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Il siottino Sergio Atzeni nel ricordo degli ex compagni

la Nuova Sardegna — 19 dicembre 2005 pagina 19 sezione: NAZIONALE
CAGLIARI. Dedicato a Sergio Atzeni. Allo scrittore cagliaritano scomparso prematuramente dieci anni fa. Tra giovedì e venerdì gli studenti del Liceo «Siotto Pintor» hanno voluto rendere omaggio alla memoria di un ex siottino in «Sergio Atzeni: uno di noi», convegno corredato da momenti spettacolari che per un incredibile gioco del destino si è tenuto all’interno dell’edificio di viale Trento dove procede da giorni una singolare esperienza di autogestione. Un’esperienza che ha qualche punto di contatto con quella dell’occupazione d’Istituto che quell’ex studente illustre descrisse in modo esemplare nel racconto «Campane e cani bagnati». Erano gli anni del Sessantotto cagliaritano e gli studenti d’allora iniziavano a combattere una battaglia contro l’autoritarismo accademico e il nozionismo sperimentando anche originali momenti di pratica politica. A raccontare quel periodo, cercando di fotografare anche un pezzo di storia della nostra città e del loro istituto - che è sempre stato all’avanguardia nelle lotte studentesche cagliaritane - agli studenti partecipanti ai diversi laboratori di studio del progetto dedicato allo scrittore (e coordinato da Donatella Ferrara e Maria Francesca Tocco) sono stati alcuni amici coetanei dello scrittore. Naturalmente tutti e tre “siottini”: l’editore Giovanni Manca, l’operatore culturale e direttore artistico di Jazz in Sardegna Massimo Palmas e il giornalista Walter Porcedda. Dalla voce dei tre, introdotti dal preside Francesco Floris, il ricordo di quelle esperienze e amicizie, e qualche anedotto privato. All’incontro, presente Rosanna Copez, moglie di Atzeni, sono intervenuti anche la studiosa Gigliola Sulis e il teatrante Gaetano Marino che hanno presentato l’attività dei laboratori letterari e teatrali. Davvero riuscito ed emozionante l’allestimento - sotto la precisa direzione dello stesso Marino - di «Campane e cani bagnati» che ha coinvolto sedici studenti nelle vesti di attori (un ruolo assolto in maniera egregia). Allestimento scarno ed essenziale, ma di presa immediata che in parallelo alle vicende rievocate dal racconto (con il grido di rivolta «Siotto!» urlato dagli studenti di allora in corteo), portava alla memoria proprio quegli anni di protesta e contestazione con una colonna sonora di bella intensità (dai Rolling Stones a Miles Davis). Venerdì l’ultimo atto, la proiezione all’Odissea del film «Il figlio di Bakunin» alla presenza del regista Gianfranco Cabiddu.