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Vita e opere di Aristofane.
La vita
Aristofane nasce nel demo attico di Citadene intorno al 445 a.C.. Le poche
notizie sulla sua vita ci provengono direttamente dalle sue commedie. Secondo quanto lui
stesso afferma negli Acarnesi, sembra che abbia avuto possedimenti
nellisola di Egina. Questa notizia e laltra, inconsistente, relativa ad un
processo intentatogli da Cleone per usurpazione di titolo di cittadino, crearono dubbi sul
suo luogo di nascita. Ebbe sicuramente una cultura vasta e raffinata. Nonostante la
passione politica, che traspare dalle commedie, il poeta non prese mai parte attiva alla
vita politica ateniese.
Nel tempo in cui scrisse Aristofane i poeti comici godevano della più assoluta libertà
di parola e se pure qualche processo era loro intentato, se la cavavano sempre bene. Poi
questa libertà di parola fu ridotta; Aristofane probabilmente subì un processo, dal
quale fu assolto, e capì che i tempi stavano cambiando. Da allora più che di singole
persone, parla di tutta la situazione politica. Oltre a quella politica, egli fa anche
satira culturale, prendendo di mira soprattutto i sofisti (con Socrate confuso per uno di
loro) ed Euripide.
Aristofane morì verso il 384 a.C..
Le opere
Aristofane fu un commediografo molto fecondo. Scrisse commedie che affrontavano
vari argomenti (politica, educazione, cultura). Nella biblioteca di Alessandria erano
conservate 44 sue commedie (di cui quattro ritenute spurie ed attribuite ad Archippo); di
queste ne sono state conservate 11 intere: Gli Acarnesi, Cavalieri, Le Nuvole, Le Vespe,
La Pace, Gli Uccelli, Lisistrata, La Festa delle donne (Tesmoforiazuse), Le Rane, Le Donne
a Parlamento (Ecclesiazuse) e Pluto, mentre delle altre, oltre i titoli, abbiamo solo
qualche migliaio di frammenti.
Aristofane esordisce giovanissimo alle gare Lenee del 427 con i Banchettanti
ed ottiene il secondo premio. In questa commedia, presentata sotto il nome del maestro del
coro Callistrato e andata perduta, lautore affronta i problemi delleducazione.
Con i Babilonesi, presentata lanno successivo ed anchessa perduta,
il poeta prende posizione contro la politica del potente demagogo Cleone, attirandosi
lostilità di quello e forse anche unazione giudiziaria, dalla quale
probabilmente fu assolto. Con Gli Acarnesi, la prima delle commedie
pervenuteci, Aristofane inizia anche la sua battaglia culturale contro il partito della
guerra e del militarismo attraverso la vicenda di Diceapoli, un contadino attico che
conclude da solo una pace separata con leterna nemica Sparta. Con questa commedia
ottiene anche il primo posto nelle feste Lenee del 425, superando i due maggiori
commediografi del tempo: il famoso Cratino ed il contemporaneo Eupoli. Lanno
successivo (424 a.C.), con i Cavalieri (ancora primo premio alle Lenee), il poeta sferra
un rovente attacco contro Cleone, sostenitore della guerra, affrontando direttamente la
questione del potere politico. Le Nuvole, del 423, è una satira della nuova filosofia e
dei nuovi metodi di educazione; Aristofane attacca i sofisti e Socrate, confuso per uno di
loro. La commedia, rappresentata alle Feste Dionisie, non ebbe il successo sperato e il
poeta la rimaneggiò in vista di una replica che non avvenne mai. A noi, però, è giunta
proprio questa seconda stesura e non la versione originale andata in scena. Il Proagone
(primo premio alle Lenee), andata perduta, forse era di argomento letterario e fu
presentata nel 422, nello stesso anno delle Vespe, che invece era una critica al sistema
giudiziario vigente ed una parodia della passione tipicamente ateniese per le liti
giudiziarie.
Con La Pace, rappresentata nel 421, Aristofane esorta le città del Peloponneso a deporre
gli antichi odi e le vecchie inimicizie ed a scegliere la concordia. Si narra del viaggio
di un contadino, Trigeo, che libera la Pace imprigionata in una grotta.
Dopo questa commedia cè un lungo silenzio, fino al 414 quando Aristofane
rappresenta due commedie: lAnfiariao, andata perduta, e gli Uccelli (secondo premio
alle Dionisie), dove si ricostruisce limmagine di un fantastico regno degli uccelli
fondato da due ateniesi che riescono a sostituirsi agli dei nel governo del mondo.
Anche nel 411 sono rappresentate due sue commedie, entrambe con protagoniste le donne. La
Lisistrata (forse scritta nel 412) è lultima grande commedia sulla pace e la
maggiore testimonianza riguardante il problema del riscatto femminile: nella Grecia,
distrutta e logorata dalla guerra, le donne ricattano gli uomini attuando lo sciopero
delle prestazioni sessuali. Anche ne La festa delle donne (Tesmoforiazuse), rappresentata
nelle grandi Dionisie del 411, Aristofane conferma il proprio interesse per i problemi
riguardanti lemancipazione femminile. Qui è preso di mira, come in altre occasioni,
il poeta tragico Euripide, accusato di misoginia e che tante volte aveva messo in scena
laspetto peggiore delle donne.
Prendendo spunto dalla morte di Euripide avvenuta nel 406, Aristofane affronta ancora il
problema della politicità della cultura con le Rane, rappresentate sotto il nome di
Filonide, ottenendo ancora una volta il primo premio alle Lenee del 405. Dioniso, sceso
nellAde per riportare in vita Euripide, cambia idea e gli preferisce Eschilo per la
sua tempra di poeta civile. Grazie al successo ottenuto con questa commedia, Aristofane è
insignito dellolivo sacro quale cittadino benemerito e riceve lonore, caso
unico nella storia della commedia attica, di una seconda rappresentazione nelle successive
Dionisie.
Partendo dalle tematiche della Lisistrata, nellEcclesiazuse (Le donne al
Parlamento), rappresentata nelle Lenee del 392, sotto larcontato di Demostrato, si
sviluppa lipotesi di un potere nelle mani delle donne, che si realizzerebbe
nellabolizione della proprietà privata, anche e soprattutto, sessuale. Il poeta
avverte il tramonto del suo mondo politico e sociale e stenta ad arrendersi alla nuova
realtà; forse nelle donne vede lultima garanzia di conservatorismo. Il tono del
poeta ora è cambiato forse proprio a causa della nuova situazione politica ateniese,
dellalternanza di vittorie e sconfitte, della stanchezza per i tanti disastri ancora
vivi e sentiti nel 392. Aristofane sembra aver perso il mordente che lo caratterizza e non
riesce a sfruttare al meglio situazioni e personaggi che pure erano degni di migliore
fortuna: anche il riso che suscita non è quello scrosciante di sempre.
Nellultima commedia pervenutaci, il Pluto del 388, il poeta sogna unutopica
ridistribuzione della ricchezza secondo canoni etici. Nella commedia, infatti, a Pluto,
dio della ricchezza e che da cieco arricchiva spesso e volentieri i malvagi, è restituita
la vista.
LEolosicone del 385 è lultima commedia di cui abbiamo notizia e fu
rappresentata sotto il nome del figlio Araros.
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