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Unica – news. Novembre 2005
Bimestrale università degli studi di Cagliari

Nanni Loy a dieci anni dalla scomparsa
Celebrato il grande cineasta sardo. Parla Giancarlo Nonnoi

Con la proiezione di un documentario in prima visione regionale, il ricordo di esperti del cinema e le testimonianze affettuose di celebri colleghi, l'Ersu e la regione Sardegna hanno celebrato lo scorso ottobre il decennale della scomparsa di Nanni Loy, il grande cineasta sardo, ricordato soprattutto per le gag dello "Specchio segreto", ma anche autore di film memorabili quali "Detenuto in attesa di giudizio", "Mi manda Picone" e "Le quattro giornate di Napoli" che gli valse una nomination all'Oscar. L’iniziativa è stata ospitata nel teatro dell'Ersu dedicata al regista, arricchita per l'occasione da gigantografie, tra le altre, di Daniela Zedda. Ai saluti delle autorità, tra cui il presidente dell'Ersu Christian Solinas, il rettore Pasquale Mistretta e l’assessore regionale alla Pubblica Istruzione Elisabetta Pilia, è seguito il racconto. Quello del film documentario "Nanni Loy. Regista per caso" diretto da Carmen Giordano e Stefano Porru, dove il profilo del regista e del Loy privato è affidato alle mogli, ai figli, ai colleghi. Ma anche quello del giornalista Rai Enrico Magrelli e dagli amici Mario Monicelli, Citto Maselli e Alessandro Haber, presenti in collegamento telefonico. E ancora dall'attore cagliaritano Gaetano Marino che ha letto brani tratti da saggi ed interviste. I lavori sono stati coordinati da Giancarlo Nonnoi, docente di Storia della filosofia e componente del CdA dell'Ersu, al quale abbiamo rivolto alcune domande.

Professor Nonnoi, perché questa iniziativa?
Innanzitutto perché Nanni Loy è stato un cineasta dalla filmografia quantitativamente non ricchissima ma di valore indiscutibile. Poi perché penso che Cagliari abbia un debito nei confronti di questo suo cittadino, un bell'esempio di cagliaritanità che ha saputo esprimersi al di fuori del suo contesto facendosi portatore di valori universali. Infine perché fu un maestro di arte cinematografica ma soprattutto, un modello di vita professionale.

Come si esprimeva questo modello?
Loy faceva parte della seconda generazione del cinema impegnato socialmente. Era interessato a rappresentare l’Italia così come era, ma allo stesso tempo fu l'ultimo dei neo-realisti e un precursore della commedia all'italiana. I suoi titoli sono permeati di una qualità basata sulla lentezza di una carriera che si costruisce innanzitutto sul lavoro artigianale e sul lavoro come creazione collettiva dove, contro ogni forma di divismo, conta l'apporto di tutti i professionisti. E ancora sui valori della democrazia, primo fra tutti quello della solidarietà.

Un Nanni Loy filosofo dunque?
Io penso di sì. In questo senso vorrei citare una frase che ben esprime la sua filosofia: ''A me interessa fare dei film attraverso i quali si denunci la carenza di certi valori della società .italiana di oggi; la carenza di valori come la solidarietà, la comprensione, lo spirito di sacrificio, l'altruismo, quei valori che si possono definire civici o anche nazionali nel senso di una mutua comprensione e di una stretta unione spirituale fra i membri di una stessa società nazionale".
Cristina Aresu