VOI CHE SAPETE
Condanna e morte di Socrate
con Gaetano Marino
produzione AULA39
Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di Filologia Classica, Glottologia,
Scienze Storiche dell'Antichità e del Medioevo
Sezione Greco
presentazione
Cittadino scomodo dell’antica polis ateniese, Socrate passava il tempo a ragionare con i suoi concittadini, mettendone in dubbio le ‘verità’ più comunemente accettate, e ponendo al centro della propria ricerca l’uomo, i suoi comportamenti, le sue scelte, le sue convinzioni.
Il successo che mostrava di riscuotere, soprattutto da parte dei giovani rampolli delle famiglie più illustri, gli attirò prima la diffidenza e il sospetto, ed infine l’ostilità di larghi settori della popolazione. Trascinato in tribunale con l’accusa (assai frequente in quei tempi) di non credere nelle divinità tradizionali della città, e di trasmettere ai giovani questo pericoloso insegnamento, nel 399 a. C. fu condannato a morte. Come era accaduto per altri pensatori, letterati o politici che erano stati in passato oggetto di una simile accusa, anche Socrate avrebbe potuto sottrarsi alla pena capitale con l’esilio. Scelse invece di accettare la sentenza e bevve la cicuta, consegnandosi con questo gesto ai posteri.
Quella che oggi leggiamo è l’autodifesa che gli mette in bocca Platone: un pezzo in cui una grande lucidità di analisi si intreccia con una forte intensità emotiva. Con essa, il discepolo più fedele volle consegnare alle generazioni future l'alta figura morale del Maestro scomparso.
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