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donne al potere

DONNE AL POTERE, Aristofane
con: Luisa Paola Bassu, Noemi Bertucelli, Carlotta Cocco, Daniela Cortis, Katia Massa, Michela Pau, Mattia Piano, Marianna Piras, Denise Salis, Francesca Sanna, Carlo Usai

organizzazione: Noemi Bertucelli
regia: Gaetano Marino

produzione
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presentazione

DONNE AL POTERE
di Aristofane

Presentazione
Anche quest'anno, parallelamente alla lettura di un testo teatrale antico nel corso di Letteratura Greca, si è sperimentata nella Facoltà di Lettere e Filosofia di Cagliari, un'attività di laboratorio teatrale.
In questa occasione, l'oggetto è costituito da Le donne all'assemblea di Aristofane. Nella commedia, scritta nel primo decennio del IV secolo a. Cristo, dopo la sconfitta di Atene nella guerra contro Sparta, ed il crollo del suo impero, nstancabilmente, Aristofane continua a prendere a oggetto del suo discorso teatrale la vita politica del suo paese, e i tempi della disperazione gli suggeriscono un paradosso estremo da indicare come via di salvezza: ribaltare il rapporto di potere da sempre stabilito tra i due sessi.
La trama è semplice ed efficace: le donne, rendendosi conto che gli uomini non sono in grado di risolvere i problemi della città, decidono di travestirsi con vesti maschili, occupare la maggioranza dei posti nell'assemblea popolare e votare un decreto che assegni a loro la gestione della cosa pubblica.
Conquistato così il potere, instaurano una forma di governo che prevede che tutti i beni vengano messi in comune, e verranno gestiti dalle donne secondo le necessità di ciascuno. Lo stato diventerà così una sola grande famiglia, in cui tutte le donne e tutti i figli apparterranno a tutti.
L'utopia così instaurata viene messa alla prova alla fine della commedia, e dà luogo ad una serie di scene da “vaudeville”; l'azione si conclude con un grande pranzo, a cui sono tutti invitati.
Già da questa breve descrizione si può capire la portata “filosofica” di questa invenzione aristofanea, alla cui base possono trovarsi alcune elaborazioni platoniche (Platone, nella sua città ideale, prevedeva la comunanza dei beni e delle donne per la classe dei “guerrieri”). Anche se l'impostazione generale è decisamente comica, non mancano, come si vede, spunti di riflessione e di grande attualità (il ruolo delle donne nella politica, la soluzione dei problemi sociali, il “comunismo”), che, proprio come si proponeva Aristofane, possono fare scaturire dal divertimento degli spettatori un serio e profondo dibattito.
La rielaborazione del testo è stata affidata ai ragazzi dell’associazione universitaria “Aula 39”, sotto la direzione del regista Gaetano Marino. Il risultato è la messa in scena frizzante di una commedia dai contenuti ancora attualissimi.
Patrizia Mureddu

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Vita e opere di Aristofane.

La vita
Aristofane nasce nel demo attico di Citadene intorno al 445 a.C.. Le poche notizie sulla sua vita ci provengono direttamente dalle sue commedie. Secondo quanto lui stesso afferma negli “Acarnesi”, sembra che abbia avuto possedimenti nell’isola di Egina. Questa notizia e l’altra, inconsistente, relativa ad un processo intentatogli da Cleone per usurpazione di titolo di cittadino, crearono dubbi sul suo luogo di nascita. Ebbe sicuramente una cultura vasta e raffinata. Nonostante la passione politica, che traspare dalle commedie, il poeta non prese mai parte attiva alla vita politica ateniese.
Nel tempo in cui scrisse Aristofane i poeti comici godevano della più assoluta libertà di parola e se pure qualche processo era loro intentato, se la cavavano sempre bene. Poi questa libertà di parola fu ridotta; Aristofane probabilmente subì un processo, dal quale fu assolto, e capì che i tempi stavano cambiando. Da allora più che di singole persone, parla di tutta la situazione politica. Oltre a quella politica, egli fa anche satira culturale, prendendo di mira soprattutto i sofisti (con Socrate confuso per uno di loro) ed Euripide.
Aristofane morì verso il 384 a.C..

Le opere
Aristofane fu un commediografo molto fecondo. Scrisse commedie che affrontavano vari argomenti (politica, educazione, cultura). Nella biblioteca di Alessandria erano conservate 44 sue commedie (di cui quattro ritenute spurie ed attribuite ad Archippo); di queste ne sono state conservate 11 intere: Gli Acarnesi, Cavalieri, Le Nuvole, Le Vespe, La Pace, Gli Uccelli, Lisistrata, La Festa delle donne (Tesmoforiazuse), Le Rane, Le Donne a Parlamento (Ecclesiazuse) e Pluto, mentre delle altre, oltre i titoli, abbiamo solo qualche migliaio di frammenti.
Aristofane esordisce giovanissimo alle gare Lenee del 427 con i “Banchettanti” ed ottiene il secondo premio. In questa commedia, presentata sotto il nome del maestro del coro Callistrato e andata perduta, l’autore affronta i problemi dell’educazione. Con i “Babilonesi”, presentata l’anno successivo ed anch’essa perduta, il poeta prende posizione contro la politica del potente demagogo Cleone, attirandosi l’ostilità di quello e forse anche un’azione giudiziaria, dalla quale probabilmente fu assolto. Con “Gli Acarnesi”, la prima delle commedie pervenuteci, Aristofane inizia anche la sua battaglia culturale contro il partito della guerra e del militarismo attraverso la vicenda di Diceapoli, un contadino attico che conclude da solo una pace separata con l’eterna nemica Sparta. Con questa commedia ottiene anche il primo posto nelle feste Lenee del 425, superando i due maggiori commediografi del tempo: il famoso Cratino ed il contemporaneo Eupoli. L’anno successivo (424 a.C.), con i Cavalieri (ancora primo premio alle Lenee), il poeta sferra un rovente attacco contro Cleone, sostenitore della guerra, affrontando direttamente la questione del potere politico. Le Nuvole, del 423, è una satira della nuova filosofia e dei nuovi metodi di educazione; Aristofane attacca i sofisti e Socrate, confuso per uno di loro. La commedia, rappresentata alle Feste Dionisie, non ebbe il successo sperato e il poeta la rimaneggiò in vista di una replica che non avvenne mai. A noi, però, è giunta proprio questa seconda stesura e non la versione originale andata in scena. Il Proagone (primo premio alle Lenee), andata perduta, forse era di argomento letterario e fu presentata nel 422, nello stesso anno delle Vespe, che invece era una critica al sistema giudiziario vigente ed una parodia della passione tipicamente ateniese per le liti giudiziarie.
Con La Pace, rappresentata nel 421, Aristofane esorta le città del Peloponneso a deporre gli antichi odi e le vecchie inimicizie ed a scegliere la concordia. Si narra del viaggio di un contadino, Trigeo, che libera la Pace imprigionata in una grotta.
Dopo questa commedia c’è un lungo silenzio, fino al 414 quando Aristofane rappresenta due commedie: l’Anfiariao, andata perduta, e gli Uccelli (secondo premio alle Dionisie), dove si ricostruisce l’immagine di un fantastico regno degli uccelli fondato da due ateniesi che riescono a sostituirsi agli dei nel governo del mondo.
Anche nel 411 sono rappresentate due sue commedie, entrambe con protagoniste le donne. La Lisistrata (forse scritta nel 412) è l’ultima grande commedia sulla pace e la maggiore testimonianza riguardante il problema del riscatto femminile: nella Grecia, distrutta e logorata dalla guerra, le donne ricattano gli uomini attuando lo sciopero delle prestazioni sessuali. Anche ne La festa delle donne (Tesmoforiazuse), rappresentata nelle grandi Dionisie del 411, Aristofane conferma il proprio interesse per i problemi riguardanti l’emancipazione femminile. Qui è preso di mira, come in altre occasioni, il poeta tragico Euripide, accusato di misoginia e che tante volte aveva messo in scena l’aspetto peggiore delle donne.
Prendendo spunto dalla morte di Euripide avvenuta nel 406, Aristofane affronta ancora il problema della politicità della cultura con le Rane, rappresentate sotto il nome di Filonide, ottenendo ancora una volta il primo premio alle Lenee del 405. Dioniso, sceso nell’Ade per riportare in vita Euripide, cambia idea e gli preferisce Eschilo per la sua tempra di poeta civile. Grazie al successo ottenuto con questa commedia, Aristofane è insignito dell’olivo sacro quale cittadino benemerito e riceve l’onore, caso unico nella storia della commedia attica, di una seconda rappresentazione nelle successive Dionisie.
Partendo dalle tematiche della Lisistrata, nell’Ecclesiazuse (Le donne al Parlamento), rappresentata nelle Lenee del 392, sotto l’arcontato di Demostrato, si sviluppa l’ipotesi di un potere nelle mani delle donne, che si realizzerebbe nell’abolizione della proprietà privata, anche e soprattutto, sessuale. Il poeta avverte il tramonto del suo mondo politico e sociale e stenta ad arrendersi alla nuova realtà; forse nelle donne vede l’ultima garanzia di conservatorismo. Il tono del poeta ora è cambiato forse proprio a causa della nuova situazione politica ateniese, dell’alternanza di vittorie e sconfitte, della stanchezza per i tanti disastri ancora vivi e sentiti nel 392. Aristofane sembra aver perso il mordente che lo caratterizza e non riesce a sfruttare al meglio situazioni e personaggi che pure erano degni di migliore fortuna: anche il riso che suscita non è quello scrosciante di sempre.
Nell’ultima commedia pervenutaci, il Pluto del 388, il poeta sogna un’utopica ridistribuzione della ricchezza secondo canoni etici. Nella commedia, infatti, a Pluto, dio della ricchezza e che da cieco arricchiva spesso e volentieri i malvagi, è restituita la vista.
L’Eolosicone del 385 è l’ultima commedia di cui abbiamo notizia e fu rappresentata sotto il nome del figlio Araros.

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