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L'UNIONE SARDA, SPETTACOLI
21.11.2002
Ecco perché occupo Isolateatro

Sono trascorsi cinque anni (luglio 1997) dalla rovinosa caduta di Isolateatro e due dalla cessazione di tutte le attività (marzo 2000); siamo certi che molti ricorderanno con quanta rabbia dovemmo toglierci di torno. Molti ricorderanno pure che lo facemmo con rassegnazione e amarezza e con la certezza che prima o poi il buon senso della verità sarebbe prevalso. Ma, ahimè, finora, nonostante la pazienza dimostrata da Isolateatro e gli esili volontari in quel di Spagna, nulla è cambiato, nessuno ci ha confortato, tranne quei veri amici che hanno mantenuto la stima e la fiducia nel nostro lavoro.
Adesso basta però. Abbiamo aspettato a lungo, troppo a lungo. In questi anni abbiamo subito e sopportato ingiustamente ogni tipo di discriminazione ed esclusione dalle programmazioni culturali. A tutto ciò vanno aggiunte le copiose ingiurie e le diffamanti accuse da parte di alcuni colleghi del settore i quali, non paghi della nostra dipartita persistono incoscientemente nello stillicidio, dimentichi che pure loro furono presenti negli anni ruggenti. Pure a quei signori colleghi diciamo basta. Ora è giunto anche per loro il momento di smettere di raccontar fole. Poiché la nostra è stata, ed è tuttora, una guerra di anime morte, senza soluzione e futuro, perché nessuno di noi teatranti, a quanto c’è dato sapere, naviga col vento a favore in eterno. Insomma, per farla breve, tutti sanno benissimo quanto fosse difficile, se non impossibile, far quadrare i conti economici in quei meravigliosi anni della cultura al popolo e tutto il resto; per giunta in un settore così precario come quello della cultura e dello spettacolo, dove operavano, e operano oggi assai più di allora, ingenti capitali di denaro pubblico. Ma, attenzione, si badi bene, parliamo di risorse finanziarie gestite in assenza totale di uno stato di diritto, cioè di una legge che garantisse doveri e certezze (di qui le nostre sventure). E basta soprattutto perché, cari amici e colleghi, se il nostro disastro allora apparve così notevole (si parla di una cifra intorno al miliardo di vecchie lire!) probabilmente dovevamo essere qualcosa di più di un semplice teatrino confusionario e distratto di periferia, o no?
E dunque, cari amici, se per Isolateatro la partita è persa perché continuare a fuggire, perché gettare via 25 anni del nostro teatro senza neppure l’onore delle armi. Forse è giunto il momento di fare chiarezza sino in fondo, forse è necessario capire esattamente quali sono stati i percorsi e le strategie obbligate per giungere ogni anno alla presentazione del cartellone degli spettacoli e dover fare i conti con un’amministrazione pubblica distratta, ritardataria e spesso faziosa. O forse non gliene frega niente a nessuno, noi di Isolateatro, per esempio, ne siamo la prova evidente: l’ascesa in quel di Quartu Sant’Elena e, come per un sortilegio oscuro e impenetrabile, l’improvvisa caduta.
Pertanto, tutti gli incartamenti delle attività amministrative e di spettacolo sono depositati presso la sede di Isolateatro a Quartu Sant’Elena a disposizione delle autorità politiche, legali e degli eventuali aventi diritto. Se saremmo stati furfanti e cialtroni pagheremo la nostra colpa, altrimenti qualcuno dovrà farci capire per quale motivo non possiamo riprendere il nostro lavoro con dignitosa serenità.
Il primo atto di questa pacifica commedia è già operativo dal 10 novembre 2002 con l’occupazione di Isolateatro (abusivi in casa propria); il direttore artistico Gaetano Marino (principale imputato della vicenda), non avendo più né un lavoro né un luogo dove abitare, ha deciso di vivere e operare all’interno dello stabile di Isolateatro. E lo farà fino al chiarimento definitivo dell’incresciosa vicenda, avviando una serie di iniziative culturali di spettacolo auto-finanziate e auto-gestite con il contributo di tutti gli amici e colleghi che vorranno sostenere la pacifica commedia.
Isolateatro
Gaetano Marino