Oreste, dal mito alla follia
da Eshilo Euripide
. traduzione e adattamento: Patrizia Mureddu
. musiche: TAC, Simon Balestrazzi, Eno, Agf.3, Aram Khachaturian, Gyorgy Ligeti
. interpreti: Luisa Paola Bassu, Carlotta Cocco, Barbara Cadoni, Michela Pau, Katia Massa e Carlo
Usai
. musiche: Simon Balestrazzi, TAC, Eno, Agf.3, Aram Khachaturian, Gyorgy Ligeti;
. costumi: Maria Grazia Cappai;
. luci: Ermanno Atzeni
. regia: Gaetano Marino
regia di Gaetano Marino
(presentazione)
Nel mito greco arcaico di VIII e VII secolo, Oreste è lo strumento della punizione di
Clitemestra, la sposa assassina di Agamennone. Più tardi, la tragedia attica di V secolo
collocherà il suo gesto all'interno di una catena di delitti familiari, che rischia di
non avere più fine: Agamennone aveva ucciso la figlia Ifigenia per propiziare la
spedizione contro Troia, Clitemestra odia ed uccide Agamennone, Oreste, spinto ad agire
dallo stesso dio Apollo, vendica la morte di quest'ultimo macchiandosi di matricidio.
Eschilo ed Euripide interpretano diversamente il segmento del mito che deve dare conto
della successiva sorte di Oreste: per Eschilo, il giovane è materialmente perseguitato
dalle orribili Erinni, chiamate contro di lui dal sangue della madre, e potrà salvarsi
soltanto per l'intervento di Atena, che rompe l'ineluttabilità del succedersi di vendette
chiamando a giudicarlo un tribunale divino, da cui sarà assolto. Per Euripide, egli è
invece logorato dal tormento del rimorso, e preda di folli allucinazioni; esposto ad un
processo popolare, è condannato dalla folla a morire lapidato, e si salverà soltanto
grazie ad una criminale azione di forza. I due modi di intendere e rappresentare sulla
scena il mito segnano in modo quasi simbolico il cambiamento avvenuto nella società
ateniese di V secolo nell'arco di tempo che separa i due poeti: dalla religiosità
tradizionale di Eschilo, dalla sua convinta fede nella democrazia, al razionalismo
euripideo, che sostituisce all'azione diretta della divinità uno stato di patologica
allucinazione, e manifesta apertamente la sua sfiducia nei confronti di una giustizia
governata direttamente dal popolo.
torna su
|