| L'UNIONE SARDA,
SPETTACOLI 17.12.2002 Il gioco del mondo di Marino: suoni scomparsi e irriverenti Ci voleva un teatro occupato per godere di uno spettacolo realizzato con il gusto del gioco. Ad avere voglia di divertirsi è, paradossalmente, il regista Gaetano Marino che, impegnato nel recupero della sala di via Danimarca, spedisce il pubblico sul palcoscenico, rompendo la distanza di sicurezza, per poi sguinzagliare le sue attrici, e le loro battute, fra le orecchie degli spettatori. Siamo ormai preparati alle azioni di regia in scena, ma la figura romantica di scrupoloso sacerdote dello spettacolo meraviglia per la crudeltà con la quale ridicolizza le convenzioni teatrali: quando la recitazione diventa una cantilena per allenare la memoria, la figura del regista viene sostituita da un maestro severo come il suggeritore che bacchetta errori e dimenticanze. Daltronde fa parte del progetto La lingua dei suoni indiscreti emettere voci, mormorii, boati che rievocano la sincerità di un linguaggio ormai scomparso. Scoppi di ilarità spontanea evadono, così, dal testo di Giulio Angioni, Il gioco del mondo, una raccolta di racconti brevi adattati dal regista di Isolateatro impegnato da anni nella messa in scena dei capolavori della narrativa sarda del Novecento, da Atzeni a Satta. La bonaria Lilli Fois e le divertenti Roberta Perra e Caterina Scalas interpretano, allinsegna della spontaneità e dellirriverenza, tre donne specializzate nel lamento funebre rievocando personaggi ed eventi di un paese immaginario. Si chiude così in positivo una rassegna autunnale che potremmo definire della resistenza. Fabio Pisu |