PRESENTAZIONE
Gonaria: sogno, ma forse no
Con Alessandra Casu, Francesca Lai, Elena Morando, Roberta Perra, Mattia Piano e
Carla Tinti.
Musiche di Simon Balestrazzi - T.A.C. - J.S. Bach - Tom Waits.
Voci fuori campo di Carmelo Bene, Gaetano Marino, Elena Morando, Andrea Mura, Elisabetta
Vacca e Federica Puddu.
Assistente di scena Angela Bitti
Elaborazioni del suono, adattamento e scrittura scenica di Gaetano Marino
* In collaborazione con l'
Università degli studi di Cagliari, Dipartimento di Filologie e Letterature Moderne,
Ersu, Associazione Portales e il gruppo studentesco LambertoTeatro
Premessa
Scrive Salvatore Satta nel capitolo dedicato a Gonaria de Il giorno del giudizio:
La
difficoltà più grande che io trovo in questo ritorno al passato e quella di mantenere le
prospettive. E si capisce perché: ognuno di noi, anche se si limita a guardare in se
stesso, si vede nella fissità di un ritratto, non nella successione dell'esistenza. La
successione è una trasformazione continua, ed è impossibile cogliere e fermare gli
attimi di questa trasformazione. Sotto questo profilo, si può dubitare del nostro stesso
esistere, o la nostra realtà è solo nella morte. La storia e un museo delle cere.
Da qui parte la struttura narrativa della messa in scena dello spettacolo. Si comincia
quindi con il ricordo, o meglio, la necessità del ricordo. Quel tentativo, quasi senza
speranza, di ristabilire un contatto con il passato, viene affrontato dall'autore quando
oramai la propria memoria è stanca, ingarbugliata e il corpo afflitto da un male
"traditore"
bisogna che mi affretti alla fine, poiché poco e il tempo che
mi rimane. Una morte imminente e non prevista di certo, che ha scatenato nell'uomo Satta
la necessità immediata di fissare sulle pagine dattiloscritte la storia della propria
famiglia, e di quel ...nido di corvi abbandonato.
Gonaria: sogno, ma forse no
Tra i numerosi personaggi dipinti dallo scrittore emerge in ben quasi
due capitoli (12°-18°) la figura della mitica "zia" Gonaria. La santa non
santa viene descritta quale
Vergine per assoluta vocazione e ...innamorata di Dio.
Si tratta per il Satta di un grande atto d'amore (in verità tra i pochissimi del romanzo)
dedicato all'esilissima madrina che lo aveva tenuto a battesimo. L'avventura della zia
Gonaria si srotola in un susseguirsi di eventi
sospesi tra il sogno e la veglia. Il
fratello prete che
era un segno della Grazia, perché
Dio era venuto di
persona ad abitare nella sua casa, e l'attesa del cordone rosso che avrebbe ornato il
cappello del fratello prete fatto canonico
Gonaria attendeva quel giorno, perché un
canonico è più vicino a Dio. Ma è proprio quel Dio, che parecchi anni prima aveva già
provveduto alla rovina del padre e della famiglia
una volta venne un temporale che
durò tre giorni, in una terra dove non piove mai, a tradire Gonaria con la morte del
fratello appena nominato canonico. Insomma,
si sentì precipitare in un baratro: era
rimasta senza Dio, Dio era rimasto là dentro, in quel letto vuoto
cioè:
Dio
era morto. Ma Gonaria non si arrende perché sa che la sofferenza e il dolore sono le
"chiamate" del Signore, e
come in una suprema allucinazione vagola verso
la follia, o il nulla, in una notte di luna.
Andò così, per le strade spazzate del
sogno
Forse la testa le era caduta nel sonno. Ma il sogno e la realtà non
fanno differenza.
Gaetano Marino
Gonaria,
caccia all'assurdo
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