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Il Giornale di Sardegna, 2 ottobre 2008

Teatro Civico
Condanna e morte di un filosofo in “Voi che sapete”, per la regia di Gaetano Marino.
Gianluca Medas è protagonista della condanna e morte di Socrate
Di Anna Brotzu

La città divora i suoi figli. Nell’Atene del IV secolo a. C. si celebra il processo contro Socrate, accusato di non rispettare le antiche divinità e soprattutto di corrompere le menti dei giovani, in un confronto drammatico tra il filosofo innamorato della verità e i suoi nemici che culminerà in un infausto verdetto. A rievocare i momenti cruciali del dibattimento e la limpida e provocatoria autodifesa del filosofo stasera alle 21 al Teatro Civico di Castello a Cagliari sarà Gianluca Medas, protagonista con Fabio Guggeri di Voi che sapete. Condanna e morte di Socrate, per la regia di Gaetano Marino, che suggellerà la rassegna “Parole nel Tempo”. Uno spettacolo sui generis che si affida al fascino della scrittura di Platone, attento seppur accorato cronista degli ultimi giorni del suo maestro nel “Fedone” come nell’“Apologia”, magnificamente tradotti da Patrizia Mureddu, per ricostruire idealmente grazie alla fantasia degli spettatori uno dei “molti tribunali messi in piedi per impedire ad un cervello di pensare”. La mise en scène è di «una moderna “agorà” in cui io sono Socrate» dice l’attore e regista Gianluca Medas, Incarno la grande umanità di quest’ateniese non bello (Platone lo paragona a un satiro) non ricco, ma capace d’incatenare gli ascoltatori con la forza delle sue parole e la profondità del suo pensiero. Risponde alle accuse tendenziose di quanti temevano le sue rivelazioni, frutto di acute indagini che mettevano alla berlina il falso e superficiale sapere di artisti e poeti e le tecniche degli oratori, concedendosi il gusto dell’ironia». Continua l'attore «I suoi discorsi si rivolgono direttamente alla gente, senza abbellimenti né trucchi, cercano di persuaderla costringendola a ragionare. In fondo Socrate è un custode dell’oralità, e la regia di Gaetano Marino ha messo in risalto le mie qualità di narratore: lontano da ricercatezze e tentazioni retoriche, con semplicità e immediatezza il filosofo racconta, spiega, confuta e chiarisce, senza rinunciare alla verità». Pur nella fedeltà al testo, che è insieme una denuncia dei mali della città e delle debolezze dei suoi abitanti e una affermazione di valori fondamentali, dal perseguimento della virtù al rispetto delle leggi anche a costo della vita, fino alla provocatoria richiesta di esser mantenuto a spese del pritaneo come pena adeguata alle sue colpe, l’attore e regista si concederà la libertà necessaria a trasportarlo, attraverso coloriture e accenti, nella dimensione della quotidianità. Nessun problema quanto all’attualità: «Socrate è l’uomo più moderno del mondo» sottolinea Medas «ha combattuto valorosamente per il suo popolo in anni difficili, e ora cerca di educarlo, insegnandogli a pensare, e fino all’ultimo lotterà per i suoi principi. Loda i suoi accusatori, si dice quasi persuaso dall’orazione di Meleto, tanto da non riconoscer più se stesso, descritto come abile parlatore, ma fa appello al logos per dimostrare l’infondatezza delle colpe attribuitegli: né empio, né istigatore dei giovani contro lo stato, accetterà la condanna (preferendola all’esilio e alla prigionia) per non infrangere la legge, e del resto il saggio non teme la morte». E conclude: «Così si accomiaterà dai giudici e dagli ateniesi: “è giunta, ormai, l’ora di andare, io a morire, voi a vivere. Chi di noi vada a miglior sorte, nessuno lo sa, tranne dio”». Ingresso libero.