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L'UNIONE SARDA - CULTURA
05.12.06

pagina spettacoli

Anna Cappelli, annibale Ruccello, Cagliari, Teatro Nanni Loy.
con Monica Serra, regia di Gaetano Marino

Dialogo con la coscienza di una piccola eroina

Lontano da ostentati patetismi e facili auto commiserazioni. Anna Cappelli visto da Gaetano Marino è un monologo capace di rendere ipnotico e ossessivo l’immaginario dialogo della protagonista. La scena è tutta per l’attrice Monica Serra (nei giorni scorsi al Cineteatro Nanni Loy), capace di regalare un interpretazione asciutta al testo: «La parola e la voce è ciò che più mi piace del teatro, poi viene il movimento e la gestualità», spiega.
Per la rassegna "Verso il Teatro", Marino ha scelto di affrontare Annibale Ruccello, considerato la voce della nuova drammaturgia napoletana, morto a soli 30 anni nel 1986. Anna Cappelli è l'immaginario dialogo con se stessa della protagonista, donna comune e allo stesso tempo maschera tragica che ripercorre, come una via crucis, la sua vita familiare, lavorativa e sentimentale.

Accomunata da un senso spietato di alienazione, sradicamento e profonda solitudine, che lentamente la condurrà dentro un irreversibile baratro di onirica e grottesca follia, con un tragico e inaspettato epilogo.
«Ruccello parte da personaggi banali e comuni e da lì trae capolavori di vita quotidiana lavorando su un minimalismo dialettico», spiega Marino. «Anna Cappelli è un'antieroina. Il suo dialogare con la parte più profonda di se rende il monologo comico-noir velato di tragico. E stata una scommessa non facile portarlo in scena, non avevo mai fatto un lavoro cosi minimale, è un'opera che si guarda con le orecchie, è il suono delle parole che conta, il suo evitare il patetico. Il teatro vive d'altra parte un momento di transito, si sente la necessità di tornare alla dimensione dell'attore, un nuovo necessario medioevo che porterà poi alla rinascita».
Rosangela Erittu