Erodoto ebbe probabilmente, nella sua
giovinezza, la possibilità di ascoltare le storie delle guerre persiane da alcuni degli
alleati del Gran Re, dei quali faceva parte per esempio la regina Artemisia, anch'essa di
Alicarnasso, di cui si mostra grande ammiratore.
Giunto ad Atene, completò il quadro delle sue informazioni ascoltando in particolare i
personaggi più importanti dell'entourage di Pericle, la cui interpretazione dei fatti
riporta con grande rilievo.
Questa visione, per così dire, 'stereoscopica', gli permette di seguire lo svolgersi
degli gli eventi dalle due sponde dell'Egeo, con una posizione di equilibrio tra i
contendenti.
I Persiani perdono la guerra, a suo avviso, perché il loro sistema di governo -fondato
sul potere assoluto e quasi divino di uno solo - si rivela alla fin dei conti inferiore
all'ordinamento politico (oligarchico o democratico) dei Greci.
Perdono la guerra, perché i loro dèi non riescono ad evitare a Serse la giusta punizione
per la superbia che lo ha indotto a progettare azioni empie come il ponte sull'Ellesponto,
il giogo gettato sconsideratamente tra Europa ed Asia.
Ma i due popoli sono posti sullo stesso piano per quanto riguarda questioni di razza,
cultura, religione: e questo atteggiamento, lucidamente equilibrato, è forse il tratto
più sorprendentemente moderno del grande storico greco.
Patrizia Mureddu
Brevi notizie su Erodoto.
La colonia greca di Alicarnasso , dove Erodoto era nato, si trovava
nell'odierna Turchia; egli, perciò, per quanto greco, visse i primi anni della sua vita
molto vicino al mondo orientale, e soprattutto ai Persiani, sulle cui vicende appare
particolarmente informato. Quando era ancora un bambino, i Persiani, che avevano
conquistato gran parte dei popoli vicini, decisero di attaccare i Greci e furono sconfitti
rovinosamente a Salamina.
Nella Grecia dei suoi tempi, il concetto di 'sapiente' era ancora molto poco
specializzato, indicava chi faceva indagini geografiche, filosofiche, scientifiche,
insomma, chi studiava la natura nel senso più ampio del termine, ed è a questo sapiente
originario che il greco applicava il titolo di physikòs, che ora riguarda solo una
particolare branca del sapere. E poiché Erodoto fu il primo a fare una ricerca complessa
sui popoli conosciuti e sulle loro vicende, a questo tipo di indagini è stato applicato
quel nome, historìe, storia, che egli usò per definire la sua attività, e che in
origine significa soltanto 'ricerca'.
Viaggiò in tutto il mondo conosciuto di allora, che, tutt'intorno al Mediterraneo, si
estendeva a sud, oltre l'Egitto, nel cuore dell'Africa (che era chiamata Libia), ad est
verso l'Arabia e l'India, ad ovest oltre lo stretto di Gibilterra (le 'colonne d'Ercole'),
ed a nord verso la steppa siberiana (il mondo selvaggio degli Sciti). Dopo avere
acquistato un gran numero di conoscenze, si spostò per le città greche per fare
affollate conferenze, e guadagnare abbastanza da vivere bene. Giunto ad Atene nel periodo
in cui Pericle l'aveva resa straordinaria per cultura ed opere d'arte - ancora oggi ne
ammiriamo i resti, in particolare il Partenone, per la cui costruzione fu chiamato il
grande Fidia - se ne innamorò, e soprattutto fu un grande ammiratore dell'esperimento
politico che vi si stava compiendo: la democrazia. Progettò forse durante questo suo
soggiorno di scrivere la storia della sconfitta dei Persiani da parte dei Greci,
attribuendo ad Atene, secondo la propaganda periclea, un ruolo determinante nell'impresa.
Acquistato notevole prestigio negli ambienti politicamente più influenti, gli venne
affidato il compito di guidare un gruppo di coloni, provenienti da diverse città della
Grecia, nella fondazione della colonia panellenica di Turi, in Magna Grecia (nell'odierna
Calabria). E così, lui che era nato sulla sponda orientale del Mediterraneo, passò gli
ultimi anni della sua vita ad occidente; a Turi, probabilmente, si dedicò alla scrittura
delle sue Storie, che dovevano narrare soprattutto la grande guerra tra Greci e Persiani.
Ma per nostra fortuna, non rinunciò a riversarvi dentro tutta la sua grande esperienza di
viaggiatore insaziabile: e così abbiamo il privilegio, ascoltando le sue parole, di
assaporare ancora una volta con lui la scoperta di questo nostro mondo, che è diventato
ormai per noi così noto e così piccolo.