leonida

HP
Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di Filologia Classica, Glottologia,
Scienze Storiche dell'Antichità e del Medioevo
Sezione Greco

C'ERA UNA VOLTA UN RE
altre storie dalle "Storie" di Erodoto
con Gaetano Marino
adattamento di Patrizia Mureddu


 


presentazione


Erodoto ebbe probabilmente, nella sua giovinezza, la possibilità di ascoltare le storie delle guerre persiane da alcuni degli alleati del Gran Re, dei quali faceva parte per esempio la regina Artemisia, anch'essa di Alicarnasso, di cui si mostra grande ammiratore.
Giunto ad Atene, completò il quadro delle sue informazioni ascoltando in particolare i personaggi più importanti dell'entourage di Pericle, la cui interpretazione dei fatti riporta con grande rilievo.
Questa visione, per così dire, 'stereoscopica', gli permette di seguire lo svolgersi degli gli eventi dalle due sponde dell'Egeo, con una posizione di equilibrio tra i contendenti.
I Persiani perdono la guerra, a suo avviso, perché il loro sistema di governo -fondato sul potere assoluto e quasi divino di uno solo - si rivela alla fin dei conti inferiore all'ordinamento politico (oligarchico o democratico) dei Greci.
Perdono la guerra, perché i loro dèi non riescono ad evitare a Serse la giusta punizione per la superbia che lo ha indotto a progettare azioni empie come il ponte sull'Ellesponto, il giogo gettato sconsideratamente tra Europa ed Asia.
Ma i due popoli sono posti sullo stesso piano per quanto riguarda questioni di razza, cultura, religione: e questo atteggiamento, lucidamente equilibrato, è forse il tratto più sorprendentemente moderno del grande storico greco.
Patrizia Mureddu

 


Brevi notizie su Erodoto.


La colonia greca di Alicarnasso , dove Erodoto era nato, si trovava nell'odierna Turchia; egli, perciò, per quanto greco, visse i primi anni della sua vita molto vicino al mondo orientale, e soprattutto ai Persiani, sulle cui vicende appare particolarmente informato. Quando era ancora un bambino, i Persiani, che avevano conquistato gran parte dei popoli vicini, decisero di attaccare i Greci e furono sconfitti rovinosamente a Salamina.
Nella Grecia dei suoi tempi, il concetto di 'sapiente' era ancora molto poco specializzato, indicava chi faceva indagini geografiche, filosofiche, scientifiche, insomma, chi studiava la natura nel senso più ampio del termine, ed è a questo sapiente originario che il greco applicava il titolo di physikòs, che ora riguarda solo una particolare branca del sapere. E poiché Erodoto fu il primo a fare una ricerca complessa sui popoli conosciuti e sulle loro vicende, a questo tipo di indagini è stato applicato quel nome, historìe, storia, che egli usò per definire la sua attività, e che in origine significa soltanto 'ricerca'.
Viaggiò in tutto il mondo conosciuto di allora, che, tutt'intorno al Mediterraneo, si estendeva a sud, oltre l'Egitto, nel cuore dell'Africa (che era chiamata Libia), ad est verso l'Arabia e l'India, ad ovest oltre lo stretto di Gibilterra (le 'colonne d'Ercole'), ed a nord verso la steppa siberiana (il mondo selvaggio degli Sciti). Dopo avere acquistato un gran numero di conoscenze, si spostò per le città greche per fare affollate conferenze, e guadagnare abbastanza da vivere bene. Giunto ad Atene nel periodo in cui Pericle l'aveva resa straordinaria per cultura ed opere d'arte - ancora oggi ne ammiriamo i resti, in particolare il Partenone, per la cui costruzione fu chiamato il grande Fidia - se ne innamorò, e soprattutto fu un grande ammiratore dell'esperimento politico che vi si stava compiendo: la democrazia. Progettò forse durante questo suo soggiorno di scrivere la storia della sconfitta dei Persiani da parte dei Greci, attribuendo ad Atene, secondo la propaganda periclea, un ruolo determinante nell'impresa.
Acquistato notevole prestigio negli ambienti politicamente più influenti, gli venne affidato il compito di guidare un gruppo di coloni, provenienti da diverse città della Grecia, nella fondazione della colonia panellenica di Turi, in Magna Grecia (nell'odierna Calabria). E così, lui che era nato sulla sponda orientale del Mediterraneo, passò gli ultimi anni della sua vita ad occidente; a Turi, probabilmente, si dedicò alla scrittura delle sue Storie, che dovevano narrare soprattutto la grande guerra tra Greci e Persiani. Ma per nostra fortuna, non rinunciò a riversarvi dentro tutta la sua grande esperienza di viaggiatore insaziabile: e così abbiamo il privilegio, ascoltando le sue parole, di assaporare ancora una volta con lui la scoperta di questo nostro mondo, che è diventato ormai per noi così noto e così piccolo.

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