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L’UNIONE SARDA, PAGINA SPETTACOLI
08.09.2005
Teatro
Omaggio di Marino a Cagliari
Poesia e violenza nella sinfonia urbana
di Sergio Atzeni


Non ci vuole molto per interpretare - e restituire - il paesaggio metropolitano di Bellas Mariposas. Apparentemente. Bastano una sedia e un aggeggio elettronico che sparge suoni, parole e rumori. Sulla sedia è appollaiato Gaetano Marino: occhiali neri, gesti da dj, dà voce e ritmo a tutte le voci del libro di Sergio Atzeni. Fra tanti appuntamenti, e troppi discorsi, omaggio teatrale senza svolazzi al Centro sociale (affollatissimo) di via Carpaccio, a Cagliari. E senza sospetti: Marino lavora da tempo sull' opera più dirompente di Atzeni. Per chi non ha mai visto lo spettacolo, è una sorpresa. Per chi lo ha già visto, una conferma. Per tutti, la possibilità di guardare il romanzo da un'altra angolazione. Di capirne la molteplicità di suoni. E di sensi.
Le tirate nervose, brutali, e improvvisamente distese, dell'attore-regista sembrano scavare con furia nel testo, alla ricerca delle ragioni prime. La malinconia rimane appartata, straripa il disagio cittadino, di una città raccontata (da altri) sul filo della farsa e di una bonacciona benevolenza. Qui c'è la forza della rabbia. La faccia dura del degrado. E non a caso, sulle musiche dello stesso Marino, di Simone Balestrazzi e Alessandro Olla, il viaggio di una giornata di Caterina e Luna è soprattutto a tempo di rap. Percussioni e accensioni, nevrosi narrativa e notturna. Ma ci sono anche Satie e altro: il chiasso di Cagliari, delle sue strade, delle sue macchine, del suo dialetto. Dei suoi nuovi miti raccattati in tv o nei fotoromanzi. È una sinfonia urbana, vicina, vicinissima agli ambienti repellenti e sporchi di Irvine Welsh. Dove però Marino, che ha capito fino in fondo lo spirito di Atzeni, sfila dolorosamente la poesia dalle macerie della miseria quotidiana. Come insegnerebbe Pasolini. Come impone lo scrittore sardo.
La messinscena regge (eccome) gli anni. Come regge, ed è ancora più sorprendente, la versione del
Figlio di Bakunìn. Che pure è nata nel 1996. Frammenti, per affidare l'ombra di Tullio Saba ai ricordi delle donne che lo hanno conosciuto, amato, disprezzato. Qui Marino resta sullo sfondo, la luce delle candele è soprattutto per Roberta Perra, Caterina Scalas e Lilli Fois. Un paese minerario in miniatura, un chiacchiericcio che non si sa come possa raggiungere la verità, e ancora una poesia sofferente, striata di umorismo. E di fatalismo. Brave, intense, le tre attrici. Ed è un peccato, oltre il Bakunìn, non vederle in scena più spesso.
Roberto Cossu