreti de "Il rumore della luna". Una rappresentazione teatrale che è metafora del triste momento che la compagnia sta vivendo, come ha spiegato il suo regista. C’è solo una lanterna a illuminare l’angolo del giardino dove, intorno a un tavolo, stanno seduti gli attori. Il pubblico, una trentina di persone, li circonda invadendo la scena. Hanno il privilegio di vedere recitare Gaetano Marino, lontano dalle scene da quattro anni. "Un giorno mi sono accorto di non averne più voglia - racconta - ma questi anni di lavoro con le "sorelline" ( così chiama le sue attrici) mi hanno asciugato e insegnato tanto. Ogni giorno". Poca luce e poco spazio per descrivere una condizione esistenziale raccontata attraverso i testi delle produzioni di Isolateatro: Sorelline, Tuttestorie, Luna di stagno e, il più recente, Amedea, rivisitazione in lingua sarda della tragedia di Medea e Giasone. Solo un piccolo assaggio per gli spettatori, che hanno vissuto il dramma e l’umiliazione della donna tradita e abbandonata. Dura quaranta minuti questo spettacolo che è un puzzle delle esperienze di Isolateatro. Le suggestive elaborazioni sonore sono di Simon Balestrazzi. Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, silenziosa luna?. Tacciono gli attori e nel giardino si diffonde la voce di Arnoldo Foà che declama il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia. Ancora un interrogarsi sulla vita. Poi un grido: "Bastardi". L’ultima parola alla voce arrabbiata di Faustò, cantautore degli anni Settanta.
Serena Schiffini