| LA NUOVA SARDEGNA, CULTURA SPETTACOLI 26.04.95 DELITTI ESEMPLARI A ISOLATEATRO HUMOR NERO E OMICIDI PER GIOCO QUARTU Delitto e gioco a teatro, «esercizi di stile» sulla formula del racconto-lampo con omicidio finale. Se uccidere è come bere un bicchiere d'acqua sulla scena si gioca il contrasto fra ripetitività del modulo di variazione sul tema: con queste premesse, un testo decisamente non teatrale, come «Delitti esemplari» di Max Aub, si può rivelare stimolante occasione, per sfidare con leggerezza l'assenza di un rigido copione. Così all'Isolateatro di Quartu, dove ha debuttato questi giorni, è nata la riuscita trasposizione teatrale di «Delitti esemplari» per la regia di Gaetano Marino, con i giovani ed efficaci Claudia Cicalò, Fabio Marceddu e Massimo Zordan. Lo scrittore Max Aub di origine tedesca ma spagnolo di adozione (ha vissuto in Spagna e in Messico dove è morto nel1973) è poco conosciuto in Italia, anche se della sua vasta opera la Sellerio ha recentemente edito proprio i «Delitti esemplari». Lo spettacolo è una selezione di questa insolita raccolta di confessioni, lapidarie descrizioni di omicidi da manuale, una piccola antologia dell'humour nero, che per il medesimo gusto dell'irrisione e del rovesciamento, meriterebbe un posto nella omonima miscellanea di Andrea Breton. Con veloci flash, gli assassini rei confessi fotografano quel momento di estrema ribellione, sintesi di un rifiuto totale delle regole, in un repentino spostamento dal piano consueto e quotidiano dei rapporti umani. Follie da serial killer o lucido innalzarsi al potere di annichilimento dell'altro? «Un cadavere, anche se molle è un ottimo scalino per sentirsi più in alto». Semplicemente, estremo gesto di auto difesa, compiuto Impugnando una immaginaria arma del delitto davanti alla stupidità, alla mancanza di logica, contro quelle gabbie che sono i paradossi comportamentali degli uomini. Non è un caso che spesso il raptus omicida sia scatenato proprio dall'ambiguità del linguaggio («Meglio morta. E l'unica cosa che desideravo era darle soddisfazione!»), dai mille soprusi quotidiani (Russava, «aveva il juboxe acceso tutto il giorno», Mi bruciò con la sigaretta, parlava parlava parlava), o per piccole idiosincrasie personali (Odio i brufoli, era idiota, perfido scemo...). Tra le giustificazioni domina l'impossibilità di reagire nella maniera più ovvia, ribadendo le proprie ragioni. Invece, con semplicità, si uccide: per un difetto di comunicazione, per non essere scortesi; paradossalmente per educazione, dunque. Nella lettura il cortocircuito tra futilità della causa ed enormità della reazione crea la scintilla comica. In scena.. a scatenare il meccanismo del riso, amplificando l'effetto-battuta, è l'interpretazione degli attori, che spesso riescono a dare vita a personaggi di incisiva intensità. Altre volte è la concatenazione dei monologhi-lampo - per alcuni basta una sola frase a risolversi con piccoli tocchi registici, anche se non tutti altrettanto felici, in evocazioni sceniche più complesse. Oggi alle 17 Gaetano Marino e gli attori del Canovaccio incontreranno il pubblico nell'aula 6 di Magistero. Roberta Sanna |