| L'UNIONE SARDA,pagina spettacoli 15.04.2003 Prime Teatro La donna di polistirolo, parole e musica in scena allIsolateatro di Quartu Le cinque notti di un uomo fatuo Gaetano Marino: variazioni sullanti-eroe di Mordecai Richler Barney Panofsky è relativista e birichino. Gioca con la vita, e pure col lettore. Perché allora non giocare con lui, e pure con lo spettatore? La versione di Mordecai Richler, per qualità e (un po) per vezzo intellettuale, ha affascinato lItalia che legge: ha fulminato anche Gaetano Marino, teatrante con parecchi intoppi professionali, che sul romanzo - molto liberamente - ha costruito un bricolage musical-scenico, La donna di polistirolo, fino a giovedì allIsolateatro di Quartu. Gioco a oltranza e a incastri: pian piano si forma una collettiva letteraria, una moltitudine di voci e reminiscenze, un concerto. E in mezzo, fatuo, innamorato, solo, sconfitto, il vecchio Barney, quarantenne mai splendido. Più simile al Krupp di Beckett che allimpenitente di Richler. Marino continua a scomporre e ricomporre. Il gioco è quello: unidea di partenza, magari il piacere di una lettura, e sullidea, buttato apparentemente a caso, il materiale della memoria. Finché lintuizione del teatrante non dice che è nata una storia. Nascita complicata, in una casetta dei quartieri artistici più poveri: qualche abito riciclato, molte pile, il buio - cioè lassenza di corrente elettrica - come dimensione permanente. Arrivasse qualche euro in più nelle casse della compagnia, la fantasia (notevole) non sarebbe sola. E non sorgerebbe il dubbio di una scelta obbligata o voluta. Anche perché non sempre si trova una colonna sonora - firmata in questo caso da Simone Balestrazzi e Mario Massa - che salda tutto, accende la luce, tende i muscoli della vicenda, fa vibrare i sensi del protagonista e dello spettatore. Ma la storia cè? Sì, è quella del quarantenne. Che si chiama Sky e ha un amico che si chiama Panof. Leroe di Richler si sdoppia, almeno nominalmente. Anzi no, non esiste né luno né laltro. Esiste un quarantenne qualsiasi, abbarbicato a una scrivania e ai ritagli della sua vita. Stila un bilancio, che mette in conto gli errori, laccettazione delle debolezze, un amore che poteva essere grande, il sogno della morte. Tutto in cinque notti, tra ricordi che si materializzano per un attimo. Come la donna che si dibatte in una finestrella, la donna reale diventata polistirolo. Surrogato, come è sempre stato lui, il quarantenne. Che vive le parole, e gli inferni, di Camus, di Rimbaud, del Pornografo di John McGahern. Che ha visto la vita scappare e si lascia ora decapitare dalle ombre. Che, nella filastrocca finale, vorrebbe uscire da un buchino, aiutato da un angioletto o da un diavoletto. Per riposare. Roberto Cossu |