| L'UNIONE SARDA 30.11.2002 Rassegne. Lo spettacolo di Gaetano Marino allIsolateatro Gonaria, una santa e uno spot Si comincia con una rissa in spagnolo e si finisce con uno spot. Nel mezzo cè la storia di Gonaria, la zia che «sapeva tutto di Dio, non sapeva nulla della vita». Non è un pastiche Gonaria: sogno, ma forse no, in scena nei giorni scorsi allIsolateatro di Quartu, ma certo è un modo spericolato di inquadrare la figura del Giorno del giudizio di Satta. Spericolato, coraggioso, anticonvenzionale. La sensazione generale, dopo 45 minuti, è quella di un complesso spettacolo multimediale senza mezzi. Uniche risorse, portate allestremo, i suoni, i rumori, i movimenti. E brandelli di luce che esplodono nel buio. Una visione del teatro che sembra impazzita, o semplicemente insofferente ai linguaggi stantii. Gaetano Marino, il regista, cerca da tempo unaltra comunicazione nelleffimero teatrale: Sconcert, Il gioco del mondo e già Bellas Mariposas, per elencare qualche titolo. Una progressiva eliminazione di schemi che riprende, dopo un paio di anni di assenza e qualche esperienza in Spagna. Si spiega anche così lesordio in madrileno: un frammento per sottolineare lesilio più o meno volontario del teatrante. Poi Gonaria. La storia della vergine per assoluta vocazione cè tutta: la convivenza drammatica con le sorelle, la devozione per il fratello Ciriaco che diventa canonico, la morte di Ciriaco che provoca la morte di Dio, lultimo viaggio di Gonaria. Marino però rompe lo specchio: i frammenti sono sempre quelli, il disegno è nuovo. E tra un pezzo e laltro irrompono intuizioni, fantasia, improvvisazione. Uno scontro dauto, per esempio, rappresenta la rottura del rapporto Gonaria-Dio. Ciò che si perde in unità si guadagna in spettacolarità, anche perché il regista non rinuncia alle suggestioni istintive, ai dettagli colti in strada. A proiettare gli attori (Alessandra Casu, Francesca Lai, Elena Morando, Roberta Perra, Mattia Piano e Carla Tinti) in una danza incessante. E la parolaccia, il rumore, la contaminazione, spezzano il legame passivo tra attori e spettatori. Un gioco spesso sbarazzino e spesso liberatorio, divertente e drammatico, che ha bisogno di complici: le musiche di Bach, ma soprattutto i suoni-effetti di Simon Balestrazzi. Inquietudini, cesure, stridori: la storia di Gonaria, storia di enormi strappi esistenziali, si racconta anche così. Tenendo presente che il teatro è altro rispetto al romanzo: ha altri autori, altre epoche, altri rapporti. Esige fedeltà allo spirito, non alla forma. Gonaria è una figlia innamorata di Dio, ma nellepoca contemporanea può diventare anche una maga professionista e quindi pubblicità. Cè spazio oggi per la Gonaria originale? Roberto Cossu |