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spettacoli

locandina

recensione unione sarda: 03.04.97
recensione nuova sardegna: 03.04.97
recensione corriere di rimini: 03.07.97
recensione unione sarda: 04.06.98
recensione nuoro oggi: agosto 98

SPETTACOLO ANCORA IN DISTRIBUZIONE

BAKUNìN
da Sergio Atzeni

Bakunìn, tratto da Il figlio di Bakunìn, di Sergio Atzeni, adattamento e regia Gaetano Marino, produzione Isolateatro, con Lilli Fois - Roberta Perra - Caterina Scalas - musiche Giulio Caccini - (Beniamino Gigli) Alessandro Olla, voci fuori campo Eliseo Etzi - Federica Puddu, fotografie Daniela Zedda, produzione Isolateatro

E' fitto l'intrecciarsi di memorie sfumate nel tempo, in questo affresco disegnato da Sergio Atzeni, lo scrittore sardo recentemente scomparso. Chi è il protagonista assente Tullio Saba? Un anarchico, un capopopolo, un incantatore di folle? Ladro, assassino, ribelle, idealista, opportunista o forse solo un po’ matto? Le testimonianze, i racconti si incrociano nel chiacchiericcio del paese. Ognuno lo ricorda a modo suo evocando frammenti di un mondo scomparso(Guspini, le miniere, le lotte sindacali, gli scioperi).Chi egli realmente sia stato - un traditore o un eroe - non è dato saperlo.
Il figlio di Bakunìn di Sergio Atzeni. Il figlio di Bakunìn (1991) è un romanzo che, mostrando di voler definire la figura del protagonista, Tullio Saba, il figlio di Bakunìn, appunto, si interroga sulla verità, senza dare per scontato che esista, e sulla verità narrativa che esattamente consiste nella deformazione del vero. Chiamati a dire la loro su Tullio Saba sono una trentina di testimoni, uomini e donne appartenenti a vari strati sociali, che con differenti approcci interpretativi ricostruiscono la fisionomia di un individuo e, insieme, la storia di se stessi e del piccolo centro minerario in cui la vicenda si è svolta a partire dagli anni Trenta. Il gioco letterario, l’insieme dei trentadue brevi capitoli legati nello sviluppo dell’indagine condotta da un giovane intervistatore armato di Aiwa, prevede che le informazioni vengano filtrate attraverso punti di vista anche opposti, in maniera discontinua, quindi, e senza che mai venga raggiunta una certezza, neppure su dettagli universalmente giudicati obiettivi: "Forse qualcuno dei narratori ha mentito sapendo di mentire. O invece tutti hanno detto ciò che credono vero. Oppure magari hanno inventato particolari, qui e là, per un gusto nativo di abbellire le storie. O, ipotesi più probabile, sui fatti si deposita il velo della memoria, che lentamente distorce, trasforma, infavola, il narrare dei protagonisti non meno che i resoconti degli storici". Il figlio di Bakunìn è un viaggio nella memoria, in un mondo di ricordi non fissati in un momento storico lontano ma vivi ed attuali, espressi con rinnovata passione, con sentimento d’affetto o con forti toni polemici. Gli intervistati sono attori di un dramma che non potrà mai considerarsi concluso, perchè alla fine si scopre che il loro racconto non riguarda tanto la sorte di un singolo individuo quanto quella di una collettività che passa attraverso le svolte epocali del nostro tempo. E l’autore costringe quella comunità ad interrogarsi, non le consente di sfogliare nostalgicamente l’album ingiallito dei ricordi ma piuttosto pretende che sveli cosa siamo diventati, se mai lo sappiamo, crollati i miti e venuto meno il conforto delle ideologie. Per concludere che è impossibile sapere quale sia la verità, ammesso che la verità esista. Giuseppe Marci

Sergio Atzeni. (1952/1995) è giunto alla notorietà attraverso un apprendistato intenso e variamente articolato. Una precoce vocazione alla scrittura lo aveva spinto, ancora giovanissimo, verso l’attività giornalistica, inizialmente praticata a tutto campo (si era occupato di cronaca, di sport, di attività politica e sindacale) e progressivamente orientata verso il reportage culturale e la recensione libraria. Rileggendo i suoi articoli, che costituiscono il naturale retroterra della successiva attività di narratore, abbiamo modo di cogliere una vastità di interessi, uno sguardo curioso che si spinge nella direzione delle letterature (italiana, in primo luogo, ma anche nord e sudamericana, tedesca, francese, spagnola, con incursioni nell’ambito della classicità greca e latina), del cinema, del fumetto, della musica, degli studi antropologici e linguistici. Un lettore attento troverà traccia consistente di queste esperienze nella filigrana delle opere che cominciò a pubblicare dalla metà degli anni Settanta. Il testo teatrale Quel maggio 1906, Ballata per una rivolta cagliaritana è del 1977; nel 1981 vede la luce, tra i gialli Mondadori, Gli amori, le avventure e la morte di un elefante bianco, nel 1984 il racconto Araj dimoniu che rielabora un’antica fiaba sarda. Più vasta notorietà gli arride a partire dal 1986, quando pubblica, con la casa editrice Sellerio, l’Apologo del giudice bandito cui seguono Il figlio di Bakunìn (Sellerio, 1991) e Il quinto passo è l’addio (Mondadori, 1995). Postumi sono apparsi Passavamo sulla terra leggeri (Mondadori, 1996), Bellas Mariposas (Sellerio, 1996), Si... otto! (Condaghes, 1996). Attualmente è in corso di stampa una raccolta poetica la cui pubblicazione viene annunciata come imminente. Scrittore di forte tensione sperimentale, Atzeni elabora la struttura delle sue opere in un gioco di scomposizione della sequenza narrativa, in un processo sempre più deciso di frantumazione del testo che viene ridotto agli elementi essenziali, la parola, la sillaba. La ricerca di Sergio Atzeni ha per principale oggetto la lingua, l’intreccio delle lingue, l’italiano e il sardo che, nel conclusivo racconto intitolato Bellas Mariposas, coabitano sfidandosi, si fondono sfiorando l’uso gergale di un universo giovanile posto al margine della società, danno vita ad un impasto che non può lasciare indifferente il lettore.